Intervista a sr. M. Massimiliana Proykova – Suore Eucaristine

da | Dic 14, 2021 | Notizie sulla Famiglia Vincenziana | 0 commenti

1. Suor Massimiliana la vostra è una congregazione religiosa femminile di rito bizantino, fondata da Padre Giuseppe Alloatti: vi trovate a Sofia in Bulgaria. Ci può descrivere a grandi linee la vostra storia?

Sì, siamo le Suore Eucaristine, congregazione religiosa di rito bizantino-slavo e siamo liete di far parte della grande Famiglia Vincenziana. Per il momento ci troviamo in Bulgaria, dove si trova la Casa Generalizia, e in Macedonia del Nord.

La nostra congregazione è stata fondata nel 1889, ai confini della Bulgaria, a Salonicco. A quel tempo la città principale della Macedonia faceva ancora parte dell’Impero ottomano. Mentre la Chiesa ortodossa bulgara stava sotto il dominio della Chiesa ortodossa greca.

Qualche anno prima, un giovane missionario Lazzarista, appena consacrato, fu mandato ad aiutare i suoi confratelli nella loro missione a Salonicco. Quel missionario era Padre Giuseppe Alloatti, il quale il 16 giugno scorso è stato proclamato Servo di Dio.  Nato a Villastellone, ha passato la sua infanzia e giovinezza a Torino, conosciuta come città del Santissimo. A Salonicco trovò un popolo povero e una chiesa povera, dove fedeli e clero non avevano nessuna preparazione religiosa. Era un periodo difficile, dopo l’Unione della Chiesa ortodossa bulgara con Roma nell’anno 1860, e quelli che sono rimasti fedeli a quest’Unione trovarono molti ostacoli. Padre Alloatti soffrì molto dell’ignoranza, sia della gente comune, che del clero, nei confronti della Santissima Eucaristia. Nelle chiese mancavano i tabernacoli; trovava la Santa Eucaristia in scatole di fiammiferi, messa in una buca nel muro; piangeva di dolore quando vedeva come si assisteva alla Messa e come si faceva la Comunione senza nessun rispetto religioso…

Di lui si possono dire molte cose, come di ogni santo Fondatore, ma mi limiterò a dire solo ciò che è legato alla fondazione della nostra congregazione. Nella situazione in cui si trovava, Padre Alloatti usava le armi più sicure: la preghiera e il sacrificio. Lui pregava giorno e notte; cercava illuminazione da Dio su quel che dovesse fare per aiutare questo popolo. Un giorno, facendo la Via Crucis, si fermò più di un’ora alla Quarta stazione, dove Gesù incontra Sua madre… e lì capì chiaramente che doveva fondare una congregazione di suore consacrate a Gesù nel Santissimo Sacramento, sotto la protezione della Santissima Vergine. Esse si sarebbero chiamate Eucaristine; la prima superiora sarebbe stata sua sorella Eurosia; con diversi mezzi avrebbero educato nella fede le donne e le ragazze e le avrebbero aiutate a conoscere, amare e adorare Gesù nascosto nell’Eucaristia.

Per questo dono ricevuto da Dio, Padre Alloatti trovò appoggio nel suo Superiore. Scrisse a sua sorella Eurosia. Lei, da parte sua, pregò per conoscere la volontà di Dio, cercò consiglio dai genitori e dal suo Padre spirituale. Passarono quasi tre anni… Dopo una novena a Maria Ausiliatrice, don Bosco la chiamò e le disse: „Hai chiesto una risposta alla Vergine. Lei te la dà attraverso di me. Devi andare ad aiutare tuo fratello”. La risposta era chiara. Poco dopo lei lasciò Torino e arrivò a Salonicco. Trascorso un anno di preparazione dalle Figlie della Carità, il giorno di Giovedì Santo, 18 aprile 1889, Eurosia, insieme ad altre quattro ragazze, diede inizio alla nuova congregazione. La fondazione si celebrò il 21 aprile, nel giorno di Pasqua, che in quell’anno coincideva per i cattolici e gli ortodossi. Forse non era un caso, poiché lo scopo della nuova congregazione era l’unità della Chiesa, che sarà possibile solo quando tutti si saranno avvicinati a Gesù Eucaristia.

