Nella Lettera di Quaresima di quest’anno, P. Tomaž Mavrič, CM, 24 ° successore di San Vincenzo, ci invita a riflettere sulla direzione spirituale, il sacramento della riconciliazione e la condivisione della fede. Alla fine della lettera vengono offerti diversi link per scaricarlo in varie lingue.

Lettera Di Quaresima 2019
Pellegrinaggio nel nostro cuore
Direzione spirituale – Sacramento della riconciliazione – Condivisione della fede

Cari membri della Famiglia vincenziana del mondo intero,

La grazia e la pace di Gesù siano sempre con noi!

All’inizio di questo tempo di Quaresima, è con una profonda gioia interiore che rendiamo grazie a Gesù per questo tempo sacro dell’anno che ci aiuta a comprendere e a vedere con gli occhi del cuore i suoi gesti di misericordia infinita verso di noi, verso gli altri e verso l’umanità intera.

Continuiamo la nostra riflessione delle precedenti lettere sugli elementi che hanno plasmato la spiritualità vincenziana e che hanno portato San Vincenzo de Paoli a diventare un mistico della Carità. Nell’ultima lettera dell’Avvento, abbiamo evocato una delle principali fonti a cui Vincenzo ha attinto come mistico della Carità: l’orazione quotidiana. In questa lettera di Quaresima, vorrei riflettere su altre fonti che hanno fatto di San Vincenzo un mistico della Carità: la direzione spirituale, il sacramento della Riconciliazione e la condivisione della fede.

Invito tutti noi a fare di questa Quaresima un pellegrinaggio, un pellegrinaggio nel cuore, nel cuore di Gesù e nel nostro. Se i due cuori si incontrano, se i due cuori sono riempiti degli stessi pensieri e degli stessi desideri, tutte le azioni che ne conseguono, in qualsiasi momento della nostra vita, saranno azioni sacre. Gesù riempirà anche gli angoli più nascosti del nostro cuore della Sua presenza, e il nostro cuore diventerà un cuore secondo il Suo cuore.

Gli archivi della Casa – Madre della Congregazione della Missione di Parigi posseggono due liste di conferenze che San Vincenzo ha tenuto a San Lazzaro. Una, compilata da padre René Alméras, Assistente della Casa – Madre e poi successore di Vincenzo come Superiore generale, comprende il periodo che va dal 1656 al 1660. L’altra, scritta da padre Jean Gicquel, vice -Assistente, va dal 1650 al 1660. Nessuna delle due liste è completa, ma le date e gli argomenti indicati per le conferenze del mese di febbraio 1652, 1653, 1654 e inizio marzo 1655 lasciano pensare che Vincenzo, ogni anno, all’inizio della Quaresima, si rivolgeva ai suoi confratelli. Ecco un esempio tipico:

Febbraio 1652 Vivere bene la Quaresima

  • Obbligo di vivere la Quaresima con maggiore devozione e mortificazione rispetto a tutti gli altri cristiani.
  • Ciò che ciascuno pensa di fare per viverla bene (SV, Argomenti trattati nelle conferenze di San Lazzaro dal 1650 al 1660, ed. it., X, p. 717).

Vincenzo stesso ci ha detto che ogni anno, i membri delle Conferenze del martedì, avevano per tema: che cosa fare per passare santamente il tempo di Quaresima (SV, Ripetizione di orazione, n. ed. it., X, p. 81) e, sebbene si possano trovare solo alcune allusioni alla Quaresima nelle sue conferenze alle Figlie della Carità, è difficile pensare che non abbia trattato questo argomento anche con le Suore.

Purtroppo, nessuna conferenza sulla Quaresima di Vincenzo è giunta fino a noi. Ci sono riferimenti sparsi nelle sue lettere e in altri scritti ma, la maggior parte di quello che ha detto sulla Quaresima non l’abbiamo più. Coscienti dell’importanza che Vincenzo ha accordato al «Vivere bene la Quaresima», intraprendiamo un pellegrinaggio, un pellegrinaggio nel cuore, riflettendo su tre fonti importanti, presenti nella tradizione e nella spiritualità vincenziana: la direzione spirituale, il sacramento della Riconciliazione e la condivisione della fede.

