In seguito al devastante terremoto che ha colpito il Myanmar il 28 marzo 2025, la situazione nel Paese è drammatica. In questo contesto fragile, la Società di San Vincenzo De Paoli è impegnata con azioni concrete di sostegno, ricostruzione e accompagnamento delle comunità più colpite sia attraverso le Conferenze locali, sia con gli aiuti che la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV sta veicolando attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo.
Abbiamo raccolto la testimonianza di Veronica Ei Mon Myint Maung, coordinatrice dei giovani della Società di San Vincenzo De Paoli in Myanmar che in questi giorni è a Roma per partecipare al Giubileo dei Giovani. La sua voce ci offre uno sguardo profondo sulla realtà che vivono i giovani birmani oggi, ma anche un messaggio di speranza e fraternità che unisce la famiglia vincenziana nel mondo.
Veronica, potresti raccontarci brevemente qual è l’attuale situazione dei giovani in Myanmar dopo il tragico terremoto?
Il terremoto del 28 marzo è stato una tragedia di proporzioni enormi. Ha colpito duramente soprattutto le regioni di Mandalay e Sagaing, lasciandosi alle spalle oltre 3.500 vittime e migliaia di feriti e dispersi. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, molte delle quali erano giovani come me.
Molti ragazzi e ragazze hanno perso tutto: la casa, la scuola, perfino i loro cari. I traumi psicologici sono profondi e l’accesso ai servizi essenziali – come sanità e istruzione – è diventato quasi impossibile. A peggiorare la situazione ci sono il caldo torrido, le continue scosse di assestamento e le restrizioni sugli aiuti umanitari. È un contesto di sofferenza e incertezza che richiede un sostegno concreto e immediato.
Potresti spiegare come vengono utilizzati i fondi degli aiuti che state ricevendo?
Ogni euro viene impiegato con attenzione e responsabilità. La priorità è sostenere le famiglie della classe media e i lavoratori che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza nulla. La Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV ha donato un primo contributo di 20.000 euro, che ci ha permesso di acquistare materiali per la ricostruzione: cemento, mattoni, calce, lamiere zincate.
Una parte di questi fondi copre anche i costi della manodopera, spesso inaccessibili per chi ha perso ogni fonte di reddito. Inoltre, preferiamo fornire direttamente assistenza in denaro alle famiglie, in modo che possano scegliere ciò di cui hanno davvero bisogno. È il modo più dignitoso per restituire autonomia e rispetto.
Riuscite a monitorare e valutare l’impatto che questo supporto sta avendo sulle comunità locali?
Sì, assolutamente. Il monitoraggio è fondamentale per garantire che ogni aiuto arrivi a destinazione e faccia la differenza. Lavoriamo fianco a fianco con le conferenze locali della Società di San Vincenzo De Paoli e con leader di comunità di cui ci fidiamo.
Le nostre Conferenze visitano le famiglie, ascoltano i loro bisogni e valutano attentamente le situazioni prima di distribuire gli aiuti. Seguiamo ogni fase del progetto, tracciando con precisione l’uso dei fondi per garantire trasparenza e massimizzare l’efficacia degli interventi. È un impegno che onoriamo sia verso le persone che aiutiamo, sia verso i nostri donatori.
Come si stanno coinvolgendo i giovani? Partecipano attivamente ai progetti o alle iniziative sostenute?
I giovani sono il cuore pulsante delle nostre attività. Non sono semplici destinatari di aiuti, ma veri protagonisti. Molti di loro dedicano il loro tempo libero al volontariato: fanno visite domiciliari, assistono malati, anziani e sfollati. Si occupano della distribuzione di cibo, vestiti e materiali per il riparo. Ma il loro impegno non si ferma qui. Nella fase di ricostruzione, contiamo molto sul contributo dei giovani con competenze tecniche, pronti a mettere le mani in pasta per ricostruire le case delle famiglie più fragili. Abbiamo anche avviato gruppi di supporto tra pari, dove i ragazzi possono condividere le loro esperienze, elaborare i traumi e rafforzare quel senso di comunità che ci rende più forti insieme.
