Il carisma di san Vincenzo de’ Paoli alla Casa di Carità di via Prato Santo

Una testimonianza viva nel cuore della città di Verona”

(Estratto da Verona Fedele, periodico della diocesi scaligera)

Nella nostra bella città, mi sento veronese di adozione, ci sono i poveri. E qui s’innescherebbero discussioni a non finire. Ma i poveri bisogna vederli. Vederli, come? Non certo con i due occhi che abbiamo in fronte, ma con quelli della fede, in cui si vede in loro il Cristo risorto! Come fare? È semplice basta recarsi in via Prato santo 15/b alla Casa di Carità.

Non è difficile, perché chiunque entri in quella via si accorge dei poveri.

Nella Casa di Carità questi fratelli hanno l’opportunità di essere nutriti: la colazione e la cena sono servite dal lunedì al sabato; di essere vestiti: un servizio di guardaroba in cui una persona può trovare abiti puliti e dignitosi; un servizio docce in cui le persone – non dimentichiamo che i poveri sono spesso persone che dormono alla diaccio – possono lavarsi.

Inoltre coloro che sono in ricerca di un lavoro o di una casa possono recarsi – sempre all’interno della casa di Carità – al Centro d’ascolto ricerca lavoro oppure a quello ricerca casa, il primo aperto al mattino dalle 10 alle 14 tutti i giorni, eccetto il martedì, in cui è aperto il Centro d’ascolto ricerca casa, dalle 10 alle 12,30.

 

Il servizio dei centri d’ascolto è svolto dai Gruppi di Volontariato Vincenziano (da sempre conosciuti come Dame di Carità), si tratta della prima opera fondata da san Vincenzo de’ Paoli nel 1617 quando era parroco a Chatillon les Dombes che, per soccorrere i poveri della sua parrocchia, aveva istituito il Gruppo Ceritativo parrocchiale. Questa iniziativa esplose ed i Gruppi si moltiplicarono a dismisura. San Vincenzo coinvolse le grandi dame di corte, da qui il nome Dame di carità.

Oggi i Gruppi di Volontariato Vincenziano contano più di 200.000 volontari, distribuiti in 52 paesi nel mondo.

 

San Vincenzo, da uomo pratico qual’era, aveva compreso che i poveri si salvano con i poveri e, pur contando sul preziosissimo lavoro delle Dame, volle affiancare ad esse la prima comunità di suore che nacque nella Chiesa: Le Figlie della Carità, che san Vincenzo fondò, insieme a santa Luisa de’Marillac il 29 novembre 1633 (conosciute dalla nostra gente come “suore cappellone”). Attualmente sono la congregazione femminile più numerosa nella chiesa cattolica: 19.000 suore.

In Casa di Carità troviamo tre Figlie della Carità: suor Graziella Pellegrinelli, suor Giovanna Evasi e suor Luisa Saletti. Sono loro l’asse portante di quest’opera, la presenza costante nei vari servizi sopra elencati, eccetto i centri d’ascolto.

Infatti in qualunque momento si vada alla casa di Carità una suora è sempre presente. È loro la responsabilità quotidiana della Casa di Carità. È importante sottolineare che, coordinati dalle suore, si muove un grande numero di volontari, che dedicano parte del loro tempo gratuitamente al servizio dei poveri.

Le Figlie della Carità sono presenti tutti i giorni eccetto la domenica, Natale e Pasqua e il mese di agosto, ma quando non ci sono le suore la Casa di Carità è chiusa!!

È proprio vero che il bene c’è ma non fa rumore. In silenzio crescono le grandi foreste.

 

Ringraziamo il Signore perché, attraverso opere come la Casa di Carità, rende credibile la Chiesa nel mondo.

 

P. Giorgio Bontempi C.M.

Missionario di san Vincenzo de’ Paoli e assistente cittadino dei Gruppi di Volontaraiato Vincenziano

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6 Risposte a “Il carisma di san Vincenzo de’ Paoli alla Casa di Carità di via Prato Santo”

  1. sto navigando internet alla disperata ricerca del nome della madre generale delle suore vincenziane in Italia e sono incappata ” in questi commenti.sulla casa della carità di via Prato Santo…Forse mi sto sbagliando ma io ho visto ben altre cose…soprattutto ho visto calpestare l’aspetto primario di una casa di carità tra i gangli di piccoli e futili interessi personali e da un desiderio di potere a scapito di persone totalmente indifese. Inoltre ho assistito ad un atteggiamento scandaloso nei confronti di un ” volontario” ( con competenze specifiche per la gestione della mensa)che è stato messo in condizione di andarsene. con sincero rammarico

  2. Carissimi Maria Chiara e Davide, vi invito a Verona alla Casa di Carità. Poi discuteremo sulle vostre tesi. P. Giorgio Bontempi c.m.

  3. Cara Francesca,
    ben vengano le case di carità’,i centri d’ascolto,le mense per i poveri,il guardaroba,il servizio docce,a patto che non si dimentichi di fondare la carità’ PRIMA DI TUTTO sull’amore,che tradotto significa prendersi cura di……altrimenti la carità’ diventa una pura erogazione dei servizi….e San Vincenzo era molto preoccupato di questo,al punto da ricordarci :”Temo che l’avere una casa nella quale si fa carità’ ……le sorelle si dimentichino di agire nella carità’ non prendendo piu’ pensiero d’andare a visitare i malati a casa loro”.
    E non lo dice solo alla Figlie della Carita’…….

  4. mi sto accostando alle “vincenziane”,quindi,sono una neofita.mi potreste spiegare perchè,sia maria chiara sia davide,abbiano esposto solo questo pensiero riguardante il carisma di s,vincenzo dé paoli?se fosse possibile,perchè,no?forse la carità,dovrebbe essere indirizzata in modo molto cauto per non offendere chi si potrebbe sentire umiliato?mi vorreste aiutare, insegnandomi,la via giusta?grazie

  5. “Temo che l’avere una casa nella quale si distribuiscono i soccorsi e i rimedi ai poveri e ai malati rechi danno all’opera delle Figlie della Carità.Avverrà che le sorelle non si prenderanno più pensiero d’andare a visitare i malati a casa loro”
    San Vincenzo dè Paoli

  6. “Temo che l’avere una casa nella quale si distribuiscono i soccorsi e i rimedi ai poveri e ai malati rechi danno all’opera delle Figlie della Carità. Avverrà che le sorelle non si prenderanno più pensiero d’andare a visitare i malati a casa loro” (san Vincenzo de’ Paoli a Santa Luisa)