3 maggio Giornata della Libertà di stampa: nuove frontiere, nuove barriere

da | Mag 5, 2011 | Opinioni a confronto, Politica internazionale, Pubblicazioni, Storia e cronaca | 0 commenti

È con grande rapidità che alcuni governi, da tempo restii al rispetto della libertà di stampa nei loro paesi, hanno adattato i loro metodi di controllo e di repressione alle nuove strategie di comunicazione. Lo sostiene Danny O’Brien, autore, per conto del Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj, con sede a New York) di un rapporto sui principali strumenti di repressione ‘online’ diffuso in occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa (3 maggio 2011) dedicata ai “ Media del 21° secolo: nuove frontiere, nuove barriere”.
“Numerosi paesi censurano fonti d’informazione online utilizzando fornitori locali di accesso a internet o strumenti internazionali per imporre liste nere di siti web e impedire ai cittadini di usare alcune parole chiave” scrive O’Brien, precisando che l’Iran è il paese che maggiormente ricorre alla censura su Internet, in particolare dalle elezioni contestate del 2009. “Lo scorso gennaio – aggiunge l’autore del rapporto – i creatori di ‘Tor’, uno strumento di connessione anonima che consente di ovviare alla censura, hanno scoperto che l’Iran utilizzava strumenti molto avanzati e sofisticati per identificare e disattivare i software anticensura. Ad ottobre, il blogger Hossein Rionaghi Maleki è stato condannato a 15 anni di carcere per aver presumibilmente elaborato e utilizzato software anti censura e ospitato altri blogger iraniani”.

Attacchi contro siti di giornalisti in esilio, come quelli del Myanmar, restrizione dell’accesso alla rete a domicilio, come a Cuba, “spear phishing”, ovvero virus inseriti nella posta elettronica, come in Cina, chiusura di Internet, come in Egitto nell’ultimo periodo di governo del contestato presidente Hosni Mubarak, incarcerazione di blogger, come in Siria, ma anche violenza fisica contro cyber giornalisti, come in Russia, sono tra i principali nuovi metodi di repressione della libertà di stampa rilevati nell’ultimo anno.

Curioso il procedimento utilizzato dall’ormai vecchio regime di Tunisi: nel 2010 l’agenzia tunisina di Internet (Ati) ha reindirizzato internauti verso false ‘home page’ di google, yahoo e facebook create dal governo, che così ha potuto ‘rubare’ username e password, seguendo metodi dei pirati informatici. L’inganno è stato utile per sopprimere articoli e reportage pubblicati da giornalisti antigovernativi.

L’Etiopia, secondo il rapporto del Cpj, resta il paese con il più ampio controllo sulle infrastrutture di telecomunicazioni, attraverso la società ‘Ethio telecom’. Il governo di Addis Abeba sarebbe quello che filtra maggiormente le informazioni politiche online: non solo vengono controllate linee telefoniche e Internet, ma il governo avrebbe investito nella tecnologia delle interferenze elettroniche per impedire ai cittadini di ricevere informazioni di fonti straniere.

Lo scorso 3 maggio 2011 l’Unesco, organizzazione delle Nazioni unite per l’istruzione e la cultura, ha proceduto a Washington alla cerimonia di attribuzione del Premio per la libertà di stampa Guillermo Cano: il vincitore, quest’anno, è Ahmad Zeidabadi, un giornalista iraniano arrestato nel 2009 e condannato a sei anni di detenzione.

Fonte: www.misna.org

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