Quali sogni e speranze ispirano oggi i giovani del Myanmar, nonostante le difficoltà attuali?
Nonostante tutto, i giovani del Myanmar non smettono di sognare. Desiderano sicurezza, rifugi sicuri, accesso ai beni di prima necessità… Ma soprattutto vogliono pace. Una pace vera, duratura.
Sognano di poter ricostruire le loro case, riaprire le scuole, ritrovare una quotidianità dignitosa. Non vogliono arrendersi. Vogliono continuare a studiare, anche in tende o edifici provvisori, e sperano in opportunità di lavoro che li liberino dalla morsa della povertà e della paura.
Cosa pensi di questa collaborazione con la Società di San Vincenzo De Paoli italiana?
Rafforzare gli scambi con la Federazione Italiana sarebbe una straordinaria occasione di crescita per tutti. Potremmo condividere esperienze su come affrontare le emergenze, imparare strategie di ricostruzione e rafforzare la solidarietà tra giovani di culture diverse. Un gemellaggio ci permetterebbe di creare ponti di fraternità, arricchendo la nostra formazione e motivando i giovani volontari birmani. La famiglia vincenziana è globale, e ogni iniziativa che ci aiuta a sentirci più vicini è un dono prezioso.
Quali sono le principali attività svolte dalla Società di San Vincenzo De Paoli in Myanmar?
Le nostre attività sono molteplici e radicate nel territorio. Facciamo visite domiciliari per portare sostegno a famiglie in difficoltà, senzatetto, detenuti, malati e anziani. Offriamo aiuto anche in orfanotrofi e ospedali, portando non solo beni materiali, ma anche ascolto e vicinanza. Dopo il terremoto, abbiamo intensificato la nostra azione nei campi profughi e nelle aree più colpite, distribuendo cibo, medicine e materiali per il riparo. Il nostro lavoro si adatta ai bisogni reali delle persone, con un occhio sempre attento all’emergenza.
Quali azioni concrete state mettendo in atto per rispondere ai bisogni delle persone e sostenerle nel percorso di ricostruzione?
Il nostro primo obiettivo è garantire che le famiglie possano acquistare ciò di cui hanno davvero bisogno, per questo l’assistenza economica diretta è la nostra priorità. Stiamo distribuendo materiali per la ricostruzione – cemento, mattoni, lamiere zincate – e copriamo i costi della manodopera per aiutare le famiglie a rimettere in piedi le loro case. Allo stesso tempo, continuiamo a distribuire cibo, acqua potabile e kit per l’igiene, soprattutto per gli sfollati. Ci stiamo anche occupando della gestione dei rifiuti e delle macerie, per rendere più sicuri gli ambienti e favorire un ritorno alla normalità.
C’è un messaggio che vorresti condividere con i giovani che parteciperanno al Giubileo, come segno di fraternità e speranza condivisa?
Ai giovani che vivranno il Giubileo, mando un messaggio di speranza e di fraternità dal cuore del Myanmar. Siamo parte di una stessa grande famiglia, uniti dalla fede e dalla vocazione al servizio dei più poveri. Anche quando le difficoltà sembrano insormontabili, la resilienza dei giovani è una luce che non si spegne. La vostra solidarietà ci dà forza e ci fa sentire meno soli. Vi invito ad abbracciare il valore della fraternità, a imparare gli uni dagli altri e a portare avanti la fiaccola della speranza. Che lo spirito di San Vincenzo De Paoli vi guidi nel diventare strumenti d’amore e di misericordia in un mondo che ha sete di bene. Vi auguro un Giubileo ricco di benedizioni e cuori ardenti di spirito vincenziano!
Fonte: https://www.sanvincenzoitalia.it/








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