XX domenica del Tempo Ordinario B

da | Ago 18, 2012 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

XX domenica del Tempo Ordinario B

Di p. Giorgio Bontempi c.m.

Proverbi 9,1 – 6

Dal Salmo 33

Efesini 5, 15 – 20

Giovanni 6, 51 – 58

 

Meditatio sul ben celebrare l’eucaristia

Continuiamo a riflettere sulla celebrazione dell’eucaristia.

Secondo le fonti antiche celebrare significa riunirsi insieme a modo di festa.

Quando noi – Chiesa, la comunità dei battezzati – ci riuniamo per celebrare l’eucaristia, specialmente nel giorno del Signore: la pasqua settimanale, la domenica, costituiamo un’assemblea celebrante, al cui interno sono svolti i vari ministeri: quello della presidenza, dei lettori, dei cantori, degli accoliti, di coloro che presentano le offerte all’interno della processione offertoriale, dell’assemblea stessa che dialoga con Dio, nel canto nelle parole e nei gesti che compie.

Questo è il motivo perché ad una persona che fa parte dell’assemblea celebrante non è consentito compiere gesti o pregare personalmente – al di fuori dei momenti del sacro silenzio – che non siano le parole ed i gesti dell’assemblea celebrante.

Per questo tutti dovremmo stare seduti e in piedi a seconda del momento che stiamo celebrando.

La celebrazione dell’eucaristia è composta da due mense: quella della parola di Dio e quella della frazione del Pane.

La prima mensa, a cui l’assemblea si nutre, inizia con il canto che apre la celebrazione e termina con la preghiera dei fedeli. All’interno di questa sono proclamate le tre letture; durante le prime due si sta seduti: atteggiamento dell’ascolto, invece alla proclamazione del vangelo si sta in piedi.

Stare in piedi: questo atteggiamento significa nella tradizione cristiana antica: essere risorti con Cristo mediante il battesimo ed essere pronti a seguire il Signore! Altro che atteggiamento irriverente, o di importanza inferiore a quello dello stare in ginocchio!!!

Anzi, durante la celebrazione della pasqua settimanale, qual è l’eucaristia, non si dovrebbero assumere atteggiamenti penitenziali, perché siamo in festa!!!!

Ci sono coloro che si fanno guidare dalle celebrazioni del papa, per come stare alla Messa e come ricevere la comunione. Debbo far presente che le attuali celebrazioni papali, non sono più quelle belle, ariose e secondo la riforma liturgica, che vedevamo con il Beato Giovanni Paolo II, che era attorniato dai migliori esperti del settore. Oggi assistiamo ad una decadenza…

La seconda mensa inizia con i riti d’offertorio e si conclude con il sacro silenzio dopo la comunione.

Alla processione offertoriale, che rappresenta la comunità riunita che segue il Signore, per compierne la volontà, si portano solo le cose che servono alla celebrazione: ostie e vino, non si porta il calice, a meno che dentro non ci sia il vino.

Tutto il resto è il segno della carità che la comunità esprime verso i poveri. Altro non ha senso.

I cosiddetti simboli dell’impegno dei vari gruppi, si presenteranno dopo il sacro silenzio che segue la distribuzione della comunione.

I canti debbono esprimere il momento che si sta celebrando, per cui i canti mariani, si possono fare solo alla fine della celebrazione, anche se, sarebbe opportuno eseguire un canto che parla della fine della celebrazione.

Squallido quando, durante l’offertorio si sente eseguire l’Ave Maria!!!

Ai riti d’offertorio segue la preghiera eucaristica: questa inizia con il Prefazio e termina con la Gloria, la vera elevazione dei doni: Per Cristo con Cristo ed in Cristo…

Durante la Preghiera eucaristica, che nella Messa prima del Concilio, il prete diceva sotto voce, come d’altronde, tutto il resto della Messa, l’assemblea celebrate dialoga con colui che presiede, perché anche la preghiera eucaristica è proclamata a nome di tutti, infatti chi presiede usa sempre il noi!

Alla consacrazione il prete chiede al Padre che mandi lo Spirito santo a trasformare il pane e il vino in Cristo risorto. Egli richiede a nome della Chiesa.

Il resto lo proporrò in un’altra occasione, perché altrimenti la meditazione diventa troppo lunga.

Buona domenica.

 

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