Ventiquattresima domenica del Tempo Ordinario A – di p. Giorgio Bontempi c.m.

da | Set 16, 2017 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Siracide 27,33-28,9
Salmo 102
Romani 14,7-9
Matteo 18,21-35

Lectio

L’autore del brano evangelico espone qual era la prassi relativa la perdono all’interno delle comunità cristiane. Questa aveva superato quella ebraica. Infatti il “fino a sette volte” si riferiva al dettato della Legge di Mosè. Invece il “fino a settanta volte sette” si riferisce al fatto che il cristiano deve concedere il perdono a tutti coloro che lo chiedono, come ha fatto il Padre, rappresentato nella figura del re magnanimo di cui parla il vangelo.
Naturalmente la logica evangelica supera quella ebraica perché nel vangelo non esiste distinzione tra persona e persona, come era in Israele, che si distingueva tra ebrei e pagani: tutti sono figli del Padre.
Il cristiano, infatti, vive per il Signore. Cioè imposta le scelte della propria vita confrontandole con quelle di Cristo.
Infine, nella prima lettura sono presentate le conseguenze nefaste prodotte dall’ira su chi la scatena, sugli altri e anche nel rapporto con Dio.

Meditatio

Il perdono non si ottiene con il nostro sforzo, ma è una grazia che Dio ci concede. Infatti, prima noi dobbiamo porci nell’atteggiamento del pubblicano al tempio: ammettere di essere peccatori; di non essere in grado di perdonare, nonostante che il Signore ci inviti a perdonare sempre (settanta volte sette).
A questo punto è necessario pentirsi di fronte a Dio, per il fatto di non riuscire a perdonare. Infine, chiedere al Signore la grazia del perdono da offrire agli altri, rispettando i tempi che Dio vorrà concedersi, per porci in grado di perdonare.

Buona domenica.

Prima lettura
Sir 27,33-28,9
Dal libro del Siracide
Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricordati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Salmo responsoriale
Sal 102
R.: Il Signore è buono e grande nell’amore.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Seconda lettura
Rm 14,7-9
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Vangelo
Mt 18,21-35
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

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