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Terza domenica di Pasqua, di p. Giorgio Bontempi c.m.

Atti 2,14.22-33;
Salmo 15;
1Pietro 1,17-21;
Luca 24,13-35

Lectio

Il modo con cui è scritto il libro degli Atti degli Apostoli, richiama il genere letterario che noi ritroviamo nei poemi epici come l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide. L’insegnamento che si deve trarne dal libro degli Atti degli Apostoli e simile a quello dell’Apocalisse: la chiesa è condotta nella storia dallo Spirito Santo e, nulla e nessuno, potrà mai distruggerla e impedire che questa annunci il vangelo del suo Signore. L’ambiente descritto nel libro degli Atti e quello della prima persecuzione contro i cristiani, scatenata dai capi del popolo ebraico, mentre nell’Apocalisse si tratta della seconda persecuzione contro i cristiani, scatenata dagli imperatori romani.
Nella prima predicazione si annuncia che Gesù di Nazareth è il Messia, annunciato dagli antichi profeti e quindi è colui che è nella volontà di Yahvè, per cui coloro che lo hanno ucciso hanno contravvenuto la volontà del Dio dei padri: Abramo, Isacco e Giacobbe.
Il brano evangelico ha lo scopo di introdurci all’incontro con il risorto.
I “due” discepoli: non si tratta di una persona, ma di due. Questo sta ad indicare come il cristianesimo si Chiesa/comunità e non qualcosa di personale che ognuno può vivere come meglio gli aggrada. Infatti il vangelo ricorda che Gesù costituì il gruppo dei Dodici, perché su dodici tribù era fondato il popolo d’Israele. Quindi, quando Gesù costituì il gruppo dei “Dodici” intese fondare un nuovo popolo di Dio. Infatti, i capi d’Israele lo compresero subito e questo costò a Gesù la vita.
Quando Gesù incontra i “due” discepoli è la sera del primo giorno della settimana: la domenica, il giorno del Signore. Questo sta a dimostrare: vuoi incontrare il risorto? Recati nella comunità quando questa celebra l’eucaristia nel giorno del Signore. Questa è la fondazione teologica della celebrazione dell’eucaristia.
Infine l’autore ricorda ai suoi contemporanei di non cercare il corpo umano di Gesù, ormai egli è presente, nella comunità riunita, nella Parola proclamata, nel pane e nel vino che lo Spirito Santo, su richiesta della chiesa al Padre, trasforma nel suo corpo e nel suo sangue. Poi è necessario vivere quello che si è celebrato: allora i discepoli tornano a Gerusalemme, da dove stavano fuggendo, e testimoniano alla comunità l’incontro con il risorto.

Meditatio

Ho scritto molte volte che, l’incontro con il risorto è essenziale per la vita di un cristiano, perché trasforma una persona da non credente in una persona credente; trasforma un cristiano praticante in un cristiano credente; trasforma una persona devozionalista in una persona credente. Il credente è colui che ha incontrato il risorto.
L’incontro con il risorto è un’esperienza che trasforma la vita, perché si comprende che la vita non è tolta ma trasformata. Questo è fondamentale. Perché, dopo l’incontro con il risorto ci si accetta come si è, non si cerca di sgomitare, per raggiungere posti di prestigio ad ogni costo, anche passando sulla vita degli altri. Oppure non ci si accomoda sulle nostre posizioni come degli “arrivati” e guai a coloro che tentassero di toglierci il nostro osso. Per difendere il nostro osso si è capaci di tutto.
L’incontro con il risorto rende veramente liberi, fa superare momenti durissimi della vita, in cui qualsiasi altra persona soccomberebbe sotto il peso; l’incontro con il risorto è capace di farci diventare fonte di acqua zampillante che fa vivere coloro che si rivolgono a noi per incontrare, a loro volta il Cristo risorto.
Auguro a tutti d’incontrare il risorto è fondamentale per la vita. Altrimenti si rimarrà nel guado, con le nostre paure, le nostre ricchezze che terremo con i denti fino alla fine della vita, quando sentiremo la voce: stolto, questa notte ti sarà richiesta la tua vita e quello che hai accumulato, di chi sarà?

Buona domenica.

Prima lettura
At 2,14.22-33

Dagli Atti degli Apostoli
[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Salmo responsoriale
Sal 15

R.: Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu». Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio animo mi istruisce. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.

Seconda lettura
1Pt 1,17-21

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Vangelo
Lc 24,13-35

Dal Vangelo secondo Luca
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

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