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Lezioni apprese durante la pandemia. 19: Solidarietà con le persone colpite dalla pandemia

da | Nov 4, 2020 | Formazione vincenziana | 0 commenti

Ogni settimana, un membro della Famiglia Vincenziana condividerà con noi una parte della sua esperienza di questi ultimi mesi. Dal profondo del suo cuore, egli proporrà un messaggio di speranza, perché (ne siamo convinti) ci sono anche lezioni positive da trarre da questa pandemia.

La nostra vita durante lo “stato di allarme” non è quasi cambiata.  Le uscite all’esterno sono state limitate esclusivamente all’acquisto di cibo e medicine che prendiamo ogni giorno. Il confinamento non ci ha causato alcun trauma, perché ci piace molto la vita a casa.

Difficoltà personali ne abbiamo avute poche. Vivere in casa durante lo “stato di allarme” non ci ha causato alcuna difficoltà. Ci mancava la possibilità di partecipare alle messe domenicali in parrocchia e di ricevere l’Eucaristia. Le messe televisive hanno compensato questa assenza, e le comunioni spirituali hanno, in un certo senso, compensato le comunioni sacramentali. Dalle informazioni fornite dai media, abbiamo condiviso la sofferenza causata dalla pandemia e il dolore di coloro che hanno perso i loro cari.

Ci sono stati diversi aspetti positivi che abbiamo sperimentato, e li stiamo sperimentando tuttora.

  • Basandoci sull’idea che tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, che proveniamo dallo stesso Padre, questa pandemia ci rende più solidali con coloro che soffrono, così come con le famiglie provate dalla perdita dei propri cari.
  • Abbiamo messo in pratica questa solidarietà soprattutto attraverso la preghiera, affinché coloro che hanno contratto il virus possano essere guariti, se questa è la volontà del Signore, e non risentano di postumi cronici con cui dovranno combattere per tutta la vita.

Questa pandemia ci ha portato a pregare dalla sfera personale e familiare a quella universale per tutta l’umanità che si trova in uno stato di sofferenza. Tutti coloro che sono stati infettati e sono morti sono nostri fratelli e sorelle. Ed è per questo che siamo moralmente obbligati a metterli nelle mani del Signore perché in essi si compia la sua volontà.

Anche se “l’uomo non vive di solo pane”, ne ha bisogno ogni giorno. Molte migliaia di persone sono state lasciate per strada a causa della chiusura delle aziende per cui lavoravano. L’esempio della vedova che ha versato il suo obolo ha ispirato nei nostri cuori l’aiuto verso i nostri numerosi fratelli e sorelle con le loro famiglie che stanno attraversando un momento difficile. Gesù ce lo ricorda anche con il brano del Vangelo davanti alla folla affamata la sera della giornata: dare da mangiare. Come non condividere ciò che il Signore ci dà ogni giorno con colui che non ha nulla?

Stiamo imparando due lezioni molto importanti da questa catastrofe che ha invaso l’intera umanità:

1- La preghiera personale di domanda dovrebbe essere estesa a tutta l’umanità:

  • per la salvezza di coloro che muoiono ogni giorno;
  • per le sofferenze causate da questa pandemia e da altre cause, come: guerre, terrorismo e carestie. Che ci servano come mezzo di purificazione e di salvezza;
  • non dimentichiamo di ricorrere alla nostra Madre, la Vergine Miracolosa, pregandola che quei raggi che rimangono opachi nelle sue mani, diventino grazie per questi bambini così bisognosi in questi momenti di Madre.

2- Per quanto possibile, aiutare i bisognosi con il nostro denaro attraverso la Caritas.  Quello che riceviamo gratuitamente, lo diamo gratuitamente ai bisognosi.

Come epilogo, ricordiamo la bella poesia di santa Teresa che si inserisce perfettamente in una situazione come quella di cui soffriamo.

Non lasciate che nulla vi disturbi, non lasciate che nulla vi spaventi.
Tutto passa,
Dio non si muove.
La pazienza vince su tutto.
A chi ha Dio, non manca nulla.
dio da solo è sufficiente.

Un matrimonio

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