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Lettera dell’Avvento del Superiore Generale P. Tomaž Mavrič CM

“L’Incarnazione, qui e ora”: questo è il tema proposto da P. Tomaž Mavrič, CM, per il tempo di Avvento, in una lettera indirizzata a tutta la Famiglia Vincenziana, che riproduciamo di seguito.

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In fondo troverete i link per scaricare la lettera in diverse lingue.

Roma, 18 novembre 2016

Cari membri della Famiglia vincenziana,

La grazia e la pace di Gesù siano sempre con noi!

Ogni periodo dell’anno liturgico è un dono di Dio per noi. Il tempo dell’Avvento è un regalo che Dio ci fa!

«L’incarnazione» è uno dei misteri centrali della spiritualità di San Vincenzo de Paoli. L’intero tempo di Avvento, di Natale e tutto il periodo natalizio, pone il mistero dell’Incarnazione al centro del suo messaggio.

Incarnazione significa che Dio si è fatto uomo. Dio diventa un essere umano come noi. Dio si abbassa al nostro livello. Dio s’identifica con ogni singola persona individualmente, dall’inizio dell’umanità sino alla fine dei tempi.

Gesù si incarna quotidianamente, ancora e ancora, in tutti gli angoli della terra. Ad ogni concezione, all’inizio di ogni vita umana, Gesù si incarna di nuovo. Perciò, la presenza reale di Gesù nella persona umana, la sua incarnazione, dev’essere riconosciuta in ogni tempo della storia umana, in ogni area dello sviluppo umano: nella fede, nella cultura, nella scienza, nell’educazione, nella politica, ecc.

Il Gesù, che è stato concepito, che è nato, che ha sofferto, che è morto ed è risuscitato dai morti, vive «QUI ED ORA»; Egli ha sete e desidera essere riscoperto da noi, in modo da rinnovare e approfondire la nostra vicinanza con Lui, la nostra amicizia, l’amore tra Lui e me.

San Vincenzo de Paoli ci ha lasciato, tra gli altri, attraverso i suoi scritti, i seguenti pensieri sull’Incarnazione:

Come prescrive la Bolla di erezione della nostra Congregazione, nutriremo una specialissima devozione per i misteri ineffabili della SS. Trinità e dell’Incarnazione e la coltiveremo con ogni premura nella maniera più perfetta possibile, soprattutto compiendo queste tre cose: 1° stimolando il nostro cuore ad emettere atti di fede e di pietà verso questi misteri; 2°  offrendo ogni giorno in loro  onore alcune preghiere e pie opere, e specialmente celebrando le loro feste con la massima solennità e devozione;  3° prodigandosi a diffondere in mezzo al popolo la conoscenza, il culto e la venerazione di questi misteri con le nostre istruzioni e il nostro buon esempio (Dalle Regole Comune della Congregazione della Missione, Cap. X, par.2)

Per onorare nella forma più completa questi misteri, non vi è mezzo più eccellente che quello di prestare il debito culto e di fare buon uso della SS. Eucarestia nella sua realtà di sacramento e di sacrificio, in quanto essa racchiude in sé quasi un compendio degli altri misteri della fede e per sua natura santifica e alla fine glorifica le anime di coloro che la ricevono e la celebrano degnamente, rendendo così la massima gloria alla SS. Trinità e al Verbo Incarnato. Per questa ragione nulla ci starà più a cuore che rendere il dovuto onore a questo sacramento e sacrificio. Anzi metteremo in opera tutte le risorse della nostra mente per infondere in tutti sentimenti di onore e di rispetto verso l’Eucarestia, impedendo soprattutto, per quanto è possibile, che si dica o si faccia alcunché di irriverente contro questo sacramento e insegnando incessantemente agli altri ciò che bisogna credere circa un così grande mistero e con quale animo si debba venerare (Dalle Regole Comune della Congregazione della Missione, Cap. X, par.3).

