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La lampada a bottiglia d’acqua porta la luce nelle favelas

da | Ott 2, 2011 | Ambiente, Poverta' / strategie, Progetti in collaborazione, Ricerca fondi, Storia e cronaca, Volontariato | 0 commenti

Basta una bottiglia di plastica, un po’ acqua e un buco nel tetto.

Roma, 20 set. (TMNews) – In fatto di sostenibilità e di risparmio energetico, da sempre il motto è “fare il massimo con il minimo”. In questo caso l’obiettivo è stato raggiunto, perché è difficile immaginare che si possa soddisfare una esigenza importante come l’illuminazione con minor materiale della “lampada a bottiglia solare” ideata da alcuni studenti del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e che viene ora diffusa in decine di migliaia di esemplari in diversi Paesi in via di sviluppo. In pratica si tratta di una semplice bottiglia di plastica trasparente (tipo quelle usate per l’acqua minerale) riempita di acqua pura con l’aggiunta di un po’ di cloro (es: qualche cucchiaio di candeggina, necessaria per impedire la crescita di microbi e muffe). Tutto qui: questo semplice strumento è sufficiente a illuminare un ambiente buio. L’idea è venuta non come sistema alternativo di illuminazione valido in ogni caso, ma come sistema per risolvere specifici problemi di illuminazione nei Paesi in via di sviluppo. In particolare è il caso delle numerosissime abitazioni ammucchiate una sull’altra nelle favelas e bidonvilles di mezzo mondo, i cui ambienti interni non hanno finestre e dove le stesse porte sono spesso a non più di un metro dalla lamiera della baracca accanto. Queste case sono immerse nel buio perenne, anche a mezzogiorno. Ecco dunque l’utilità della “lampada a bottiglia solare”. La quale viene fissata in un foro effettuato nel soffitto di lamiera, in modo che sia esposta per un terzo alla luce del sole (l’unica accortezza è poi di sigillare con del silicone la lamiera intorno alla bottiglia, in modo che non passi l’acqua piovana). La parte illuminata diffonde per rifrazione la luce solare nella parte di bottiglia sottostante, illuminando così la stanza. Ovviamente la “lampada” funziona solo di giorno. Ma quello che a noi occidentali può sembrare un gioco o poco più, nel contesto delle favelas brasiliane o filippine una “lampada solare” può voler dire molto. Tanto più che l’efficienza luminosa è niente male (ogni bottiglia illumina come una lampadina elettrica da 55-60 Watt), il costo d’installazione è bassissimo (ma quasi tutti sono in grado di installarsi la lampada-bottiglia da soli) e la sostituzione è prevista ogni 5 anni. Ne sono state installate decine di migliaia in Brasile e nelle Filippine. In quest’ultimo Paese la Fondazione MyShelter conta di illuminare in questo modo – con l’aiuto di finanziamenti governativi – un milione di ambiente entro il 2012 TM News.

Fonte: www.lastampa.it

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