La direzione spirituale

La direzione spirituale, aiuto sul cammino della nostra vita, consiste nel parlare semplicemente e in modo confidenziale con un direttore spirituale delle nostre gioie e delle nostre pene, delle nostre lotte quotidiane, dei nostri successi e dei nostri insuccessi. Per affrontare sentimenti profondi, preoccupazioni e problemi, poche cose sono più utili di un’anima amica”, che ci comprende e conosce le insidie che possono ostacolare il nostro cammino. Le lotte che sperimentiamo per questioni delicate, come la sessualità, sono spesso imbarazzanti, ma “parlarne onestamente” con un direttore spirituale maturo è di solito il primo passo da compiere per gestirle.

San Vincenzo spesso ha parlato della necessità della direzione spirituale. Il 23 febbraio 1650, egli ha scritto a Suor Giovanna Lepeintre: «È vero, Sorella, la direzione spirituale è molto utile. Da essa otteniamo consiglio nelle difficoltà, incoraggiamento nell’avversione, rifugio nella tentazione, forza nell’abbattimento; infine, è una fonte di beni e di consolazioni, quando il direttore è caritatevole, prudente ed esperto» (SV, Lettera del 23 febbraio 1650, in Opere, n.ed it, III, p. 527). Dall’altra parte, quando i problemi vengono repressi troppo a lungo, o quando tentiamo di affrontarli da soli, possono causare un’enorme confusione personale e alla fine esplodere. Vincenzo si rendeva conto che, purtroppo, la pratica della direzione spirituale, a volte, cade in disuso dopo l’ordinazione sacerdotale o l’emissione dei voti. Egli la raccomandava dunque in modo esplicito a coloro che venivano a San Lazzaro per i ritiri degli ordinandi (Coste XIII, 142).

L’obiettivo di parlare con una guida spirituale, espresso chiaramente fin dai tempi dei padri e delle madri del deserto, è semplice: si tratta della purezza del cuore. Vincenzo raccomandava quindi la direzione spirituale almeno alcune volte all’anno (cfr. Regole comuni della Congregazione della Missione X, 11), specialmente durante i ritiri o i tempi liturgici come la Quaresima.

Proprio come San Vincenzo de Paoli ha esortato così chiaramente tutti i Confratelli, le Suore e, in generale, tutte le persone consacrate ad avere un direttore spirituale, un’anima amica, caritatevole, prudente ed esperto, vorrei incoraggiare ogni membro della Famiglia vincenziana, consacrato o laico, ad avere un direttore spirituale che lo accompagni lungo il suo pellegrinaggio. San Vincenzo ha esortato le persone consacrate a non limitare la direzione spirituale unicamente al periodo iniziale della formazione – postulato, seminario interno, seminario – senza continuarla di seguito, ma di renderla parte del loro cammino spirituale per tutta la loro vita.

Ogni persona decide con il suo direttore spirituale la frequenza degli incontri per la direzione spirituale. Il nostro Fondatore ha suggerito almeno un paio di volte all’anno. Potrebbe essere ogni due o tre mesi. A questo proposito, le diverse Congregazioni appartenenti alla Famiglia vincenziana hanno le proprie Costituzioni e Statuti che parlano concretamente della direzione spirituale e di come realizzarla nella propria vita.

Il Sacramento della Riconciliazione

Papa Francesco ha posto un forte accento sulla misericordia di Dio. Si tratta della prima parola del suo motto: Miserando atque Eligendo (che potremmo tradurre liberamente nel seguente modo: «Per la scelta misericordiosa di Dio»). All’inizio del suo pontificato, durante l’Angelus della domenica, egli ha raccomandato ai suoi uditori il libro del cardinale Walter Kasper: La Misericordia, concetto fondamentale del Vangelo, chiave della vita cristiana.

Quattro secoli prima, anche San Vincenzo considerava la misericordia il cuore della buona Novella. Egli l’ha descritta come «…quella bella virtù della quale è scritto: “La caratteristica di Dio è la misericordia» (SV, Ripetizione dell’orazione del 2 e 3 novembre 1656, n. ed. it., X, p. 290).