Padre Erminio Antonello, CM, ci fa parte dei seguenti pensieri:

Mentre l’uomo cerca in tutti i modi di esaltare se stesso cercando di farsi “dio”, Dio non ha temuto di fare il cammino inverso e di diventare uomo: non un uomo glorioso, ma un bambino, già da subito fragile e minacciato. San Vincenzo dirà: «E non vedete ancora che l’eterno Padre, avendo mandato il suo Unigenito sulla terra, per essere la luce del mondo, lo ha inviato come un bambinello, simile a uno di quei poveri piccini che vengono portati qui, alla nostra porta» (SV, Conferenza del 15 novembre 1656, in Opere, n. ed. it., X, p. 300)? Che cosa c’è nell’uomo che Dio si sia voluto chinare su di lui e scambiare la sua divinità con l’umanità della creatura? C’è l’amore di un Padre. C’è il suo desiderio di stringere in abbraccio l’uomo. Egli sente – per così dire – la nostra mancanza. Vuole farci rinascere dal suo amore. Può forse apparire strano che Dio senta la mancanza di noi sue creature; eppure tutta la storia della salvezza racconta questa sua ricerca di noi. Questa è l’intuizione mistica che porterà san Vincenzo a riconoscere l’Incarnazione continua di Dio nei poveri. Egli ha vissuto in sé questa tenerezza di Dio e, avendola vissuta ed esperimentata, può riversarla verso i più piccoli del regno.

Vivere nell’oggi il mistero dell’Incarnazione significa allora accorgerci di essere attraversati da questo desiderio di Dio (cioè dal suo Amore che ci cerca, il cui nome è “Spirito Santo”) e dargli credito: questo ci trae fuori dall’insignificanza della vita. Ogni uomo avverte questo bisogno elementare che così spesso viene deluso: “Che mi si veda volentieri!”. Questo desiderio è fonte di vitalità psicologica. E quando viene meno, incontrando sguardi che svalutano e dicono: non vali nulla per me, sei uno zero privo di significato, allora ci si scurisce in volto e la vita appassisce. Ora qual è lo sguardo di Dio su di noi testimoniato da Gesù, il Figlio che si è incarnato? Egli vede le persone volentieri e vuole accasarsi in ognuna di loro. In questo chinarsi sull’uomo del Verbo Incarnato è in gioco la forza vitale dell’incontro benevolo e beatificante con Dio. 

  1. Come riscoprire oggi Gesù incarnato, questo Gesù che è vivo «QUI E ORA» nella mia vita personale?
  2. Che cosa posso fare affinché le diverse feste e tempi dell’anno liturgico che ricordano l’incarnazione di Dio fatto uomo: l’Annunciazione, l’Avvento ed il Natale, siano celebrati in un modo rinnovato, più personale nelle nostre comunità ed all’interno dell’intera Famiglia vincenziana, con le persone con cui collaboriamo e che serviamo, per realizzare il «QUI E ORA» dell’Incarnazione, della presenza viva di Gesù in mezzo a noi?
  3. Quali iniziative nuove possiamo suggerire e realizzare perché la presenza di Gesù «QUI E ORA» sia percepita maggiormente nelle nostre comunità, nei luoghi del nostro servizio, nei villaggi, nelle città, nei paesi e nel mondo intero?

Entriamo nel tempo di Avvento, con la certezza di non essere soli. Gesù, la Madonna della Medaglia Miracolosa, il nostro Fondatore, tutti i Beati e i Santi della Famiglia vincenziana ci accompagnano su questo cammino.

I miei pensieri e la mia preghiera vanno a tutti i rami della Famiglia vincenziana e ad ogni singolo membro. Che il cammino di Avvento ci porti conforto profondo, gioia, incoraggiamento, rinnovato impegno, pace, e zelo! Che il Natale e tutto il tempo natalizio uniscano i nostri cuori e le nostre menti!

Ritrovandoci insieme nella preghiera davanti al presepe e confidando nella Provvidenza, guardiamo con grande fiducia all’anno 2017, 400° anniversario del nostro comune Carisma. Aperti ai «segni dei tempi», continuiamo a camminare insieme, perché «l’amore è inventivo all’infinito» (SV, (1645), n. ed. it., X, p. 128).

Vi auguro un bel Natale ed un felice nuovo anno 2017!

Vostro fratello in san Vincenzo,

Tomaž Mavrič, CM
Superiore Generale

 

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