Seconda domenica del Tempo Ordinario A Di p. Giorgio Bontempi c.m.

da | Gen 17, 2014 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Isaia 49,3.5-6;
Salmo 39;
1Corinzi 1,1-3;
Giovanni 1,29-34

Lectio

Anche in questa seconda domenica del Tempo Ordinario, tempo che simboleggia la quotidianità della vita in cui dobbiamo mettere in pratica la parola di Dio, il Battista è visto come il testimone della venuta del messia, nella persona di Gesù di Nazareth. Questi è colui che è stato annunziato al popolo di Dio dagli antichi profeti (1 lettura) ed è colui che ha approvato l’operato di Giovanni battista e, come Giovanni, è stato ucciso perché testimone della verità, contro l’ingiustizia sociale e religiosa vigente in Israele ad opera degli integralisti del tempo: scribi, farisei, dottori della Legge e sacerdoti del tempio di Gerusalemme.
Per questo rifiuto da parte dei capi del popolo ebraico e dell’omertà della base al processo contro Gesù, Israele sarà sostituito, come popolo di Dio da un nuovo popolo: la comunità cristiana. È proprio alla comunità cristiana, quella di Corinto che Paolo, nel porgerle il saluto ricorda che, in forza del proprio battesimo, ogni cristiano è chiamato a seguire il Signore, a compiere la volontà del Padre e a servire la chiesa secondo i doni che lo Spirito santo a elargito ad ognuno (la vocazione al matrimonio, alla vita comunitaria, ad essere prete, diacono monaco ecc..).

Meditatio

Il Tempo Ordinario (XXXIV settimane) diviso in due parti: quella che stiamo vivendo (dalla domenica del Battesimo del Signore al martedì che precede il mercoledì delle Ceneri) e la seconda parte (dal lunedì che segue la solennità della Pentecoste al sabato che precede la prima domenica di Avvento), è il tempo liturgico che simboleggia la quotidianità della vita in cui un cristiano cerca di mettere in pratica la parola di Dio. Per essere un vero testimone, ricordiamone il metodo:

1. il cristiano è testimone, con l’esempio, che il Signore è risorto, che il Signore è vivente nella gloria del Padre.

2. Questa affermazione dev’essere frutto di una esperienza, cioè dell’incontro quotidiano con risorto nel volto dei fratelli e nella celebrazione dell’eucaristia: ciò che celebriamo esprime ciò che crediamo!

3. Quindi l’affermare che il Signore vive non è un asserto di una persona che lo attesta sulla parola di un altro (spesso abbiamo confuso la fede con questo modo di pensare), ma è la conseguenza del mio rapporto con il risorto, della mia storia della salvezza. Io affermo la risurrezione perché ho incontrato il risorto!

4. Da questa esperienza unica e fondamentale del cristiano scaturiscono la benevolenza verso gli altri e il rifiuto di ogni integralismo, la riconoscenza verso Dio, che si è conosciuto come il Padre di tutti, credenti e non credenti, buoni e meno buoni ecc…che pone ogni impegno per portare tutti in Paradiso, lo stupore nel cogliersi sevo inutile nel cantiere del Padre che costruisce il suo regno in modo meraviglioso.

5. Infine il cristiano che ha incontrato il risorto, proprio perché si coglie con grande gioia servo inutile, non è geloso ma gode nel vedere lo Spirito che opera per mezzo degli altri fratelli; non è presuntuoso, perché non soffre del senso d’inferiorità nei confronti dei fratelli che hanno competenza nei vari ambiti, ma ammette i propri limiti e, con gioia e umiltà, impara da dai fratelli.

Viviamo con gioia ed umiltà il nostro essere parte della Chiesa.

Buona domenica.

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