Presto il numero delle suore aumentò. Esse lavoravano nelle parrocchie e si occupavano delle chiese povere, in modo che tutto fosse degno del loro amato Gesù, presente nell’Eucaristia. Formavano gruppi con le ragazze e le donne, per istruirle nella fede e per aiutarle a conoscere, amare e adorare Gesù nel Santissimo Sacramento. Nello stesso tempo si occupavano dell’educazione umana e culturale dei bambini, dei giovani e delle famiglie. Aprirono un orfanotrofio con le prime bambine orfane che la Provvidenza mandò loro. Con le guerre che si susseguivano una dopo l’altra, il numero delle orfane aumentò. Dopo le due guerre balcaniche e la Prima guerra mondiale, le frontiere della Bulgaria cambiarono, e le suore furono costrette a fuggire da un posto all’altro insieme alle bambine. Nell’agosto del 1920, insieme a Padre Alloatti, arrivarono a Sofia. Qui trovarono un luogo di speranza e, nonostante le difficoltà, Fondatore e suore non solo organizzarono la loro vita, ma aiutarono anche tutti i rifugiati arrivati lì dalla Macedonia e dalla Tracia. Fu costruita la casa – monastero e orfanotrofio per le suore e le bambine; si costruì la chiesa per i rifugiati di rito bizantino-slavo. Padre Alloatti era tra quelli che cercavano i mezzi e aiutavano. Oggi, questa è diventata la Cattedrale dello stesso rito. A quel tempo, sr. Eurosia Alloatti si trovava in Italia per via della sua malattia, e il 20 dicembre dello stesso anno passò nella Casa del Signore. Guidate da Padre Alloatti, e con considerevole appoggio da parte della principessa Eudokia, le suore lavoravano con tutto il cuore e davano tutte le loro forze per le bambine a loro affidate e per tutti i fedeli.

Nell’anno 1925 arrivò a Sofia come Legato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli – oggi San Giovanni XXIII. Insieme a Padre Alloatti, egli farà molto per la Chiesa di rito bizantino-slavo. Dopo la partenza di Padre Alloatti per Torino, anch’egli per motivi di salute, Mons. Roncalli diventò un vero Padre spirituale delle suore. Fu un periodo di sviluppo della congregazione. C’erano le vocazioni, si aprirono nuove case in tutta la Bulgaria dove erano presenti gruppi di cattolici di rito bizantino-slavo.  Ma questo non durò a lungo. La Seconda guerra mondiale cambiò tutto.

Nell’anno 1944 in Bulgaria si instaurò il regime comunista, ateo. Cominciò la persecuzione della Chiesa. Tutte le congregazioni straniere furono espulse; furono confiscate le proprieta della Chiesa; i sacerdoti bulgari furono condanati come spie del Vaticano e mandati in prigione o nei lager. Furono condanate anche due nostre suore e una suora carmelitana. Noi invece eravamo riconosciute dal governo comunista come congregazione bulgara e potevamo continuare a vivere insieme e portare l’abito religioso, che per i bulgari appartenenti alle congregazioni straniere non era permesso. Ma ci furono confiscati l’orfanotrofio, dove vivevano quasi cento bambine, e anche il monastero. Ci trasferimmo in una piccola casa, dove saremmo rimaste per più di trent’anni. Fu un lungo periodo di presenza e testimonianza, ma senza nessuna attivittà. Niente era permesso, neanche i contatti con i bambini, con i giovani, o con le famiglie. Si cercavano modi nascosti, con grande fiducia nel Signore. Era un periodo lungo di silenziosa presenza simile all’Eucaristia, di testimonianza e di preghiera.

Gli anni passavano e come ogni regime il comunismo crollò. Nell’anno 1989 ci furono cambiamenti politici. Adesso, come Chiesa cattolica in Bulgaria, godiamo di una certa libertà, ma le conseguenze del duro ateismo si sentono ancora. Abbiamo un nuovo monastero e una chiesa bellissima, consacrata a san Giovanni XXIII. Ringraziamo il Signore per le nuove vocazioni, che sono poche, ma ci sono. Gesù Eucaristia continua a essere sconosciuto, povero e abbandonato nelle chiese e nelle anime. Da parte nostra, in quanto Eucaristine, come Maria continuiamo ad amarLo, ad adorarLo, a consolarLo e a pregarLo per tutti ai piedi dell’altare, e come Marta continuiamo a servirLo nelle chiese e nelle anime, in modo che piccoli e grandi Lo conoscano, Lo amino, Lo servano e Lo adorino – Lui, il Signore realmente presente tra di noi sotto le specie dell’Eucaristia. Diamo tutte noi stesse per raggiungere questo obiettivo: lavoriamo nelle parrocchie, organizziamo gruppi di preghiera, ci prendiamo cura delle chiese e ancor di più dell’altare e delle celebrazioni, perché tutto sia degno del nostro Signore. Ci prendiamo cura delle ragazze e delle giovani in difficoltà e le aiutiamo perché possano continuare a studiare. Grazie ai benefattori, da anni distribuiamo ogni giorno il pranzo per i poveri. Distribuiamo anche molti aiuti umanitari che abbiamo cominciato a ricevere dal primo momento dei cambiamenti politici (negli ultimi anni ne riceviamo però di meno). A Sofia, nel cortile del monastero, abbiamo aperto un centro medico, accessibile a tutti, ma grazie ai benefattori siamo in grado di curare anche la gente povera. In diversi modi cerchiamo di aiutare tutti quelli che sono senza tetto. Così serviamo il nostro amato Gesù Eucaristia e cerciamo di avvicinare tutti a Lui.

