A lezione di Madagascar: lo scambio entra in classe

da | Apr 21, 2010 | Amicizia, Madagascar, Opinioni a confronto, Poverta' / analisi, Progetti in collaborazione, Storia e cronaca | 0 commenti

A lezione di Madagascar Lo scambio entra in classe

RepubblicaScuola e MadAction in visita in alcuni istituti. Gli italiani hanno iniziato a rispondere ai compagni malgasci
“Grazie per i sorrisi, da voi abbiamo tanto da imparare”. Le insegnanti: “Hanno entusiasmo, si stanno dando da fare”

di GIULIA BELARDELLI
ROMA – Madagascar chiama Italia, e Italia risponde. Dalle scuole primarie ai licei, gli studenti italiani si stanno dando da fare per trasformare in realtà lo scambio con i ragazzi malgasci promosso dall’associazione MadAction e daRepubblica@Scuola: un’occasione per conoscere un mondo diverso, fatto di stenti e sacrifici, ma anche di gesti semplici e sorrisi. In queste settimane Paola Richard per il progetto MadAction (promosso dall’Università di Torino) e due giornalisti di Repubblica.it sono andati in alcune scuole romane per parlare con gli studenti e sentire le loro opinioni sull’iniziativa. Risultato? Tante domande, interventi e osservazioni curiose: segno della voglia dei ragazzi di conoscere e comunicare con quei compagni lontani, per poi scoprire che alcuni il Madagascar ce l’hanno in classe. Si chiama Claude, ha 14 anni e si è trasferito in Italia da pochi mesi. Non avrebbe mai pensato di assistere a un’intera lezione-seminario sulla “sua” isola.

Muniti di videoproiettori e lavagne luminose, gli istituti della capitale hanno aperto le porte al progetto di Repubblica@Scuola e MadAction: prima la scuola elementare Don Filippo Rinaldi, poi il liceo classico Socrate e la scuola media statale Quartararo, centrale e succursale. I ragazzi hanno visto un documentario girato in Madagascar e ascoltato i racconti di Paola Richard, dando il via al walzer delle domande: “Cos’è quella specie di gatto con la coda lunga un chilometro?”, “E quell’animale con gli occhi verdi grandi grandi?”, “E cosa vuol dire la parola biodiversità?”. Ma a catturare la loro attenzione più di tutto il resto sono state le storie e i video inviati dagli studenti malgasci: “Davvero lì le scuole sono così poche? E i bambini vanno sempre in giro scalzi? Che bei sorrisi che hanno, e che bella quella danza che hanno fatto per noi!”.

Negli ultimi tre mesi i ragazzi dei due istituti malgasci che aderiscono al progetto di Repubblica@Scuola hanno scritto, disegnato, ballato e cantato per gli studenti italiani: un’avventura raccontata sul loro sito internet, dove è possibile vedere quanto entusiasmo l’idea abbia generato. Ora è il turno dei “nostri”: spetta a loro scrivere e raccontare, parlare di se stessi e delle loro giornate, del paese in cui vivono, dei loro sogni e delle loro esperienze. C’è chi sceglie la formula della lettera (“Ciao amico o amica del Madagascar!”), chi si cimenta in riflessioni sull’Italia e i suoi valori (“Lo immaginate ricco, il nostro paese, ma non è tutto oro ciò che luccica”) e chi mette a confronto i proverbi dell’isola con quelli italiani (uno su tutti: “Chi trova un amico trova un tesoro”).

“Gli studenti stanno rispondendo in maniera ottima”, ha detto la professoressa Rosaria Guarnaccia del liceo Socrate. “Stanno scrivendo e vogliono fare qualcosa di concreto: alcuni hanno proposto l’idea di una video-lettera, un messaggio multimediale da far vedere ai ragazzi sull’isola”. E se i più grandi si cimentano con le nuove tecnologie, quelli più piccoli non vogliono essere da meno. Alla Rinaldi, ad esempio, sono in molti ad aver già pubblicato i loro articoli: “Mentre voi vi svegliate con il verso dei lemuri, noi ci alziamo con il rumore del traffico. Vorrei sapere molte cose della vostra vita: cosa studiate, come giocate e come sono le vostre famiglie. Vorrei anche che mi descriveste il vostro clima e la vostra stupenda isola: mi piacerebbe un giorno poterla visitare!”.

Alla scuola media Quartararo succursale c’è un alunno che i lemuri, gli affascinanti animali del Madagascar, li ha visti dal vivo. Si chiama Claude, ha 14 anni e ha lasciato l’isola per trasferirsi in Italia nel dicembre scorso. Ora sta imparando l’italiano e, malgrado un po’ di timidezza, sta facendo amicizia con i compagni italiani. “Quando l’ho iscritto a scuola le professoresse ci avevano detto che sarebbero venute delle persone a parlare del Madagascar”, ci ha raccontato mamma Irene. “Claude non vedeva l’ora. Non gli sembrava vero che ci potesse essere un collegamento così forte tra la sua nuova vita e tutto ciò che ha lasciato laggiù. Dopo l’incontro, è tornato a casa entusiasta: ora vuole lavorare anche lui al progetto, magari aiutando nelle traduzioni dal francese e dal malgascio”.

“Vedendo i sorrisi dei bambini e dei ragazzi malgasci, non ha potuto fare a meno di sorridere anche lui”, ha aggiunto Irene. Eppure, a quelle risate spensierate si contrappone un dato drammatico, riportato anche nel video di MadAction: sull’isola un bambino su otto non raggiunge i cinque anni d’età. Un paradosso che non è sfuggito agli studenti italiani, che sono stati colpiti più di ogni altra cosa dall’allegria e dalla vitalità dei malgasci. “Sono dei bambini veramente da ammirare – si legge in un commento – perché, pur camminando scalzi, avendo poco cibo e vivendo in condizioni disagiate, non c’è un’immagine di un bambino triste”. In molti articoli c’è l’idea che ci sia molto da imparare da quei ragazzini lontani: “Vedendo le vostre foto ho capito che non potremmo mai permetterci di essere soddisfatti, fino a quando non impareremo che sono le piccole cose a renderci felici”, ha scritto marj93.

La tutela della natura e il rispetto per i popoli sono argomenti che hanno colpito gli studenti al punto da far immaginare possibili scenari professionali: “Come faccio a fare il tuo lavoro e a proteggere le specie?”, ha chiesto una studentessa a Paola Richard. “Non so ancora come, ma voglio informarmi il più possibile su quella terra meravigliosa”, ha detto un’altra ragazza. “Voi che spesso siete obbligati a usare le canoe per spostarvi – recita un post – sappiate che nulla può eguagliare il lento scivolare della vostra imbarcazione sull’acqua. Non sempre è ricco colui che ha tra le mani la ‘sostanza’, ma colui che la conserva nel cuore”. E intanto, tra un futuro biologo, un’antropologa e un filosofo, il collegamento tra i due paesi va avanti, sorretto dal potere del web e dalla determinazione degli insegnanti e degli studenti italiani e malgasci. Perché, come ha scritto un ragazzo dell’isola in una delle sue storie, ciò che conta è “valintanana”, vale a dire – anche grazie all’aiuto di Claude – “lavorare insieme”.

Fonte: Associazione Italiani in Madagascar
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