XV domenica del Tempo Ordinario A

da | Lug 9, 2011 | La Parola per la Chiesa | 1 commento

XV domenica del Tempo Ordinario A

Di p. Giorgio Bontempi c.m.
Isaia 55, 10 – 11

Dal Salmo 64

Romani 8, 18 – 25

Matteo 13, 19 – 23

Lectio

Nella comunità cristiana, per la quale viene redatto il vangelo di Matteo – comunità composta dai giudei convertiti al cristianesimo – si pone la domanda: “perché il Regno (la Chiesa) non è accettato da tutti in Israele?” la risposta è nei vv. 11 – 15: a voi è dato…a loro non è dato, perché già i loro padri non ascoltarono i profeti, che avevano annunciato il Messia (1 lettura). Israele non è stato in grado di accogliere Colui che era atteso da tutta la creazione, e per il quale tutto vive ed ha un senso: Gesù il Cristo, il Figlio amato. Colui che è l’esempio e il “tipo” del cristiano che ascolta la Parola, la medita nel proprio cuore e la mette in pratica, nell’amore del prossimo.

Meditatio

Il seminatore è il Padre, che con grande larghezza semina il buon seme della sua Parola in ogni luogo della terra. Questa generosità del Padre esprime il suo amore eterno verso ogni persona.

L’autore evangelico c’insegna che la vita ha un unico senso: essere terreno buono su cui la Parola fruttifica.

Certo ho già più volte sottolineato che il bene che compiamo è sempre merito dello Spirito Santo, quindi è merito suo se saremo terreno buono.

Nonostante questo, però, per essere terreno buono è necessaria anche la nostra collaborazione. Innanzitutto dobbiamo divenire uditori della Parola, attenti ascoltatori. Ma questo non basta. Il vangelo ci presenta alcune situazioni da evitare, per non diventare terreno non buono. Se dovessimo tradurre nel nostro linguaggio quanto scrive l’evangelista, potremo tentare di percorrere questo itinerario, si tratta di una pista, la Parola non si può restringere solo ad una pista, perché la Parola è qualcosa di sempre vivo.

La strada, potrebbe significare coloro che hanno altro da fare, che non hanno tempo per ascoltare la Parola, sono quelli che vivono per il lavoro, per il denaro, per la fama, ecc….

Dunque il terreno sassoso si potrebbe paragonare alla superficialità: coloro che si accontentano di poco, di ripetere le stesse azioni, le stesse preghiere, coloro che sono all’ombra del si è sempre fatto così…

Il terreno pieno di spine potremmo paragonarlo alle situazioni difficili. Le persone ascoltano, si entusiasmano, si tratta di persone religiose, pie, osservanti dei comandamenti, obbedienti al Papa ed ai vescovi, ai legittimi superiori, se si tratta di persone che vivono in una comunità religiosa, ma…….quando si trovano ad affrontare problemi seri, hanno paura. La paura non li rende liberi e quindi “vanno per sentito dire”: quella persona è brava perché tutti dicono che è brava, si è fatta la fama e allora? Allora si comportano – direbbe sant’Ambrogio – come cani al guinzaglio: collaborano per coprire il male, semmai in buona fede, non riescono liberamente a trattare di questioni che mettono in luce problemi anche gravi, danneggiando la Chiesa.

Siamo terreno buono: questo è l’augurio che porgo a voi e a me.

Buona domenica.

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1 commento

  1. Marinella

    “Allora si comportano – direbbe sant’Ambrogio – come cani al guinzaglio: collaborano per coprire il male, semmai in buona fede, non riescono liberamente a trattare di questioni che mettono in luce problemi anche gravi, danneggiando la Chiesa.
    sono tanti i Cristiani che si assocciano alla massa saltando da una corrente all’altra,quello che maggiormente mi colpisce e contemporaneamente mi nausea è nel vedere che quando si tratta di colpevolizzare qualcuno anche ingiustamente anche i nemici improvisamente diventano amici,questo è segno di immaturità e pure consapevole,e si perchè crescere spaventa perche non c’è crescita senza sofferenza senza sacrificio,si preferisce fare come la lumaca restare rintanati nel guscio aspettando di uscire quando il terreno è già ben lavorato da altri,che hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione,la chiesa che siamo tutti e ciascuno ora più che mai ha bisogno di persone che non abbiano paura di uscire dal guscio di avere il coraggio di lascire la strada con le curve per intraprendere la strada dritta,che il più delle volte è quella più faticosa e in salita ma che da una speranza certa che questa è la strada che conduce alla meta,si parla di sfida di questi tempi,di si è fatto sempre cosi,sempre il fare è andato in disuso L’ESSERE l’Amore per la Persona,il tempo è uno solo cosi come Gesù Cristo è stato e sarà sempre ieri oggi ,e sempre,se accogliammo questa Verità nella nostra vita dandole il posto che merita nel nostro cuore,diminuirebbero i rischi di ritrovarci a vivere una vita all’insegna della solitudine, non perchè Gesù ci ha lasciati soli ma perchè Lui senza stancarsi continua ad andare avanti alla ricerca amorosa dell’uomo,è vero esistono i problemmi,esistono le sfide,le provocazioni,non quelle di ieri ma quelle di oggi,ma quanti oggi si impegnano ad accetterne la missione nel vero senso della parola? il Cristiano di fatto non deve mai dimenticare che Gesù ci ha lasciato un bell’esempio e in eredità due arnesi antichi ma sempre attuali,una brocca e un catino!
    Buon Servizio p Giorgio e buona settimana,unita nella preghiera
    Marinella Corrias

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