IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE, di P. Giorgio Bontempi, CM

da | Mar 5, 2016 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Giousè 5,9-12;
Salmo 33;
2Corinzi 5,17-21;
Luca 15,1-3.11-32

Lectio

La  nota parabola del “figlio prodigo” è un esempio di come ci si deve rapportare con Dio.
Nessuno dei due figli, menzionati nel brano evangelico,  ha compreso il modo di rapportarsi con Dio, loro padre. Eppure costituivano un nucleo familiare unito di molti anni, perché i due figli sono maggiorenni, perché in grado di ereditare e costruirsi una vita indipendente dalla famiglia paterna.
Il figlio minore sogna di gestirsi la vita, di fare, come si direbbe oggi, quello per cui è portato, senza farsi “condizionare” dal padre.
Il secondo figlio, il maggiore, non ha avuto il coraggio di scegliere autonomamente per il suo futuro ed allora, come tutti i “deboli” che appaiono “forti”, agli occhi degli sprovveduti, ha vissuto nell’obbedienza al padre, svolgendo puntualmente ed anche bene il proprio lavoro, è quello che si definirebbe il figlio “modello” ma, egli ha coperto in tutti quegli anni il suo vero volto………
Nessuno dei due figli ha scoperto la vera natura del padre, purtroppo il  maggiore non la condivide neppure quando questi la rende manifesta, con l’invitarlo ad entrare alla festa per il ritorno del fratello minore.
Il contesto di questa parabola sono le persecuzioni alle quali erano sottoposte le comunità cristiane, per ordine degli imperatori romani.
In questi frangenti capitava che non tutti rimanessero fedeli al Vangelo ma, che qualcuno, per timore della tortura, rinnegasse la fede. Ma, terminate le persecuzioni, queste persone “deboli” (= lapis) chiedessero di essere riammessi nelle comunità cristiane. Naturalmente emersero le reazioni di coloro a cui le persecuzioni avevano ucciso le persone piú care. Ma, all’interno delle comunità ci ci si chiese, come si fosse comportato Gesù. È qui che qualcuno iniziò il racconto della parabola del figlio prodigo.

Meditatio

Dopo questa “lunga” Lectio domandiamoci quale sia il rapporto che abbiamo con Dio?
È quello del figlio minore?
È quello del figlio maggiore?
Siamo coscienti che l’amore del Padre è gratuito oppure, come il figlio maggiore, siamo tra coloro che intendono “meritare” il paradiso
L’amore vero non si merita, si riceve e basta!
È solo quando si è fatto l’esperienza dell’amore vero ricevuto gratuitamente nella vita che, senza la falsa umiltà, si ammettono i propri sbagli, i limiti e tutto ciò che  c’impedisce di vivere il Vangelo e di compiere la volontà del Padre.
Altrimenti saremo tra coloro che si preoccupano che nessuno gli sminuisca la fama: che tristezza. Ricordo, a tal proposito, il solito “arrivista” che si era “costruito” una fama, che mi mandò a dire che non mi permettessi di infangargliela…….aveva paura. Forse ogni giorno ne avrà sempre di più di paura, lui è coloro che hanno contribuito a che certe situazioni si perpetuino.

Buona domenica

Prima lettura
Gs 5,9-12
Dal libro di Giosuè
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Salmo responsoriale
Sal 33

R.: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
Seconda lettura
2Cor 5,17-21
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Vangelo
Lc 15,1-3.11-32
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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