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Comunicare il carisma oggi

da | Ott 4, 2021 | Formazione vincenziana | 0 commenti

Sono passati 90 anni dal primo radio messaggio “A tutte le genti e a ogni creatura” di Pio XI del 12 febbraio 1931. Da allora la Chiesa ha sempre avuto un’attenzione particolare alle nuove tecnologie in ambito comunicativo. Nel 1998 infatti San Giovanni Paolo II veniva ritratto seduto davanti un computer con il logo della Santa Sede e puntava l’attenzione su come il digitale fosse la nuova frontiera dell’evangelizzazione. Lo stesso Papa Benedetto XVI pubblicò il suo primo tweet 12 dicembre 2012 e Papa Francesco nel 2016 ha invece aperto un account su una piattaforma prettamente giovanile come Instagram.

Ogni capo della Chiesa ha riconosciuto negli strumenti tecnologici in ambito comunicativo una grande possibilità di comunicare il Vangelo a tutti affinché la missione della Chiesa sia sempre promossa con l’ardore necessario a raggiungere tutti in ogni angolo della terra e a dar voce agli emarginati di questa società.

Già nell’Istruzione Pastorale Communio et Progressio pubblicata per disposizione del Concilio Ecumenico Vaticano II, nel 1971: stampa, cinema, radio e televisione venivano riconosciuti come dei “doni di Dio”, (1) destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza.

E 20 anni dopo nell’Istruzione Pastorale «Aetatis Novae» possiamo leggere l’invito concreto a usare i media come strumento pastorale:

“Il lavoro dei media cattolici non è soltanto un’attività supplementare che si aggiunge a tutte quelle ella Chiesa: le comunicazioni sociali hanno infatti un ruolo da giocare in tutti gli aspetti della missione della Chiesa. Così non ci si deve accontentare di avere un piano pastorale per la comunicazione, ma è ecessario che la comunicazione sia parte integrante di ogni piano pastorale perché esse di fatto ha un contributo da dare ad ogni altro apostolato, ministero o programma.”

Del resto lo stesso San Vincenzo usava i mezzi di comunicazione del suo tempo per fare in modo che le vincenziani restasse uniti e mantenesse viva la missione verso i poveri. È proprio grazie alle sue numerose lettere che oggi possiamo conoscere il pensiero del nostro fondatore e attingere alla sua santità.

Pensiamo a quanto sono stati utili i social durante le emergenze come quella del Covid19 o il recente terremoto ad Haiti. Senza gli strumenti di comunicazione attuali avremmo avuto difficoltà a raggiugere molte famiglie isolate e bisognose o a far sentire il nostro sostegno ai missionari nelle missioni più lontane.

Ovviamente non è intenzione di questo articolo porre un eccessivo entusiasmo sulla virtualizzazione delle relazioni. Al contrario è proprio la conoscenza accurata del mezzo che ci permette di capirne pregi e difetti. Spesso l’uso eccessivo di comunicazioni basate solo sull’uso della tastiera abbassa i livelli di empatia. L’empatia è la qualità necessaria per un cuore compassionevole, ma allo stesso tempo oggi è utile dare testimonianza della carità attraverso i social.

Questi strumenti invocano la nostra responsabilità sia nel saperli usare, come “dono di Dio” sia come mezzi utili a qualcosa di più profondo: e cioè la possibilità che di danno di raggiungere il cuore degli sconosciuti e invitarli a fare esperienza diretta dell’amore di Dio.

Infatti un utilizzo consapevole degli strumenti digitali non ha come scopo quello di sostituirsi all’incontro in carne ed ossa, al contrario: hanno lo scopo di facilitarlo superando, in un primo momento, le barriere dello spazio e del tempo.

Papa Francesco ci guida in questo grande equilibrio tra messaggio evangelico digitale e responsabilità incarnata, infatti nel Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Cociali ci di che “La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale.”

Solo mettendo al centro la persona e il progetto che Dio ha su di essa che possiamo comprendere al meglio l’opportunità data dalle tecnologie, ma serve impegnarsi in prima persona non solo come utenti, ma anche come promotori e conoscitori di un mondo che ormai è diventato reale e pervasivo. Se vogliamo che tutti accedano alla Salvezza è importante che ognuno di noi testimoni Gesù Cristo nel continente digitale!

Girolamo Grammatico
Fuente: Nuntia, número de agosto de 2021.

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