2. Qual è il nesso tra la vostra congregazione religiosa e la Famiglia Vincenziana?  Che ruolo ha il tema della carità nella vostra congregazione?

Il nostro Fondatore, Padre Giuseppe Alloatti, era Lazzarista, e noi come congregazione siamo nate nella spiritualità Vincenziana. La nostra prima superiora e cofondatrice sr. Eurosia Alloatti ha fatto il suo noviziato e la sua preparazione come religiosa dalle Figlie della Carità. La nostra prima Regola era la Regola delle Figlie della Carità, con le dovute modifiche fatte secondo il nostro carisma eucaristico. Padre Alloatti ci ha scritto che le suore Eucaristine sono per gli orientali quello che le Figlie della Carità sono per gli occidentali, con la differenza che le Figlie della Carità amano, adorano e servono Gesù nascosto nei corpi sofferenti dei poveri, mentre le Suore Eucaristine amano, adorano e servono lo sconosciuto, povero e abbandonato Gesù Eucaristia nelle chiese e nelle anime.

In questo legame, nate nella spiritualità Vincenziana, siamo nate nella spiritualità caritatevole. Padre Alloatti, arrivato nel nostro paese, ha trovato il più povero tra i poveri: ha trovato Gesù Eucaristia, sconosciuto, povero e abbandonato nella miseria delle chiese e nell’ignoranza religiosa del clero e dei fedeli. Egli fu il primo che diede tutte le sue forze e tutta la sua vita per darci l’esempio, per insegnare alle prime suore e a tutte noi a usare tutti i mezzi per servire i poveri materialmente e spiritualmente, in modo da avvicinarli a Gesù Eucaristia e ad aiutarli a conoscere, amare, adorare e servire questo così poco conosciuto Dio, nascosto sotto le specie del Pane e del Vino.

3. Come si traduce nella concretezza della vostra missione la centralità dell’Eucarestia e della preghiera adorante nella vostra vita?

Secondo il carisma ricevuto da Padre Alloatti, tutta la nostra vita deve irradiare l’Eucaristia. Lui ci scrive: „Gesù, non essendo pago di nascondersi sotto le specie semplici dell’Eucaristia, vuole nascondersi anche sotto le specie umane dell’Eucaristina”. Lui ci dice ancora che il fondamento della nostra vita deve essere la contemplazione. Alla luce di questo, il nostro primo dovere è di stare vicino a Gesù Eucaristia per conoscerLo, amarLo, adorarLo e, piene di Lui, portarLo agli altri, perché anche loro Lo conoscano, Lo amino, Lo adorino e Lo servano. La nostra missione è di prenderci cura delle chiese povere, perché tutto sia degno di Gesù Eucaristia, e di usare tutti i mezzi per servirLo nelle anime, in modo che piccoli e grandi Lo conoscano, Lo amino, Lo servano e Lo adorino in spirito e verità.

4. L’impatto con il covid com’è stato per la vostra congregazione? Come avete reagito e quali le iniziative che avete portato avanti?

Questo e un periodo duro che continua ancora. Noi non abbiamo fatto eccezione. All’inizio di quest’anno quattro delle suore più giovani si sono ammalate di covid, una dopo l’altra, e questo ci ha isolato totalmente, prima tra di noi e dopo dalla gente. Ma tutto questo ha avuto anche un lato positivo. Questo isolamento ci ha permesso di rimanere di più nel silenzio e nell’unione con il Signore, e di sentire la Sua presenza, di pregare le une per le altre, e per tutti. Abbiamo sentito forte l’affetto e la fratellanza di tutti quelli che ci hanno aiutato per le nostre necessità. Tutta la Chiesa pregava per noi. Nemmeno i nostri poveri sono stati abbandonati. Caritas ha continuato a distribuire loro il pranzo nel nostro cortile. Abbiamo vissuto anche il dolore, per via del covid, di perdere due nostre suore in Macedonia del Nord. Quando è passata la tempesta e di nuovo era possibile continuare con la nostra vita, abbiamo cercato di fare tutto con tranquillità e, con grande fiducia nel Signore, di aiutare la gente bisognosa; di aiutarla anche moralmente nel periodo buio che stiamo attraversando. Usiamo tutti i mezzi possibili per arrivare alla gente: il telefono per contattare i più anziani e Internet per discutere su temi religiosi, per il catechismo e per gli incontri.

