Cosa dice il rapporto 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia redatto da Caritas Italiana presentato alla vigilia della Giornata Mondiale dei Poveri

Il contesto europeo: l’Italia si allontana dall’obiettivo UE 2020

Anche in epoca di post-crisi, i dati di Eurostat ci consegnano un’Europa segnata da forti livelli di povertà ed esclusione sociale, ancora lontana dagli obiettivi di riduzione della povertà previsti dalla Strategia Europa 2020. L’obiettivo dell’Europa era quello di ridurre di 20 milioni il numero di persone a “rischio o in situazione di povertà ed esclusione sociale”, mentre quello dell’Italia era stato fissato a 2 milioni e duecentomila poveri in meno, sempre entro il 2020. I dati del 2015 (ultimo anno disponibile) evidenziano la presenza di poco più di 117 milioni di europei a rischio di povertà ed esclusione sociale (23,3% della popolazione complessiva legalmente presente nell’UE a 27 Paesi). In Italia, il numero totale di persone nello stesso tipo di condizione è pari a 17 milioni 469mila persone (28,8% della popolazione). Sia in Europa che in Italia l’obiettivo è ancora lontano. Dal 2010 nell’Unione Europea la grave deprivazione materiale è diminuita di 2 milioni 580mila unità (-6,2%). In Italia, dal 2010, l’esercito dei “gravemente deprivati” è aumentato di 2 milioni 806mila unità (+63,7%). In totale, ci troviamo di fronte a 7 milioni 209mila persone che vivono nel nostro Paese una situazione di grave indigenza economica. L’aumento del numero di persone in grave deprivazione in Italia è stato il più elevato di tutta l’Europa, superando di gran lunga quello della Grecia e della Spagna, altri “paesi deboli” dell’Unione.

La povertà assoluta in Italia

In Italia, secondo i dati ISTAT, vivono in uno stato di povertà assoluta 4 milioni 742mila persone (il 7,9% dei residenti), un totale di 1 milione e 619mila famiglie (il
6,3% dei nuclei familiari). Anche nel 2016 si registra un lieve incremento dell’incidenza della povertà, disattendendo la speranza di un miglioramento di quel trend negativo che ormai dal 2007 appare continuo e inarrestabile. In termini percentuali nell’ultimo decennio si è registrato un incremento del 165,2% del numero dei poveri. Quattro risultano essere le categorie più svantaggiate: i giovani (fino ai 34 anni); i disoccupati o i nuclei il cui capofamiglia svolge un lavoro da “operaio e assimilato”; le famiglie con figli minori e i nuclei di stranieri e misti. La povertà tende a crescere al diminuire dell’età. Se negli anni antecedenti la crisi economica la categoria più svantaggiata era quella degli anziani, da circa un lustro sono invece i giovani (under 34) a vivere la situazione più critica, decisamente più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli ultra-sessantacinquenni. In Italia, oggi, un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 si trattava di appena un giovane su 50. In soli dieci anni l’incidenza della povertà tra i giovani (18-34) passa dall’1,9% al 10,4%; diminuisce al contrario tra gli over 65 (dal 4,8% al 3,9%). Ancora più allarmante risulta essere poi la situazione dei minori; in Italia se ne contano 1 milione 292 mila che versano in uno stato di povertà assoluta (il 12,5% del totale). All’interno delle famiglie dove sono presenti tre o più figli minori la situazione è particolarmente critica: l’incidenza della povertà assoluta sale infatti al 26,8%, coinvolgendo così quasi 138 mila famiglie e oltre 814mila individui. L’incidenza della povertà tra i nuclei di soli stranieri (25,7%) e misti (27,4%) è molto più alta rispetto a quella di soli italiani (4,4%).

Volti e situazioni di vulnerabilità giovanile

Le dimensioni di povertà giovanile presentate nel Rapporto sono numerose. Ecco alcuni dati di sintesi: nell’ultimo ventennio, il divario di ricchezza tra giovani ed anziani si è ampliato:

  • la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia 18-34 anni è meno della metà di quella del 1995, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60% (Banca d’Italia, 2015);
  • in Italia la mobilità intergenerazionale è tra le più basse d’Europa;
  • lo status socio-economico dei figli è strettamente correlato a quello dei genitori, determinando disuguaglianze di opportunità e di prospettive.

Il tutto si traduce anche sulle possibilità lavorative:

  • tra i giovani (15-34 anni) che svolgono una professione qualificata l’incidenza di chi proviene da una famiglia a basso reddito con stranieri è davvero bassa (7,4%);
  • molto più consistenti tra loro sono le quote di chi appartiene a famiglie titolari di pensioni d’argento o della classe dirigente (rispettivamente 42,1% e 63,1%) (Istat, 2017);
  • a partire dal 2000, la quota di abbandono scolastico è andata decrescendo: dal 21,5% delle persone di 18-24 anni nell’anno 2000 al 14,7% del 2015.

In questo modo l’Italia ha raggiunto cinque anni prima della scadenza l’obiettivo nazionale fissato al 16% dalla Strategia Europa 2020. Tale valore tuttavia si
pone al di sopra dei valori medi europei che si attestano all’11% (Eurostat, 2016); nel 2016 il tasso di disoccupazione giovanile (15- 24 anni) si attesta al 37,8%. Il valore è in calo rispetto all’anno precedente ma si discosta notevolmente dalla media europea (18,7%). Dal 2007 il tasso di disoccupazione giovanile è salito di oltre 17 punti percentuali (dal 20,4% al 37,8%). E’ uno degli aumenti più alti d’Europa. La media UE è passata invece dal 15,9% al 18,7% (Istat, Eurostat, 2017);
l’Italia è il paese dell’Unione Europea con la più alta presenza di Neet: nel 2016, 3 milioni 278mila giovani (il 26% della popolazione tra i 15 e i 34 anni) risultavano fuori dal circuito formativo e lavorativo. Seguono paesi come la Grecia (25,6) e la Bulgaria (22,8%). L’universo dei Neet è costituito in maggioranza da donne (56,5% del totale, un milione 853mila), molto presenti nel Nord-est (65,3%), mentre la quota più bassa è nel Mezzogiorno (53,4%). I Neet di provenienza straniera sono circa 555.000, e costituiscono il 16,8% del totale di tutti i Neet 15-34 anni (Eurostat, 2017); il 34% degli studenti italiani tra i 15-19 anni ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita (maschi: 39%; femmine: 28%). La sostanza illegale più consumata è la cannabis, seguita da cocaina, stimolanti e allucinogeni; l’eroina è quella meno diffusa (Espad Italia, 2015); in Italia l’89% dei ragazzi tra i 16 ed i 24 anni utilizza internet quotidianamente (2016). Tale valore è molto alto ma al di sotto della media europea (92%). In Italia e in Europa la percentuale dei giovani “connessi” è in costante aumento dal 2011  (rispettivamente +11,2% e +13,6%). Quasi un giovane su due (nella fascia 15-19 anni) ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita (48,9%) (Eurostat, 2016).


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