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Essere cristiani in ogni momento e in ogni luogo

da | Ott 7, 2020 | Formazione vincenziana | 0 commenti

Vi invitiamo a scoprire Federico Ozanam attraverso i suoi stessi scritti, co-fondatore della Società di San Vincenzo de’ Paoli e uno dei membri più amati della Famiglia Vincenziana (di cui forse sappiamo ancora poco).

Federico ha scritto molto nei suoi poco più di 40 anni di vita. Questi testi – che ci giungono da un passato non troppo lontano – sono il riflesso della realtà familiare, sociale ed ecclesiale vissuta dal loro autore che, per molti aspetti, ha delle analogie con ciò che si vive oggi, in particolare per quanto riguarda le disuguaglianze e le ingiustizie subite da milioni di persone impoverite nel nostro mondo.

Commento:

La Sorbona a metà degli anni ’40 del XIX secolo attraversava una periodo complesso. Alcuni professori avevano espresso pubblicamente la loro fede cattolica nelle cattedre, tra cui Ozanam e Lenormant[1], mentre altri erano apertamente ostili. Lo stesso valeva per gli studenti: alcuni a favore, molti contro. Quando fu messo in discussione lo scopo dell’insegnamento di Federico Ozanam alla cattedra della Sorbona – che, secondo alcuni, riguardava più la teologia che la letteratura straniera[2] – Federico dichiarò pubblicamente la sua posizione in questo testo, che fu raccolto da un giornale della sua città natale. In questo articolo, che riproduce la sua professione di fede, il giornalista ha aggiunto: “Il signor Ozanam è riuscito a liberarsi, con poca difficoltà, di quella folla che gli ha dato una vera e propria ovazione”.

Giorni dopo la pubblicazione del testo sul giornale, Ozanam scrisse all’amico Lallier[3]:

Quanto a me, ho ripreso il peso di ogni anno del mio insegnamento in mezzo alle preoccupazioni causate dalle sedizioni contro il signor Lenormant alla Sorbona. Li ho visti da vicino, e posso assicurarvi che non sono la rivolta delle scuole, né l’empio fanatismo di una truppa di giovani eccitati. Si tratta di molto meno eppure è anche molto di più. Si tratta di una questione sollevata senza passione, ma con calcoli indegni, negli uffici di alcuni giornali rivoluzionari, per mantenere l’opinione pubblica irreligiosa nel tipo di febbre in cui è stata in questi ultimi anni, e per sollevare nuove difficoltà per il governo.

Poiché queste persone ci mettono tutta l’ostinazione di una posizione già determinata, e il governo ci mette tutta la debolezza che di solito mostra quando si tratta di proteggere le credenze, c’è da temere che la violenza si rinnovi, e anche se, come è successo l’ultima volta, si tratta solo di un gruppo di sessanta facinorosi, se ritornano dieci volte finiranno per chiudere il corso.

Ma questo non accadrà, almeno, senza forti proteste, perché i giovani cristiani si sono dimostrati più fermi del solito in questa materia e questo, almeno, sarà utile per chiudere i ranghi e indurire i cuori. Ma potete immaginare quanto sia triste per me vedere un insegnamento così onorevole e ben fatto minacciato da tali intrighi e tradito dall’apatia di chi ha il dovere di difendere, in questo caso come in altri, l’ordine pubblico.

Ah, amico mio, quanto male viene fatto nel mondo dall’incoerenza e dalla timidezza delle persone buone! Quanto a me, farò ogni sforzo per mantenere la mia causa e quella di Mr. Lenormant separate; finché ci saranno rivolte nelle loro classi, non mancherò di frequentarle, userò tutta la mia influenza su un certo numero di giovani per reclutare un pubblico[4].

Federico ammette di non essere un teologo[5]. Ma spiega che, nella sua cattedra di letteratura straniera, non può non parlare di cristiani eminenti che hanno contribuito, nel corso della storia, alla crescita dell’arte, della letteratura e, in generale, della civiltà. Per lui è una questione di coscienza: non può smettere di essere cristiano nella sua attività professionale, né negare l’azione della Chiesa nella storia che ha insegnato; ma può “dire la verità” e “con grave imparzialità”.