Una volta alla settimana, nel cortile, organizziamo un momento di preghiera comune e diciamo qualche parola sulla vita di Gesù per quelli che vengono per il pranzo. Nonostante il freddo, loro sono contenti e aspettano questo giorno con impazienza. Alcuni di loro cominciano a venire alla Messa di domenica. Portiamo tutti nel cuore e offriamo loro continuamente alla Misericordia di Dio.

5. Sono passati due anni dall’incontro in Roma con i Rami della Famiglia Vincenziana. Cosa porta nel cuore e nella mente di quelle giornate?

Sono stati giorni indimenticabili! Posso dire che ricordo quasi tutto e lo ricordo con molta gioia e riconoscenza. Ricordo tantissime persone, facce, ricordo gli incontri, le tante testimonianze, i lavori di gruppo, le pause, i momenti liturgici, l’Udienza con papa Francesco, l’ultimo incontro e la canzone di San Vincenzo offertaci da Gen Verde, l’ultima Messa!… Tutto, tutto! Mi sono sentita in Famiglia!

Qui mi permetterò di aggiungere che, con l’instaurazione del regime comunista in Bulgaria, ogni contatto con il mondo occidentale e con la Chiesa cattolica era impossibile e pericoloso. Non era permessa nessuna pubblicazione religiosa, non si poteva portare niente da fuori. Eravamo dietro la Cortina di ferro! Io sono nata in questo periodo; con la grazia di Dio sono entrata nel monastero in questo periodo, ma quasi vent’anni dopo l’ultima suora che era entrata; e le suore più giovani sono entrate anche loro vent’anni dopo di me…  Era un periodo difficile. Anche tra di noi non potevamo parlare dalle cose che ci legavano con le altre congregazioni: si diceva che i muri hanno le orecchie. Ed era vero, c’erano dei microfoni. Quando leggevo le conferenze del nostro Fondatore e lui parlava di San Vincenzo, io non sapevo chi fosse, non sapevo niente di lui.

Dopo i cambiamenti politici in Bulgaria, negli anni novanta, abbiamo cominciato i lavori per il rinnovamento delle nostre Regole secondo le esigenze del Concilio Vaticano Secondo. Sono usciti alla luce tutti i manoscritti del nostro Fondatore; si e cominciato a parlare della spiritualità di San Vincenzo. La nostra Superiora Generale sr. Agnese Slavovska ha scritto una lettera al Superiore Generale della Congregazione della Missione, Padre Gregory Gay, chiedendogli di accogliere la nostra congregazione nella Famiglia Vincenziana. La risposta fu positiva e per due volte ci ha visitato il suo Vicario, Padre Józef Kapuściak. Non potrò mai dimenticare la gioia e l’affetto con il quale lo abbiamo accolto tutte, e in particolare le suore che ricordavano gli anni passati, quando i contatti erano possibili. Dopo, Dio ha permesso che Padre Tomaž Mavrič incontrasse “per caso” il nostro vescovo Mons. Christo Proykov e il gruppo delle nostre suore più giovani alla GMG a Cracovia. E il contatto si è rinnovato e si è approfondito. Nel 2017, con due delle suore più giovani, abbiamo partecipato a Roma al Simposio 400 anni della Famiglia Vincenziana. L’esperienza ci ha arricchite immensamente! L’anno successivo sono stata invitata parecchie volte da Padre Tomaž, per via dell’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del nostro Fondatore e loro confratello, Padre Giuseppe Alloatti. Il culmine è stato l’incontro mondiale della Famiglia Vincenziana a gennaio del 2020. Mancano le parole per esprimere quello che ho vissuto! Spesso guardavo tutti intorno a me, pensavo che la nostra congregazione era come una bambina sperduta che ha ritrovato la sua famiglia, e ringraziavo il Signore. Adesso posso dire come il vecchio Simeone: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace”… Sì, non siamo soli! La nuova generazione delle Suore Eucaristine ha la sua grande Famiglia Vincenziana. Siamo una congregazione piccola, piccola come l’Eucaristia, ma vivendo il nostro carisma con autenticità, vogliamo essere un dono per tutta la Famiglia Vincenziana.

6. Quale secondo lei la sfida per il futuro per una congregazione come la vostra?

Viviamo in un mondo molto secolarizzato e allontanato da Dio. Nello stesso tempo sono molti quelli che Lo cercano. Gesù Eucaristia è e rimarrà sempre sconosciuto, o poco conosciuto, povero e abbandonato. Seguendo l’esempio dei nostri Fondatori, dobbiamo vivere con fedeltà la nostra vita consacrata secondo il nostro carisma. Dobbiamo portarLo a tutti e avvicinare tutti a Lui. Solo in Lui si può compiere la Sua preghiera sacerdotale: che “tutti siano una cosa sola”!

Sofia, il 13 dicembre 2021

Elena Grazini

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