Il sacramento della Riconciliazione è la celebrazione della misericordia di Dio verso ciascuno di noi. Si tratta di un dialogo rituale fra: 1) Dio che, nella sua grande misericordia, cerca continuamente di raggiungerci e 2) noi che riconosciamo il bisogno della sua misericordia. Egli assicura la pace a coloro che riconoscono umilmente i loro peccati.

Dire la verità con semplicità è fondamentale nel sacramento della Riconciliazione, così come lo è nella direzione spirituale. Noi andiamo a confessarci per esprimere semplicemente i nostri peccati davanti a Dio, persuasi che il Suo amore, che guarisce, ci raggiunge attraverso i segni sacramentali. La qualità della nostra relazione con un confessore dipenderà in gran parte dalla trasparenza con cui ci riveliamo. È dunque indispensabile che tale relazione sia caratterizzata da una rivelazione libera di noi stessi e dalla preoccupazione di evitare di conservare gli “angoli nascosti” della nostra vita.

San Vincenzo de Paoli ci interpella a ricorrere frequentemente al sacramento della Riconciliazione «per attendere alla conversione continua e ravvivare la nostra vocazione» (Costituzioni della Congregazione della Missione 45 § 2). Alla luce di questo incoraggiamento, ispirato dallo Spirito di Gesù, invito ogni membro della Famiglia vincenziana a incontrare personalmente e regolarmente Gesù nel sacramento della Riconciliazione.

Molti di voi, o forse la maggior parte di voi, si accostano a Gesù nel sacramento della Riconciliazione almeno una volta al mese o persino con più frequenza. Vorrei cogliere quest’occasione per esortare i membri della Famiglia vincenziana, che forse non hanno quest’abitudine di incontrare Gesù, regolarmente una volta al mese, nel sacramento della Riconciliazione, di rispondere all’invito di Gesù e farne una pratica regolare del loro cammino spirituale.

Condivisione della fede

Ai tempi di Vincenzo, le pratiche come la ripetizione dell’orazione e la pratica della revisione di vita davano ai membri della sua Famiglia spirituale l’opportunità di condividere frequentemente la loro fede e di riconoscere apertamente i loro errori. Nel corso del tempo, purtroppo, questi esercizi si sono formalizzati e sono diventati una routine e così gradualmente hanno perso la loro spontaneità e la loro vivacità.

Tuttavia, la condivisione della fede è sempre un valore. Lungo i secoli sono emersi vari modelli di condivisione della fede. Diversi Padri spirituali hanno insegnato un metodo o dei passi per aiutarci ad ascoltare la Parola di Dio, ad essere aperti a riceverla nei nostri cuori e a ricevere l’ispirazione dello Spirito per comprendere quello che Gesù ci dice personalmente attraverso il passaggio di un testo che ci viene dato. Poi, in tutta semplicità e umiltà, lo condividiamo con il gruppo o la comunità. È un “terreno sacro” dove ci sentiamo al sicuro, non giudicati, non criticati, ma ascoltati, accettati come alla pari, così come siamo in quel momento del nostro cammino spirituale. In un tale ambiente, in una tale comunità, in un tale incontro di condivisione della fede, approfondiamo la nostra relazione con Gesù, con noi stessi e con gli altri.

Vincenzo voleva che le condivisioni fossero sincere e concrete. Egli ha affermato:

«È una buona pratica scendere nei particolari delle cose umilianti, quando la prudenza permette di manifestarli ad alta voce. In tal modo se ne trae il vantaggio dovuto al superamento della ripugnanza che ognuno prova nello scoprire quello che la superbia vorrebbe tener nascosto. Sant’Agostino stesso svelò i peccati segreti della sua gioventù e ne compose un libro, perché tutti sapessero l’insolenza dei suoi errori e gli eccessi del suo libertinaggio. E quello strumento eletto, il grande apostolo san Paolo, rapito sino al cielo, non ha confessato di aver perseguitato la Chiesa? L’ha anche scritto, perché sino alla fine della storia si sapesse che era stato un persecutore» (SV, Ripetizione dell’orazione, l’umiltà, n. ed. it., X, p. 45).

