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Fede e dubbio

da | Ott 26, 2020 | Formazione vincenziana | 0 commenti

Vi invitiamo a scoprire Federico Ozanam attraverso i suoi stessi scritti, co-fondatore della Società di San Vincenzo de’ Paoli e uno dei membri più amati della Famiglia Vincenziana (di cui forse sappiamo ancora poco).

Federico ha scritto molto nei suoi poco più di 40 anni di vita. Questi testi – che ci giungono da un passato non troppo lontano – sono il riflesso della realtà familiare, sociale ed ecclesiale vissuta dal loro autore che, per molti aspetti, ha delle analogie con ciò che si vive oggi, in particolare per quanto riguarda le disuguaglianze e le ingiustizie subite da milioni di persone impoverite nel nostro mondo.

Commento:

Federico è stato professore alla Sorbona per anni quando ha scritto questo testo, una riflessione sull’importanza della fede nella sua vita, su come la sua famiglia e l’Abbé Noirot fossero fondamentali. Fa parte dell’introduzione alle ventuno lezioni sulla caduta della civiltà romana che ha tenuto alla Sorbona e che sono state pubblicate postume con il titolo Civiltà nel V secolo[1].

Federico definisce il XIX secolo “un secolo di scetticismo”; è stato certamente in Francia dopo la Rivoluzione, quando le credenze religiose e la Chiesa sono cadute in disgrazia. Tuttavia, Ozanam non si è mai vergognato della sua fede, né l’ha mai nascosta negli ambienti universitari, luoghi in cui non si credeva.

Tuttavia, nell’adolescenza, Federico ha attraversato una crisi di fede. Per i Vincenziani, questa crisi di fede evoca ciò che anche San Vincenzo de’ Paoli ha sofferto, all’età di 32 anni:

­Fu un viaggio doloroso e purificante, una notte piena di dubbi e di oscurità che, ­secondo il suo primo biografo, durò tre o quattro anni e si concluse con la decisione ferma e definitiva di mettere la sua persona, la sua esistenza e tutta la sua vita al servizio dei poveri. Questa notte buia […] deve essere considerata un momento decisivo della sua vita. È la notte del dubbio, del buio, del vuoto interiore, della lontananza da Dio, della ­disperazione. …] Il fatto è che, se si dà credito al suo primo biografo, ­il suo spirito è stato illuminato e trasformato nel momento in cui ha preso una decisione, a livello di fede, oggi diremmo una scelta radicale. Questa opzione ha dato un senso alla sua vita, ha creato un’identità personale, gli ha fornito il suo progetto evangelico, che non era altro che darsi per la vita al servizio dei poveri. “Sappiamo che la sua ­notte interiore è stata illuminata, che ha ­vissuto una pace profonda dal momento in cui ha preso la decisione ­finale­ di ­consacrare tutta la sua vita al servizio dei poveri”[2]. Vincenzo si era trovato e aveva scoperto la direzione fondamentale della sua vita. Questa opzione radicale, basata sulla fede, ha generato il senso della sua ­esistenza. In essa, sperimentò ciò che anni dopo avrebbe detto “è necessario uscire da sé e donarsi”. Tutto ciò ha permesso a ­Vincenzo di modificare gradualmente il proprio essere, i suoi criteri di azione, il suo modo di contemplare le cose e le persone, di vederle come sono in Dio[3].

Anche Federico, nonostante il suo attaccamento ai “dogmi sacri”, non riusciva a trovare pace. È stata la testimonianza di un buon sacerdote, il contatto personale con un credente, a rafforzare di nuovo la sua fede, che non è un compendio di conoscenza, ma l’adesione personale a Gesù, che abbiamo ricevuto attraverso l’esempio di chi l’ha fatto prima di noi. Pertanto, è importante che la nostra testimonianza di vita sia conforme alla nostra fede.

Sia Vincenzo che Federico uscirono rafforzati da queste notti buie; entrambi decisero di dare la loro vita al Signore, Vincenzo scoprendo il vero significato del suo ministero sacerdotale: “portare il Vangelo al povero popolo contadino”[4], e Federico dedicò i suoi giorni “al servizio della verità che mi ha dato la pace”.

Tutti i credenti, in misura maggiore o minore, hanno vissuto episodi simili. La fede è una ricerca permanente. Scegliere Dio ci costringe a prendere decisioni vitali che, in molti casi, non sono semplici. Speriamo che l’esempio dei nostri fratelli più grandi ci guidi in questi momenti di oscurità, e nella nostra angoscia scopriremo Gesù che ci dice, come ha fatto con i suoi discepoli: “Abbiate cuore, sono io, non abbiate paura”[5].

Suggerimenti per la riflessione personale e il dialogo di gruppo:

  1. “Il dubbio è il motore della fede” (attribuito a San Tommaso d’Aquino). Cosa ne pensa di questa frase?
  2. Qual è il posto delle mie convinzioni nella mia vita? Come vedono gli altri che sono cristiano?
  3. Evangelizzare è annunciare la buona novella di Gesù Cristo, attraverso la parola, le azioni e anche attraverso la testimonianza della nostra stessa vita. Come possiamo migliorare il nostro modo di evangelizzare?

Note:

[1]  Il libro raccoglie sostanzialmente le note stenografiche delle sue lezioni alla Sorbona negli anni 1848 e 1849. Federico non li vide mai pubblicati, e ebbe solo l’opportunità di rivedere le prime cinque lezioni.

Quest’opera inizia ciò che Federico sviluppò a partire dal piano che aveva elaborato fin dalla sua giovinezza: descrivere, nel corso di diversi libri, il progresso della società nella civiltà occidentale e l’influenza benefica che il cristianesimo esercitò su di essa. Da giovane, a 18 anni, cominciò a pensarci, raccontando ai suoi amici Fortoul e Huchard (suoi compagni di studi al Royal College di Lione):

“Da parte mia, la mia decisione è stata presa, ho elaborato il mio piano di vita e, come amico, devo condividerlo con voi. Come te, sento che il passato sta crollando, che le fondamenta del vecchio edificio sono state scosse, e che un terribile shock ha cambiato la faccia della terra. Ma cosa uscirà da queste rovine? La società rimarrà sepolta sotto le macerie dei troni demoliti, o riapparirà più luminosa, più giovane e più bella? Vedremo nuovi cieli e una nuova terra? Questa è la domanda importante. […] Credo di potervi assicurare che esiste una Provvidenza, e che questa Provvidenza non ha potuto in alcun modo abbandonare per seimila anni creature ragionevoli, naturalmente desiderose di verità, bontà e bellezza, nelle mani del genio perverso del male e dell’errore, e che, di conseguenza, tutte le credenze della razza umana non possono essere stravaganti, e che ci sono state verità nel mondo. Si tratta ora di riconquistare queste verità, liberandole dall’errore che le circonda; occorre cercare tra le rovine del vecchio mondo la pietra angolare su cui ricostruire il nuovo” (lettera a Hippolyte Fortoul e Claude Huchard, 15 gennaio 1831).

[2]   André Dodin, «Espiritualidad de san Vicente de Paúl», en Vicente de Paúl y la evangelización ru­ral, CEME, Salamanca 1977, 107.

[3]   José Manuel Sánchez Mallo, «Espiritualidad vicenciana: Fe», en Diccionario de espiritualidad vicenciana, Salamanca: CEME; 1995, disponibile su https://goo.gl/17efzb (ultimo accesso: 20 ottobre 2020).

[4]   Cf. J. Mª Román, San Vicente de Paúl, Biografía, Madrid: BAC, 1981, p. 118.

[5]   Cf. Mc 6,45-52.

Javier F. Chento
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