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Fiche di formazione: Profetismo del Carisma Vincenziano

FICHE DI FORMAZIONE – GIUGNO 2017

GVV AIC Italia

Noi, volontarie AIC stiamo vivendo con molto entusiasmo il nostro Anno giubilare (8 dicembre 2016-10 dicembre 2017) durante il quale abbiamo programmato molte attività; la più importante è stata certamente l’Assemblea Internazionale tenuta a Châtillon, Francia, per ricordare che San Vincenzo fondò proprio in quel luogo la prima Confraternita della Carità, che oggi si chiama Associazione Internazionale delle Carità (AIC).
Anche la Famiglia Vincenziana, di cui siamo membri, sta celebrando il 400 anniversario della nascita del Carisma Vincenziano e, nel quadro del suo piano di formazione, ci ha inviato questo interessante articolo scritto da Suor María Pilar López, FdC, diviso in 8 parti che vi invieremo mensilmente.
Il tema dell’articolo è:

Profetismo del Carisma Vincenziano alla luce della
Dottrina Sociale della Chiesa

AUTORE: SUOR MARÍA PILAR LÓPEZ, FdC

1. Introduzione

Chiediamo al Signore di darci un cuore come quello di San Vincenzo. Si dice che si ama di più quello che si conosce meglio: attraverso queste riflessioni cerchiamo dunque di conoscere un po’ di più il cuore di San Vincenzo.
Mi è stato chiesto di parlare della Dottrina Sociale della Chiesa, perché è un tema che mi entusiasma, ma il contenuto è molto vasto. Ho quindi proposto di presentare la parte che è legata a San Vincenzo, tenendo sullo sfondo la celebrazione della nascita della Congregazione della Missione. Non parlerò quindi delle origini, delle radici e del processo di formazione della Dottrina Sociale della Chiesa, ma vi ricordo che quello che possiamo definire il primo “documento ufficiale”, la prima enciclica sociale, la Rerum Novarum, fu scritta da Papa Leone XIII nel 1891, duecentotrenta anni dopo la morte di San
Vincenzo.

2. Cosa intendiamo per profetismo?

Il Nuovo Dizionario di Spiritualità delle Edizioni San Paolo dice:
“L’elemento costituivo dell’esperienza profetica è l’esperienza di essere scelti, eletti e inviati da Dio stesso. I profeti parlano in nome di Dio e, partendo dalla Sua chiamata ad essere strumenti nella storia della salvezza, si sentono spinti a compiere il loro difficile incarico”.
Il profeta è innanzitutto un carismatico, che sa di essere inviato da Dio e lo dice. Per questo parla in Suo nome e fonda quello che dice sulla propria esperienza di quel Dio che lo ha chiamato. Il profeta è anche un uomo impegnato in un compito sociale: ha scoperto la volontà di Dio e vuole che si compia, per questo denuncia i mali della società, annuncia il giudizio di Dio e si sforza di condurre gli uomini alla conversione.
Se approfondiamo gli scritti dei profeti, soprattutto Amos, Isaia, Geremia… vediamo che non parlano  mai di Dio con concetti astratti e impersonali, ma che comunicano l’amore appassionato e l’ardente
santità di Dio con tutta la loro esistenza.
Il monachesimo e gli ordini religiosi, al loro tempo, furono elementi di contestazione profetica per la
Chiesa. Oggi dobbiamo riconoscere che le contestazioni più fruttuose nella Chiesa furono quelle ispirate alla carità e confermate dalla santità della vita, che è segno di salvezza. Pensiamo, per esempio, a cosa significarono San Francesco d’Assisi e San Vincenzo de’Paoli per la Chiesa dei loro tempi.
Come ho già detto, cercheremo di fare una rilettura di alcuni aspetti del carisma vincenziano alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa e vedremo come San Vincenzo, con la sua vita e il suo insegnamento, anticipò di alcuni secoli il Magistero attuale della Chiesa.

Proposta dell’ AIC per la riflessione:
Grazie al battesimo tutti siamo sacerdoti, re e profeti:
1. Definisci che cosa è un profeta.
2. Come compi la missione di profeta nel tuo gruppo?
3. Condividi una cosa che hai realizzato nella tua missione di profeta.

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