Oggi, 7 febbraio, è la memoria liturgica della Beata Rosalia Rendu, Figlia della Carità. Ebbe numerosi collaboratori ed estimatori tra cui il Beato Federico Ozanam, fondatore della “Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli”.

Jeanne Marie Rendu nasce il 9 settembre 1786 a Confort, cantone di Gex, nel Giura. È la prima di quattro bambine. I genitori, piccoli proprietari montanari dalla vita semplice, godono di una certa agiatezza e di una reale stima in tutto il paese. Jeanne Marie è battezzata lo stesso giorno della nascita nella chiesa parrocchiale di Lancrans. Il suo padrino per procura è Jacques Emery, amico di famiglia e futuro superiore generale dei Sulpiziani a Parigi.

Jeanne Marie Rendu ha tre anni quando scoppia la Rivoluzione in Francia. Dal 1790 viene imposta con giuramento l’adesione alla Costituzione civile del clero. Numerosi sacerdoti, fedeli alla Chiesa, rifiutano il giuramento. Sono perciò cacciati dalle loro parrocchie. Alcuni sono messi a morte, altri costretti a nascondersi per sottrarsi alle ricerche dei rivoluzionari.

La casa della famiglia Rendu diviene un rifugio per i sacerdoti refrattari. Il Vescovo di Annecy vi trova asilo sotto il nome di Pietro. Jeanne Marie è incuriosita dal fatto che questo domestico sia trattato meglio degli altri. Una notte, scopre che egli celebra la messa. Si dispiace per non aver saputo prima la verità.

Qualche tempo dopo, in una discussione con la mamma, ha uno scatto improvviso accompagnato da una frase minacciosa: “Stai attenta, mamma, altrimenti dirò che Pietro non è Pietro”. La signora Rendu per evitare ogni indiscrezione da parte della figlia, la mette al coerente della situazione.

È in quest’atmosfera di fede solida, continuamente esposta al pericolo di essere denunciata, che Jeanne Marie viene educata. Farà la prima comunione di notte, nella cantina della casa paterna, al lume di candela. Tale clima eccezionale forgia il suo carattere.

La morte del padre, il 12 maggio 1796, e quella della sorellina di quattro mesi, il 19 luglio dello stesso anno, sconvolgono la famiglia. Jeanne Marie, conscia della responsabilità di figlia maggiore, aiuta la mamma, in modo particolare nella cura delle sorelle più piccole.

All’indomani del Terrore a poco a poco gli animi si calmano, la vita riprende il suo corso normale. La signora Rendu, preoccupata dell’educazione della figlia maggiore, la manda presso le Suore Orsoline a Gex. Jeanne Marie vi rimane due anni. Durante le sue passeggiate in città, scopre l’ospedale dove le Figlie della Carità curano i malati. Osservandole matura il desiderio di andare ad aiutarle. La madre acconsente che Jeanne Marie, nonostante la sua giovane età, faccia un tirocinio in questo luogo di sofferenza. Lì, la chiamata di Dio che la ragazza sentiva, da diversi anni, si precisa: sì, sarò Figlia della Carità. 

Nel 1802 Armande Jacquinot del villaggio di Lancrans confida all’amica che si prepara a partire per Parigi per entrare nella Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paul. Jeanne Marie coglie l’occasione e supplica la mamma di lasciar partire anche lei. Dopo il consiglio del Signor de Varicourt, parroco-decano di Gex, la signora Rendu, felice e tuttavia molto commossa per la vocazione della figlia, acconsente alla sua richiesta.

Il 25 maggio 1802, Jeanne Marie arriva alla Casa Madre delle Figlie della Carità in rue du Vieux Colombier a Parigi. Sta per compiere sedici anni! La riapertura del Seminario (noviziato, soppresso dai Rivoluzionari), ha avuto luogo nel dicembre del 1800.

Al loro arrivo, le viaggiatrici sono accolte da altre 50 giovani impegnate nella formazione.

La sua salute è scossa sia da una tensione spirituale, sia dalla mancanza di esercizio fisico. Su consiglio del medico e del signor Emery, suo padrino, Jeanne Marie viene mandata nella casa delle Figlie della Carità del quartiere Mouffetard per essere al servizio dei poveri. Vi resterà 54 anni!

La sete di azione, di dedizione, di servizio che arde nel cuore di Jeanne Marie non può trovare un terreno più propizio al suo appagamento, di questo quartiere parigino, che — a quell’epoca — era il più miserabile della capitale in piena espansione: povertà nelle sue diverse forme, miseria psicologica e spirituale, malattie, indigenza, abitazioni insalubri sono le condizioni degli abitanti che fanno sforzi continui per sopravvivere.

