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La sabbia e il vento, nelle riflessioni di un missionario

da | Dic 19, 2011 | Ambiente, Economia sociale, Fame nel mondo, Giustizia e Legalità, Giustizia sociale, Pace nel mondo, Storia e cronaca | 0 commenti

“Non pulissero le strade dalla sabbia anche Niamey potrebbe sparire, inghiottita come le città invisibili di Calvino. E invece signore col giubbotto a strisce, il velo e le scope, mantengono la visibilità delle strade e delle persone.

Per mille franchi al giorno, per poche ore, quelle del mattino, la strada torna reale. Ieri soffiava forte il vento di sabbia del deserto. Per un lungo momento anche il sole sembrava accennare ad una parziale tregua pomeridiana. La sabbia è ciò da cui veniamo e ciò a cui torniamo. E a ciò, da tempo, Niamey si prepara. I grattacieli frutto del commercio dell’uranio si confondono con quelli del petrolio cinese. Ma alla fine sarà la sabbia a dire l’ultima parola. Basta fare un salto al cimitero, quello musulmano o quello cristiano. Tombe di sabbia che sembrano castelli mai terminati dopo che i bambini si sono stancati di tenerli insieme.

 

Di sabbia è la politica del Niger. Di sabbia sono le armi che portano i militari per scoraggiare altre dimostrazioni studentesche dopo i due morti di Zinder. Zona petrolifera e dunque potenzialmente mortale. Mani insanguinate di sabbia della settima repubblica che non andrà da nessuna parte. Il prossimo colpo di stato sarà vergognoso come il precedente perché fatto di sabbia. La politica è sabbiosa come le rive del fiume Niger. Passano le poche piroghe e scaricano la frutta che arriva da altre zone costiere. Un fiume di sabbia come l’impunità che avvolge come un manto scolorito il panorama politico del paese.

 

Il vento invece è irregolare. Forma vortici che non si giustificano affatto. Scompaiono quando ci si avvicina e crescono quando ci si allontana. Sono le utopie che se affidate al vento si sentono tradite. La scuola elementare nel paese si scopre incapace di offrire le stuoie come pareti per le migliaia di nuove classi annunciate. E allora tornano i cinesi che costruiranno due scuole di dieci classi ciascuna. Per fortuna ci sono gli alberi che nella stagione secca resistono al vento. Quello del cambiamento è soffocato da militari bene armati negli incroci della capitale. Armi al vento quasi a giustificare le ribellioni che tra non molto torneranno ancora a far parlare di loro”.

 

Padre Mauro Armanino, Società delle Missioni Africane (Sma), Niamey, Dicembre 2011.

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