Quinta domenica del Tempo Ordinario C

da | Feb 6, 2010 | Liturgia, Uncategorized | 0 commenti

Ogni persona ha il dono della vocazione per servire la Chiesa

p. Giorgio Bontempi c.m.

Isaia 6, 1 – 2a.3 – 8

Salmo 137

1Corinti 15,1 – 11

Luca 5,1 – 11

Lectio

Al centro della tematica di questa domenica c’è il tema della chiamata. La chiamata del profeta Isaia e la chiamata degli apostoli.

La prima narrata con il contorno dell’angeologia, una caratteristica teologica ebraica che serviva ad immaginare il paradiso. Di questo quadro parecchi tratti sono passati anche nell’escatologia cristiana. Escatologia è quella parte della teologia che tratta delle cose ultime: morte, giudizio, inferno e paradiso.

Tutti coloro che di questi argomenti sono fermi alle conoscenze del catechismo di Pio X, farebbero bene ad aggiornarsi alla teologia del Concilio Vaticano II°, è nel proprio interesse procedere in questa linea.

Per offrire un aiuto propongo la lettura di un testo, che seguo nella catechesi parrocchiale sul tema in questione: GISBERT GRESHAKE, Vita – più forte della morte. Sulla speranza cristiana, Brescia, Queriniana, 2009. € 14,50.

Riprendiamo la lectio.

Il profeta risponde alla chiamata del Signore anche se riconosce la sua incapacità. Ma è il Signore che chiama, il profeta sarà uno strumento nelle sue mani.

Questo avviene anche per i discepoli: questi, pur avendo una notevole esperienza nel loro mestiere di pescatori, obbediscono al Signore. Anch’essi divengono strumenti nelle sue mani e, proprio per questi saranno “pescatori di uomini”. Che cosa significa? Gli antichi credevano – fino a Galileo – che la terra fosse piatta e che al di sopra di questa vi fossero le acque superiori, dalle quali era causata la pioggia. Invece sotto la terra vi erano le acque inferiori: mari fiumi e laghi.

Gli antichi credevano che sotto le acque inferiori vi fossero le potenze del male. Ecco perché “pescatori di uomini. La comunità cristiana, in forza della morte e della risurrezione del Signore, avrebbe tolto l’umanità dal potere del male.

Infine gli apostoli rappresentano, nel racconto di Luca, i cristiani che, scoperta la loro chiamata, pongono il Signore al di sopra di tutto, per seguirlo nel posto a loro assegnato, per l’utilità comune.

Invece il brano della prima lettera ai Corinzi, ricorda il linguaggio usato dalle prime comunità cristiane, per esprimere la propria fede.

Meditatio

Io penso che nella Chiesa, almeno nella Chiesa italiana, non ci sia stato un periodo in cui non si sia pregato così tanto per le vocazioni e non vi sia stato un tempo in cui di vocazioni ce ne sia state così poche! Ma di quali vocazioni si parla? In questo caso si parla della vocazione a divenire prete, frate, suora, monaco o monaca. Ma le vocazioni nella Chiesa non si riducono soltanto ai precedenti stati.

Infatti anche il matrimonio è una vocazione. Ci sarebbe molto da dire su come ci si prepara nelle chiese locali a rispondere alla chiamata alla vita coniugale, oppure a come non ci si prepara….con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti!!

Allora è importante che nelle comunità ecclesiali si educhino i ragazzi ed i giovani a rispondere alla chiamata che il Padre rivolge loro: a rispondere subito. Urge far loro comprendere che, rispondere subito alla chiamata significa raggiungere la felicità in questa vita (il centuplo, come scrive il Vangelo), questo è fondamentale da far comprendere a giovani che “giocano” ad essere felici, ma che, in realtà, sono infelici.

La testimonianza di cristiani felici è fondamentale per l’orientamento vocazionale.

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