Tra le altre forme di condivisione della fede che conoscete o praticate nelle vostre comunità o nei vostri gruppi, permettetemi di suggerirvi un modello, chiamato «sette tappe», uno schema che può essere utilizzato nelle nostre comunità o in un qualsiasi altro gruppo:

Sette tappe:

  • Ricordiamo la presenza di Dio.
    Si può iniziare con una preghiera o un canto.
  • Leggiamo un testo.
    Si può leggere un testo biblico, o un passaggio di San Vincenzo o di qualcos’altro.
  • Permettiamo a Dio di parlarci in silenzio.
    Rimaniamo in silenzio per un po’ di tempo e permettiamo a Dio di parlarci.
  • Scegliamo delle parole o delle frasi che ci colpiscono.
    Ogni persona sceglie una parola o una breve frase e la pronuncia ad alta voce nella preghiera, mentre gli altri rimangono in silenzio.
  • Condividiamo quanto abbiamo sentito nei nostri cuori.
    Che cosa ci ha colpito personalmente nella lettura o nella preghiera?
  • Parliamo di quanto, personalmente o come gruppo siamo interpellati a fare.
    C’è qualcosa che siamo interpellati a fare?
  • Preghiamo insieme.
    Terminiamo con una preghiera o un canto.

La condivisione della fede è “un terreno sacro”, dove ci leviamo i nostri calzari per metterci davanti a Gesù nella semplicità e nell’umiltà. La condivisione della fede non è un momento in cui, dopo aver ascoltato la Parola di Dio e meditato su di essa, facciamo una breve omelia o una breve esegesi del testo che abbiamo appena letto, assumendo il ruolo di un insegnante. La condivisione della fede consiste piuttosto nell’ascoltare e meditare quello che Gesù dice personalmente a ciascuno di noi, e poi condividerlo con il gruppo, o con la comunità.

Gesù è colui che guarisce, e noi siamo invitati a diventare guaritori, con le nostre ferite secondo il Suo cuore. È possibile condividere le nostre debolezze, le nostre sfide, le nostre preoccupazioni e le nostre lotte interiori con un gruppo, con la comunità, quando noi non ci sentiamo minacciati, giudicati o rifiutati, ma quando ci sentiamo profondamente rispettati, accettati, amati, in un ambiente in cui ci sentiamo veri fratelli e sorelle, amici che si aiutano sul cammino della vita.

Nelle nostre comunità di vita consacrata, il nostro modo abituale di stare insieme è probabilmente durante l’Eucaristia, la meditazione quotidiana, i tempi di preghiera in comune, i pasti, la ricreazione, le riunioni comunitarie, ecc.  Vorrei invitare le diverse Congregazioni di vita consacrata e tutti i rami laici della Famiglia vincenziana, a riflettere sulla possibilità di fare un incontro di condivisione della fede utilizzando il metodo più adeguato per ogni Congregazione o gruppo, scegliendo uno dei tanti metodi che conoscete o imparando uno nuovo. Il metodo che ho menzionato in questa lettera di Quaresima è un modello.

Ogni comunità potrà riflettere e decidere quante volte organizzare un incontro di condivisione della fede: una volta a settimana, una volta al mese, alcune volte all’anno, secondo il calendario liturgico o in qualsiasi altro momento che la comunità o il gruppo ritiene opportuno. Molte comunità e gruppi fanno già la condivisione della fede. Rivolgo questo invito e questo incoraggiamento a quelle comunità e ai gruppi in cui questa pratica non è ancora una realtà.

Insieme intraprendiamo un “pellegrinaggio nel cuore”. Una riflessione più approfondita sulla direzione spirituale, sul sacramento della Riconciliazione e sulla condivisione della fede e adottandoli come nostri “compagni di viaggio”, ci assicura che il nostro pellegrinaggio raggiungerà il suo obiettivo: unire il cuore di Gesù al nostro cuore per raggiungere il cuore di tutte le persone diventando evangelizzatori più efficaci dei poveri.

Vostro fratello in san Vincenzo,

Tomaž Mavrič, CM
Superiore generale

 

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