Jeanne Marie, divenuta ormai Suor Rosalia, vi fa “il suo apprendistato” accompagnando le Suore nella visita ai malati e ai poveri. Frattanto, si impegna nella catechesi e insegna a leggere alle bambine accolte gratuitamente a scuola. Nel 1807 Suor Rosalia, accompagnata dalle Suore della sua comunità, con emozione e profonda gioia, s’impegna, con voto, al servizio di Dio nei poveri. Nel 1815 Suor Rosalia diviene Superiora della comunità di rue des Francs Bourgeois, che sarà trasferita, due anni dopo in rue de l’Epée de Bois per ragioni di spazio e di funzionalità. Potranno allora rivelarsi tutte le sue qualità di dedizione, di autorevolezza, di umiltà, di compassione, le sue capacità organizzative. I suoi poveri, come lei li chiama, sono sempre più numerosi in quell’epoca di eventi tumultuosi. Le rovine di un liberalismo economico trionfante accentuano la miseria delle persone emarginate. Ella invia le Suore in tutti i luoghi reconditi della parrocchia Saint Medard per portare viveri, indumenti, medicinali e portare ai poveri una parola di conforto.

Per venire in aiuto a quanti soffrono, Suor Rosalia apre un dispensario, una farmacia, una scuola, un orfanotrofio, un nido, un centro di assistenza per le giovani operaie, una casa di cura per gli anziani poveri. Presto tutta una rete di opere caritative si costituirà per arginare la povertà.

Il suo esempio stimola le consorelle, alle quali sovente ripete loro: “La Figlia della Carità deve essere come un paracarro sul quale tutti quelli che sono stanchi hanno il diritto di deporre il loro fardello”. La sua vita è così semplice e povera da lasciar trasparire con naturalezza la presenza di Dio. 

La sua fede, salda come roccia e limpida come sorgente, le rivela Gesù Cristo in ogni circostanza, facendole sperimentare una radicale convinzione di San Vincenzo: “Dieci volte al giorno; andrete a visitare un povero; dieci volte vi troverete Dio… Voi andate in povere case, ma vi trovate Dio”. La sua vita di preghiera è intensa; come afferma una suora, “ella viveva continuamente alla presenza di Dio: anche se aveva una missione difficile da compiere, eravamo sicure di vederla salire in cappella o di trovarla in ginocchio nel suo ufficio”.

È attenta ad assicurare alle sue compagne il tempo per l’orazione, ma bisogna “Lasciare Dio per Dio” come Vincenzo de Paul aveva insegnato alle sue Figlie. Accompagnando, infatti, una suora per una visita di carità, l’invita dicendo: “Sorella cominciamo la nostra orazione” indica con poche parole semplici e chiare la trama ed entra in un gran raccoglimento.

Come la monaca nel chiostro, Suor Rosalia cammina col suo Dio: gli parla di quella famiglia caduta in miseria, perché il padre non ha più lavoro, di quel vecchietto che rischia di morire solo nella mansarda: “Mai faccio così bene l’orazione come per strada” dice. “I poveri stessi notavano il suo modo di pregare e di agire”, riferisce una delle sue compagne. “Umile nella sua autorità, riprendeva con delicatezza ed aveva il dono di consolare. I suoi consigli, dettati dalla giustizia e dati con tutto il suo affetto, penetravano negli animi”.

È molto attenta nel modo di accogliere i poveri. Il suo spirito di fede vede in loro “i nostri signori e padroni”. “I poveri vi insulteranno. Più sono grossolani, più voi dovete essere dignitose”, dice. “Ricordatevi che quei cenci nascondono Nostro Signore”. I superiori le mandano postulanti e giovani suore per la formazione. Affidano alle sue cure per un certo tempo alcune suore un po’ difficili o fragili. Ad una delle sue sorelle in difficoltà un giorno suggerisce un consiglio, che rivela il segreto della sua vita: “Se vuole che qualcuno la ami, sia lei ad amare per prima e se non ha nulla da donare, doni se stessa”. Aumentando il numero delle consorelle, l’ufficio di beneficenza diviene una casa di carità con un ambulatorio e una scuola. Ella vi vede la Provvidenza di Dio.

La sua notorietà raggiunge presto tutti i quartieri della capitale, e le città di provincia. Suor Rosalia sa circondarsi di collaboratori devoti, efficaci e sempre più numerosi. Rapidamente affluiscono le offerte, perché i ricchi non sanno resistere a questa donna così persuasiva. Anche i sovrani che si sono succeduti alla guida del paese, l’hanno avuta sempre presente nelle loro elargizioni. Le Dame della Carità l’aiutano nelle visite a domicilio. Si vedono spesso nel suo parlatorio Vescovi, sacerdoti, l’ambasciatore di Spagna Donoso Cortes, Carlo X, il generale Cavaignac, i più ragguardevoli uomini di stato e di cultura, fino all’imperatore Napoleone III con la sua consorte; studenti di diritto, di medicina, gli allievi del politecnico, delle normali e delle altre importanti scuole: vengono a cercare da suor Rosalia informazioni, raccomandazioni, oppure prima di fare un’opera buona domandano a quale porta devono bussare. Tra di loro il beato Federico Ozanam, confondatore della “Conferenza di San Vincenzo de Paul”, e il venerabile Jean Léon Le Prevost, futuro fondatore dei Religiosi di San Vincenzo de Paul, conoscono bene la strada del suo ufficio e con gli altri loro amici vengono a cercare da Suor Rosalia i consigli per intraprendere i loro progetti. Ella è al centro di un movimento di carità che caratterizzò Parigi e la Francia nella prima metà del secolo XIX. 

