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Intervista a suor Liliana Barra – Istituto Suore Nazarene TORINO

da | Apr 26, 2021 | Informazione vincenziana, Notizie sulla Famiglia Vincenziana | 0 commenti

Suor Liliana, come nasce la vostra Congregazione? Ci può spiegare il legame della vostra Congregazione con San Vincenzo de’ Paoli?

A prima vista pare che non ci sia legame alcuno, ma non è così. Le suore nazarene appartengono a pieno titolo alla Famiglia Vincenziana in quanto sono state fondate da un missionario di S. Vincenzo: il Beato P. Marcantonio Durando, beatificato da Sua Santità Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002 e sono tuttora guidate da un Missionario di S. Vincenzo. L’Istituto non è nato sotto la spinta di esigenze caritative urgenti, ma per dare ad alcune giovani desiderose di consacrarsi a Dio, prive però di alcuni requisiti canonici allora richiesti per entrare in comunità religiose, la possibilità di realizzare la loro vocazione. Nella realizzazione di quest’opera egli si avvalse della collaborazione della Serva di dio Luigia Borgiotti, che , come superiora guidò le prime postulanti nel cammino della vita religiosa. La data di fondazione risale al 21 novembre 1865. Come attività apostolica, il fondatore le impegnò al servizio dei sofferenti, membra doloranti del Cristo Crocifisso, mandandole ad assisterli a domicilio giorno e notte. Questa specificità della veglia delle Nazarene è stata, fin dall’inizio, finalizzata soprattutto per guarire le anime. Erano tempi in cui i ricchi, avendo possibilità di curarsi in casa, spesso finivano per morire senza Sacramenti. Questo tipo di apostolato diede subito i suoi frutti, con la conversione di diversi personaggi eminenti nel campo della cultura e dell’arte: Guido Gozzano, Felice Raccagni, Sofia Graf, Annie Vivanti. Il Fondatore nel 1873 affidò loro anche la cura delle bambine con difficoltà famigliari: sorse così a Torino l’Opera Pia Viretti. In breve tempo la Comunità si diffuse, oltre che in Piemonte, anche in Lombardia e Liguria. Nel 1965, anno del centenario di Fondazione, in Italia si contavano 14 Case. L’opera principale è sempre stata l’assistenza degli infermi a domicilio, anche se non sono mancate esperienze di apostolato in cliniche, non proprie, e catechesi nelle Parrocchie. Nel 1967 il P. Archetto, allora superiore della Comunità, le aprì all’Opera Missionaria inviandole in Madagascar, dove già operavano i Missionari di S. Vincenzo e le Figlie della Carità. Le prime quattro Suore partirono il 13 maggio di quell’anno. A questa partenza ne seguirono altre, fino ad arrivare al numero di dieci.

Qual è l’ambito missionario a cui siete dedicate maggiormente e quale la spiritualità che più vi caratterizza nel vostro servizio?

In questi 55 anni, con l’aiuto di Dio, è stato fatto parecchio lavoro e oggi la Comunità trova in Madagascar il suo sviluppo. I centri Missionari delle Suore Nazarene sono 14. Si trovano sparsi un po’ su tutta l’Isola, il numero maggiore è al Sud. Comprendono due lebbrosari, dispensari, un orfanotrofio, scuole per bambini, mense. Ogni centro, a seconda della realtà circostante, si lascia interpellare da bisogni e domande e risponde in conformità al proprio Carisma. Il nostro Fondatore ha tanto desiderato andare missionario lontano dalla Patria, gli eventi non glielo hanno permesso. Ora realizza questo suo sogno attraverso la comunità da lui fondata.

Essendo il Beato Durando, molto devoto della Passione del Salvatore, trasmise questa Spiritualità alle suore Nazarene. Per rendere stabile questo indirizzo spirituale, Egli stesso volle impegnarle con un quarto voto, che ha per oggetto il Culto e la devozione del Mistero Della Passione, concretizzato nella pratica delle tre virtù, indicate come fonte sicura di santità: UMILTA’, OBBEDIENZA E MORTIFICAZIONE.

Nel gennaio del 2020 a Roma abbiamo vissuto un momento molto importante come Famiglia Vincenziana Internazionale. Cosa avete portato a casa di quell’esperienza?

La presenza delle Nazarene al Simposio di Roma del 2020, ha contribuito a rinsaldare la consapevolezza di non essere una minuscola comunità che viaggia per proprio conto , ma di appartenere ad una Famiglia assai più grande e ricca di doni :” La Famiglia Vincenziana” nella quale trovare sempre nuovi spunti per il proprio cammino. Questo ci ha riempito di tanta fiducia e gioia! Nonostante la pandemia ci abbia costrette al confinamento e all’impossibilità di visitare persone malate e parenti, continuiamo a sperare in tempi migliori, che il Signore saprà Lui, per il nostro bene, quando concederci.

Elena Grazini

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