Celebriamo l’eucaristia con gioia, perché la fede non si può perdere

da | Apr 19, 2011 | Chiesa, Formazione vincenziana, Opinioni a confronto, Per la meditazione, Pubblicazioni, Spiritualita' vincenziana | 0 commenti

Celebriamo l’eucaristia con gioia, perché la fede non si può perdere

Di p. Giorgio Bontempi c.m.
Con grande tristezza, ma non con sorpresa, ho letto, in Informazione Vincenziana del mese di marzo 2011 sulla rubrica Sassolini, la recensione al volume di Nicola Bux Andare a Messa senza perdere la fede, Edizioni Piemme.
Si tratta di un altro tentativo di convincere il popolo di Dio dell’inutilità della Riforma Liturgica, frutto del Concilio Vaticano II, usando l’arma degli abusi, che i preti commetterebbero nel dir Messa.

Intanto la fede non si può perdere, perché è l’esperienza dell’incontro con il Risorto, che si attua nel rapporto con il fratello, specialmente nel povero, nel malato, nell’ultimo, ecc…di cui noi vincenziani dovremmo essere maestri.

Andare a Messa: a Messa si andava, prima del Concilio: si andava ad ascoltare la Messa, come spettatori, che qualche volta rispondevano o cantavano in una lingua che non capivano.
Oggi si va a celebrare l’Eucaristia. È molto diverso perché, tornando alle fonti antiche (cfr. san Giustino (150 d.C.), Le apologie, ed. Paoline), quando si parla della celebrazione dell’Eucaristia, è palese che si tratta di una comunità celebrante (oggi fa paura in certi ambienti questo termine), in cui si svolgono i vari ministeri: quello della presidenza (prete o Vescovo), quello del diacono, del lettore del cantore e del resto dell’assemblea che, come ricorda il Concilio, non dev’essere muta spettatrice, ma celebrante tramite le risposte ai dialoghi con colui che presiede e tramite il canto e le varie processioni.
Dalle fonti liturgiche antiche si deduce chiaramente che lo schema della celebrazione eucaristica antica è quello con cui celebriamo noi oggi l’eucaristia: la Messa antica è la nostra e non quella detta con il rito di Pio V giunta al Concilio, quella è un’involuzione della Messa antica, di cui parla san Giustino nelle Apologie.
Questi tentativi subdoli di cercare di cancellare la Riforma Liturgica, fanno veramente pena, ma lo fanno ancora di più quando sono riportati in una nostra rivista perché, non dobbiamo dimenticare che i Missionari di san Vincenzo, insieme ai Benedettini, sono stati gli artefici della Riforma liturgica, vi ricordo confratelli che sono stati e sono tutt’oggi maestri di liturgia:  Mons. Annibale Bugnini, che dal paradiso difenderà la Riforma, p. Carlo Braga e Mons. Luca Brandolini, tutt’ora viventi. So che le FdC hanno la fortuna di avere p. Luca come predicatore di esercizi spirituali, chiedano a lui cosa pensa di pubblicazioni come Andare a Messa senza perdere la fede…….

Inoltre vorrei tanto dire al signor Bux che abusi molto gravi, come quello di spostare l’ambone o di trattare il lezionario come un libro qualunque e una sciatteria quotidiana nel celebrare e nel preparare la liturgia le ho vissute proprio in parrocchie rette dai suoi amici….quindi, prima guardi in casa sua e poi …..in quella altrui.

Infine, in margine di questo contributo vorrei ricordare due cose: il Concilio Vaticano II è opera dello Spirito Santo, per cui Bux e tutti i suoi amici, hanno già la battaglia persa…possiamo dire con il Vangelo: Padre perdona loro……? Lo voglio sperare, perché altrimenti sarebbe grave la situazione!

Poi – lo dico specialmente per le nostre Volontarie Vincenziane e per le FdC – se ritornassero le cerimonie di prima del Concilio, ritornerebbe anche lo schema di Chiesa relativo:dove la chiesa era il papa, i vescovi, i preti ed i diaconi. I laici non erano chiesa, ma coloro che servivano il clero senza alcun diritto: tacere e obbedire, le donne poi…….!!! Pensate prima di parlare o avallare queste pubblicazioni che tendono ad imbrogliare la buona fede del popolo di Dio.

P. Giorgio Bontempi C.M.

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