Domenica dopo il Natale del Signore Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe Di p. Giorgio Bontempi c.m.

da | Dic 27, 2014 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Genesi 15,1-6; 21,1-3;
Salmo 104;
Ebrei 11,8.11-12.17-19;
Luca 2,22-40

Lectio

Abramo, Simeone, Anna ed i genitori di Gesù. I primi tre personaggi sono in difficoltà nel rapportarsi a Dio, perché Abramo e Anna non hanno figli e quindi in Israele, sono considerati peccatori ai quali Dio ha fa scontare il peccato tramite la condanna alla sterilità, considerata dagli ebrei una maledizione divina. Simeone invece è un giusto, cioè una persona che cerca di compiere la volontà di Dio, ma sembra, da quanto è scritto nel testo del brano evangelico in questione che sia un uomo solo, che sia una persona ai margini del popolo d’Israele anche se giusto e pio.
Infine l’atteggiamento dei genitori di Gesù sottolineato dall’autore del vangelo: non capivano. Questo significa che anche Maria e Giuseppe, al contrario di quanto afferma una tradizione pseudo spirituale, hanno dovuto compiere un cammino per comprendere chi fosse realmente Gesù.

Meditatio

Riprendiamo il discorso sul significato del Natale del Signore. Dio si rivela agli ultimi, a coloro che si pongono come uditori attenti della sua Parola.
Dio agisce in modo nettamente contrario all’interpretazione della legge di Mosé che ne davano i farisei, gli scribi ed i sacerdoti del tempio di Gerusalemme: nel rapporto con Dio ciò che conta è il cuore, non l’osservanza della legge.
Infatti Dio non si ama perché si osserva la legge, ma si ama perché ci si sente figli.
È proprio questo il motivo che è costato la vita a Gesù: le autorità ebraiche non volevano assolutamente che Dio fosse annunziato come il padre, ma lo spietato esecutore della legge di Mosè. Questo è il movente che ha condotto Gesù alla crocifissione.
Anche Maria e Giuseppe, come molti all’interno del popolo ebraico, non  riuscivano ancora a capire chi fosse Gesù.
La parola di Dio ci suggerisce che, nella vita, ciò che conta soprattutto è compiere la volontà del Padre. Solo questo ci farà vivere sereni, non ostante le difficoltà della vita.

Prima lettura
Gen 15,1-6; 21,1-3

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

Salmo responsoriale
Sal 104

Rit.: Il Signore è fedele al suo patto.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

Seconda lettura
Eb 11,8.11-12.17-19

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Vangelo
Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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