L’esperienza di Suor Rosalia è inestimabile per quei giovani: orienta il loro apostolato, guida il loro andare e venire nel sobborgo, dà loro indirizzi di famiglie nel bisogno scegliendoli con cura.

Si rivolge anche alla Superiora del Bon Sauveur di Caen e le chiede di accogliere numerose persone. È particolarmente attenta ai sacerdoti e alle religiose colpite da turbe psichiche. La sua corrispondenza è breve, ma commovente per la delicatezza, la pazienza e il rispetto verso quei malati.

Le prove non mancano nel quartiere Mouffetard. Le epidemie di colera si succedono. La mancanza di igiene e la miseria favoriscono la loro virulenza. In modo particolare, nel 1832 e 1846, la dedizione e i rischi corsi da Suor Rosalia e dalle sue Figlie hanno colpito l’immaginazione della gente: È stata vista raccogliere i corpi abbandonati nelle strade. Durante le sommosse del luglio 1830 e febbraio 1848, vengono erette barricate e lotte sanguinose oppongono il potere ad una classe operaia scatenata. Monsignor Affre, Arcivescovo di Parigi, volendo interporsi tra i belligeranti, viene ucciso. Suor Rosalia soffre: sale anche lei sulle barricate per soccorrere i combattenti feriti di qualunque campo siano, senza paura alcuna, rischia la vita negli scontri. Il suo coraggio e il suo spirito di libertà s’impongono all’ammirazione di tutti.

Quando viene ristabilito l’ordine, ella cerca. di salvare molti di quegli uomini che conosce e che sono vittime di una feroce repressione. Viene molto aiutata dal dottor Ulysse Trélat, sindaco del circondario, un autentico repubblicano, anche lui molto popolare. Nel 1852 Napoleone III decide di consegnare a Suor Rosalia la Croce della Legione d’onore: ella è pronta a rifiutare quest’onore personale ma il superiore dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità, Padre Etienne, l’obbliga ad accettare.

Sebbene di salute cagionevole, Suor Rosalia non ha mai preso un istante di riposo, finendo sempre col superare fatiche e febbri. L’età, un’accentuata debilitazione, il cumulo dei compiti finiscono col vincere la grande resistenza e la forte volontà di Suor Rosalia. Durante gli ultimi due anni di vita, diviene progressivamente cieca. Muore il 7 febbraio 1856, dopo una breve malattia.

Grande è l’emozione nel quartiere, in tutti gli ambienti sociali a Parigi e in Provincia. Dopo la celebrazione dei funerali nella chiesa di Saint Medard, la sua parrocchia, una folla immensa e commossa segue le sue spoglie fino al cimitero di Montparnasse. Tutta questa gente viene per manifestare la sua ammirazione per l’opera compiuta e il suo affetto per questa Suora straordinaria.

Numerosi articoli di stampa vengono a testimoniare l’ammirazione, persino la venerazione che Suor Rosalia aveva suscitato. Giornali di ogni tendenza si fanno eco dei sentimenti del popolo.

L’Univers,principale giornale cattolico dell’epoca, diretto da Louis Veuillot, scrive fin dall’8 febbraio “I nostri lettori comprenderanno l’importanza della disgrazia che ha colpito la classe povera di Parigi: essi aggiungeranno i loro suffragi alle lacrime e alle preghiere dei poveri”.

Il Constitutionnel,giornale della sinistra anticlericale, non esita ad annunciare la morte di questa Figlia della Carità: “I poveri del 12 circondario hanno subìto una gravissima perdita: Suor Rosalia, superiora della comunità di rue de l’Epée de Bois, è deceduta ieri in seguito ad una lunga malattia. Da moltissimi anni questa rispettabile religiosa era la provvidenza delle classi povere, numerose in questo quartiere”. 

Il giornale ufficiale dell’impero, le Moniteur, loda l’azione caritatevole di questa Suora: “Gli onori funebri sono stati resi a Suor Rosalia con un fulgore insolito. Per cinquantadue anni, la santa donna è stata molto ospitale in un quartiere in cui ci sono un’infinità d’infelici da soccorrere e tutti i poveri, riconoscenti, l’hanno accompagnata in chiesa e al cimitero. Un picchetto d’onore ha partecipato al corteo”.

I visitatori affluiscono numerosi al cimitero Montparnasse. Vengono a raccogliersi sulla tomba di colei che fu la loro Provvidenza. Ma siccome è difficile trovare il recinto riservato alle Figlie della Carità, il corpo viene trasportato in un luogo molto più accessibile, più vicino all’ingresso del cimitero. Sulla tomba semplicissima, sormontata da una grande Croce, sono incise queste parole: “A Suor Rosalia, i suoi amici riconoscenti, i ricchi e i poveri”. Mani anonime hanno ornato di fiori questa tomba e continuano a farlo: omaggio discreto ma durevole, reso a quest’umile Figlia di San Vincenzo de Paul.


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