La nostra vita durante lo “stato di allarme” non è quasi cambiata. Le uscite all’esterno sono state limitate esclusivamente all’acquisto di cibo e medicine che prendiamo ogni giorno.


La nostra vita durante lo “stato di allarme” non è quasi cambiata. Le uscite all’esterno sono state limitate esclusivamente all’acquisto di cibo e medicine che prendiamo ogni giorno.

Il cambiamento non è stato sostanziale, anche se abbiamo vissuto, pur con l’intensa offerta tecnologica di cui ci siamo avvalsi per la comunicazione (telefono, videochiamate, internet…), la solitudine e l’isolamento.

La pandemia ha cambiato un po’ le nostre vite come famiglia. Siamo stati separati da una prescrizione medica e mentre mio figlio Alberto (22 anni) è andato a casa nostra al paese, io sono rimasta a casa di mia madre (87 anni) nel centro di Madrid, sotto le sue cure.
Ogni settimana, un membro della Famiglia Vincenziana condividerà con noi una parte della sua esperienza di questi ultimi mesi. Dal profondo del suo cuore, egli proporrà un messaggio di speranza, perché (ne siamo convinti) ci sono anche lezioni positive da trarre da...
Dio abbia una missione per ognuno di noi che, se non possiamo compierla ora, la stiamo creando per metterla in atto domani o in futuro.
Ci sono buone notizie sul superamento delle difficoltà di accompagnamento dei detenuti rilasciati.
La devozione del personale dell’ospedale fa fare miracoli. Roger, David e Oliver ora possono camminare!
Cosa stiamo imparando? Il bisogno di non perdere di vista la nostra dipendenza assoluta da Dio, sfruttare al meglio i nostri giorni di vita, usare questi giorni per dare più amore ai nostri cari e agli altri. E fare a meno di ciò che non è importante.
In questo periodo difficile abbiamo visto anche persone che portano con dignità le loro cicatrici; persone che hanno sofferto, ma che continuano a sorridere; persone che soffrono per la mancanza di tutto, ma che continuano ad essere gentili; persone che sono deluse, ma che continuano a mostrare il loro buon cuore.
I cristiani non vivono la loro fede in isolamento, e che il nostro rapporto con Dio passa immancabilmente attraverso il nostro rapporto con il fratello.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di persone che, sull’esempio di suor Marguerite Naseau, la prima Figlia della Carità, siano pronte a servire i poveri e i malati con l’audacia e il coraggio di questa semplice donna di campagna.
Vi invito a prendere un po’ di tempo per esaminare la leadership a tutti i livelli durante questa pandemia.