Oggi 9 maggio è la Solennità di Santa Luisa de Marillac, una donna che la vita ha plasmato rendendola completamente e teneramente al servizio di Dio nell’esercizio della carità verso i più poveri.

Per natura Luisa era portata ad una vita d’interiorità, di solitudine, di contemplazione. Una volta morto suo marito, si era ritirata completamente dal mondo, intendendo realizzare il cliché della vedova descritto da S. Francesco di Sales: “La vera vedova è nella Chiesa una piccola viola di marzo; se ne sta in luoghi freschi e non coltivati perché non vuole essere soffocata dalla conversazione dei mondani”.

       Conserviamo la regola di vita che si era imposta in quel periodo: la più austera delle regole religiose non era così esigente. Quotidianamente due ore di meditazione, recita del piccolo ufficio della Beata Vergine, visita al SS.Sacramento, lettura spirituale, rosario, esame di coscienza: il tutto secondo un orario fissato nel regolamento. Ogni ora almeno quattro atti della presenza di Dio, con giaculatorie. Il primo sabato di ogni mese rinnovamento dei voti e ripasso degli altri propositi. Quattro giorni alla settimana comunione con mortificazioni speciali. Digiuno tutti i venerdì dell’anno, oltre ai periodi dell’Avvento e della Quaresima.  Disciplina tre volte per settimana; cilicio il venerdì per tutto il giorno e nelle mattine dei giorni di comunione. Tutti gli anni due settimane di esercizi spirituali, una nell’ottava dell’Ascensione e l’altra durante l’Avvento.

Ma S. Vincenzo – dopo anni di attenzione e riflessione su di Lei – l’assicurò che questa non era la volontà di Dio; che non doveva rimanere nascosta, ma salire sul candelabro; che non doveva tacere, ma parlare; non contemplare semplicemente, ma agire.

E l’invito quasi perentorio: Andate dunque, andate nel nome di Dio a incontrare i suoi poveri. Io prego la sua divina bontà che vi accompagni, che sia il vostro sollievo nel cammino, ombra contro l’ardore del sole, riparo dalla pioggia e dal freddo, riposo nella stanchezza, forza nel vostro lavoro, e   che vi conduca infine a casa in perfetta salute e piena di opere buone”.

       E S. Luisa andò. Per dieci anni non fece che viaggiare: a piedi, a cavallo, o in barca, per visitare tutte le compagnie della carità e incontrare i poveri. S. Vincenzo che aveva faticato a farle intraprendere la vita attiva, le doveva raccomandare ora la moderazione: “Non vogliate far troppo! Abbiate cura della vostra salute per amore di Nostro Signore e dei suoi poveri”.

In ogni località o parrocchia dove giungeva riuniva le associate, faceva la catechesi, rivedeva i conti, consigliava, componeva i dissensi e ristabiliva l’armonia. Nonostante la salute fragile affrontava disagi, pericoli, incertezze, malattie, sospetti. Portava avanti il lavoro con insospettabile destrezza: manifestando doti spirituali, senso pratico e capacità organizzative non indifferenti. Era una “donna veramente forte”.

Oltre alle difficoltà derivanti dalla natura e dai pericoli che comportava il viaggiare, vi erano anche gli ostacoli posti dagli uomini. Un agente di polizia la denuncia come sovversiva; un paio di parroci trovano che questa donna che fa il catechismo è invadente, e le rifiutano la facoltà di parlare nelle loro parrocchie; il vescovo di Chalon la vede di cattivo occhio perchè pensa che sia stata inviata per controllarlo.

Si rivelò sorprendentemente una donna contagiosa e coinvolgente, capace di essere di sprone  alle altre donne.

Avrebbe desiderato e potuto essere una mistica: nonostante la sua natura…diventò una delle più grandi sante di vita attiva.


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