La mia esperienza in visita alla Famiglia Vincenziana in Africa ha trovato il suo culmine in Madagascar, quest’isola affascinante, carica di contrasti e di sfide, ma anche traboccante di vita, di speranza e di segni dello Spirito.
È impossibile dimenticare che proprio in Madagascar ebbe inizio il viaggio missionario del carisma vincenziano fuori dalla Francia e dall’Europa. I primi missionari, inviati dallo stesso san Vincenzo, furono i padri Nacquart e Gondrée. Quest’ultimo morì nel maggio del 1649, e il primo nel maggio del 1650. Dopo la morte del padre Nacquart, san Vincenzo non poté inviare altri missionari per quattro anni. La seconda spedizione ebbe luogo nel marzo del 1654. I missionari furono tre: i padri Mousnier e Bourdaise, e il fratello René Foret. Il carisma vincenziano in Madagascar si avvicina ora ai 400 anni di storia. Che gioia, e che grande responsabilità!
Nella capitale, Antananarivo, sono stato accolto calorosamente dai confratelli e successivamente dai responsabili della Famiglia Vincenziana. Con loro ho avuto un incontro profondo sullo stato attuale della nostra famiglia carismatica nel mondo, con una particolare attenzione al continente africano, e insieme abbiamo riflettuto su alcune delle conclusioni della Seconda Convocazione di Roma del 2024.
Il giorno seguente ho avuto l’opportunità di condividere un momento di formazione e di riflessione con membri di diverse branche della Famiglia Vincenziana, in particolare con i giovani appartenenti alla Gioventù Mariana Vincenziana. Con loro abbiamo meditato sulla nostra comune vocazione come membri della Famiglia Vincenziana: una vocazione che non è altro che una chiamata alla vita e alla missione, attraverso lo sguardo e il cuore di san Vincenzo de’ Paoli, al servizio di Cristo nei poveri.
Durante quei giorni ho visitato anche alcune comunità, sottolineando due momenti particolarmente significativi: il sabato con le Figlie della Carità e la domenica con le Suore Nazarene. In entrambi gli incontri, le comunità si sono riunite fraternamente per riflettere sui frutti di questa visita e per condividere preoccupazioni comuni, sia nel contesto del Madagascar, sia in relazione alle sfide condivise con altri paesi del continente africano.
Un Paese in fermento: gioventù, proteste e dignità
Oggi il Madagascar attraversa una situazione sociale complessa. Il paese è stato scosso da imponenti proteste giovanili, durante le quali migliaia di giovani reclamano diritti fondamentali: accesso all’acqua potabile, all’energia, all’educazione e a un lavoro dignitoso. Nelle mie conversazioni con le diverse branche della Famiglia Vincenziana, questi clamori sono stati molto presenti. Abbiamo riflettuto insieme sul significato profondo di queste manifestazioni, non solo come rivendicazioni sociali, ma come un autentico “segno dei tempi”.
I giovani si stanno risvegliando a una nuova coscienza del proprio ruolo storico, pieni di sogni e di desideri di trasformazione. In questo contesto, riconosciamo il pericolo che alcuni attori politici cerchino di manipolare questo movimento per i propri interessi. Tuttavia, la Chiesa e la Famiglia Vincenziana hanno la missione profetica di accompagnare, leggere, discernere e orientare — nella misura del possibile — queste ricerche di libertà, giustizia e nuova vita nella dignità per tutti.
Pellegrinaggio ad Akamasoa: il Giubileo della Speranza
Domenica 5 ottobre ho deciso di compiere un pellegrinaggio spirituale ad Akamasoa, per celebrare personalmente lì il Giubileo della Speranza. Accompagnato dal Visitatore del Madagascar e dai confratelli della comunità di Antananarivo, ci siamo diretti verso questo luogo emblematico che, fin dalla sua fondazione, è una luce in mezzo a tante ombre. Lì siamo stati accolti dal caro confratello Pedro Opeka, C.M., anima e cuore di quest’opera di Dio. Con lui abbiamo avuto l’opportunità di celebrare il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale e il 400° anniversario della fondazione della Congregazione della Missione.

Padre Pedro Opeka: riflessione e accoglienza delle delegazioni provenienti da varie parti del mondo in visita ad Akamasoa
La celebrazione eucaristica è stata un momento di profonda bellezza. La cultura malgascia e la liturgia si sono intrecciate in modo armonioso e vitale. Canti, danze e gesti hanno reso visibile quanto profondamente la fede possa incarnarsi in un popolo. Bambini, giovani e intere famiglie hanno partecipato con entusiasmo, e alla fine abbiamo condiviso un pranzo fraterno con alcuni leader e giovani della comunità.
Akamasoa: un segno per la Chiesa e per il mondo
Akamasoa non è soltanto un progetto sociale. È un segno profetico, una vera parabola del Regno. Qui si rende visibile che la trasformazione della vita dei poveri non solo è possibile, ma rappresenta una speranza viva per tutti i popoli che soffrono l’esclusione, la discriminazione e l’invisibilità.
Fin dai suoi inizi, questa comunità è stata visitata da leader religiosi, capi di Stato, accademici e organizzazioni internazionali, tutti desiderosi di comprendere che cosa stia accadendo in questo angolo del mondo. Perché Akamasoa interpella, Akamasoa ci parla con forza di ciò che è possibile quando solidarietà, fede e lavoro si intrecciano con una visione chiara dell’essere umano come protagonista della propria storia.
Akamasoa è, a suo modo, una nuova Galilea: il luogo in cui i poveri non solo ricevono aiuto, ma diventano agenti di trasformazione, costruttori di comunità, educatori, leader, sognatori e creatori di futuro. L’aspetto laicale, quello femminile e quello giovanile hanno qui un ruolo centrale. Non si tratta di una pastorale “per” i poveri, ma “dei” poveri e “con” i poveri.
Educazione alla leadership: l’Università San Vincenzo de’ Paoli
Un elemento fondamentale di questa visione è l’educazione come agente di trasformazione nella vita dei poveri. Dalla scuola primaria fino all’Università San Vincenzo de’ Paoli di Akamasoa si formano i futuri leader — non solo di questa comunità, ma di molte altre in tutto il Madagascar. Lì, l’educazione diventa uno strumento di emancipazione, di affermazione della dignità e di preparazione a una cittadinanza attiva, critica e impegnata.
Formare leader a partire dall’esperienza concreta del superamento della povertà non è solo un atto educativo, è un atto profondamente evangelico. Perché coloro che hanno vissuto la marginalità con maggiore intensità hanno anche la capacità di sognare nuovi orizzonti per il proprio popolo.
Madagascar: tornare alle radici, abbracciare il futuro
L’esperienza in Madagascar è stata un ritorno alle radici missionarie del carisma vincenziano, ma anche uno sguardo pieno di speranza verso il futuro. Da Antananarivo ad Akamasoa, dai volti giovani della GMV alle mani dedicate dei membri delle diverse branche della Famiglia Vincenziana, sono stato testimone di un carisma vivo, attuale e profondamente incarnato nella realtà concreta.
Il Madagascar ci invita tutti ad ascoltare con attenzione la voce dei poveri, a lasciarci interpellare dai loro clamori, a discernere i segni di speranza che germogliano anche in mezzo alle crisi, e a continuare a credere — come san Vincenzo — che l’amore è infinitamente inventivo e che la carità, quando diventa creativa, si trasforma nel motore del cambiamento sistemico che trasforma il mondo.
Memo Campuzano, CM
















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