Beatificazione di Suor Enrichetta Alfieri

da | Lug 3, 2011 | Chiesa, Notizie sulla Famiglia Vincenziana, Santi e Beati | 0 commenti

Lo scorso 26 giugno 2011, a Milano, alla presenza del Caridinal Tettamanzi, è avvenuta la beatificazione di Suor Enrichetta Alfieri, suora della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret.

Maria Angela Domenica Alfieri, detta semplicemente Maria, nasce a Borgo Vercelli, piccolo paese poco distante da Vercelli il 23 febbraio 1891. Cresce buona, dolce, pia e volenterosa, collabora in Parrocchia per annunciare la Parola di Dio. Sente sbocciare in sè la vocazione di servire unicamente e con tutte le sue forze Dio, e perciò, il 20 dicembre 1911, entra tra le Suore della Carità di S.Giovanna Antida Thouret, nel grande Monastero “S.Margherita” di Vercelli, prendendo il nome di Enrichetta. Dopo aver studiato a Novara, insegna in un asilo infantile di Vercelli, fino a quando, nel 1917, si ammala del terribile morbo di Pott. Il viaggio a Lourdes non ottiene la guarigione, ma, il 25 febbraio 1923 nel Monastero di Vercelli, per intercessione di Maria Immacolata, guarisce completamente. Il 24 maggio 1923 è inviata al carcere di S.Vittore a Milano. In quell’ambiente, le Suore della Carità, hanno il compito di assistere, soccorrere e incoraggiare le detenute, oltre che a dare un conforto spirituale. Suor Enrichetta svolge così bene e con immenso amore questo compito, che le detenute la cercano in ogni momento e fanno a gara per stare più tempo possibile con lei. Si merita il titolo di “Mamma e Angelo di S.Vittore”. Intanto scoppia la guerra, e con lei, anche la persecuzione contro gli Ebrei. Il carcere di S.Vittore diventa la sede delle SS, i Tedeschi portano lì gli Ebrei in attesa del trasferimento nei campi di sterminio. In questo doloroso frangente, Suor Enrichetta si adopera in modo ancora più straordinario per ridonare la dignità agli Ebrei, così duramente provati. Una detenuta Ebrea che deve consegnare un biglietto ai fratelli dicendo loro di scappare, viene aiutata da Suor Enrichetta, che però viene scovata con il messaggio. Viene arrestata, e passa alcune settimane in una cella buia e senza alcun servizio nei sotteranei della prigione. La cella diventa pellegrinaggio di laici e religiosi che vogliono confortarla, ma ancora una volta è lei che conforta glia altri. Viene liberata per essere fucilata, ma è salva per interessamento del Cardinale di Milano, il beato Mons. Ildefonso Schuster che scrive a Mussolini. Viene allora trasferita nella casa Provinciale di Brescia, dove scrive le “Memorie”, il diario di prigionia. E’ richiamata a S.Vittore, dove continua il suo apostolato illuminando e riscaldando con l’amore di Dio l’universo di umanità da lei incontrato. La mamma di S.Vittore muore il 23 novembre 1951. Nel 1995, dopo l’inizio del processo di beatificazione aperto dal Card. Martini, la sua salma, viene traslata dal cimitero di Borgo Vercelli, all’Istituto delle Suore della Carità in via Caravaggio 10, a Milano.

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