Non è un fanatico che non ammette la minima critica alla Chiesa: al contrario, riconosce che la Chiesa, in realtà, è fatta di persone per lo più deboli e peccaminose; ma, nonostante i suoi momenti più bui, prova “pietà e amore” per lei. La fede ci dice che Dio guida la barca, e che non affonderà, nonostante le nostre limitazioni e il nostro peccato.

Suggerimenti per la riflessione personale e il dialogo di gruppo:

  1. Vincenziani, come pianifichiamo il ministero dell’educazione per essere un mezzo per promuovere i poveri, per servirli, per portare un cambiamento sistemico?
  2. Cosa significa l’espressione “santo e peccaminoso”, riferendosi alla Chiesa?
  3. Come ci avviciniamo a chi ha idee diverse dalle nostre? Come provochiamo il dialogo con loro?

Note:

[1]   Particolarmente interessante è la storia di Charles Lenormant (1802-1859): cfr. Kathleen O’Meara, Frederick Ozanam, professore alla Sorbona: La sua vita e le sue opere, capitolo XVI.

[2]   Kathleen O’Meara racconta il seguente aneddoto: “Una volta, nei giorni frenetici dei disordini anti-Lenormanti, quando lo studio della Sorbona si trasformò in un campo di battaglia, una persona, volendo essere intelligente, cancellò le parole ‘Letteratura straniera’, che erano scritte dopo il nome di Ozanam sulla targa della porta, e vi scrisse: ‘Teologia’”. (O’MEARA, capitolo XVI).

[3]  François Lallier (1814-1886) è nato a Joigny (Francia). Incontrò Ozanam alla facoltà di legge nel 1831. Fu uno dei fondatori della Società di San Vincenzo de’ Paoli e uno dei suoi amici più stretti, Gli  Ozanam lo scelsero  come padrino della piccola Marie nel 1845.

Nel 1835, su richiesta del presidente Bailly, Lallier redasse la Regola della Società di San Vincenzo de’ Paoli (che da allora ha subito integrazioni necessarie per lo sviluppo della Società, ma il tutto è rimasto sostanzialmente intatto nella sua stesura, dal 1835 ad oggi). Lallier ha svolto il suo compito con l’applicazione, la precisione dei termini e la sobrietà di espressione che erano l’attributo di questo magnifico giurista. Nel 1837 fu nominato Segretario Generale della Società, fino al 1839, quando si dimise e si trasferì a Sens. Lì sposò Henriette-Colombe Delporte (1815-1890), il 22 aprile 1839. La coppia ebbe quattro figli, anche se solo due raggiunsero l’età adulta: Henri Lallier (1840-1863) e Paul Lallier (1855-1886). Il 7 luglio 1839 fu nominato giudice supplente in Sens. Non avrebbe mai lasciato la corte di Sens: nel 1857 fu nominato presidente del tribunale, carica che ricoprì fino al suo pensionamento nel 1881.

Era un cattolico liberale, senza alcuna affiliazione politica, e contribuì ai giornali l’Université catholique e Revue européenne.

Nel 1879, pochi anni prima della celebrazione del “Giubileo d’oro” della Società, il presidente generale Adolphe Baudon (1819-1888) incaricò Lallier di redigere i fatti relativi alle origini della Società. Preparò una prima bozza che sottopose agli altri tre membri fondatori ancora in vita: Auguste Letaillandier (1811-1885), Paul Lamache (1810-1892) e Jules Devaux (1811-1880), chiedendo loro di rettificare o completare ciò che aveva scritto. Questa collaborazione culminò in un libretto che fu pubblicato nel 1882 con il titolo: Origini della Società di San Vincenzo de’ Paoli, secondo i ricordi dei suoi primi membri.

Non si sa molto sulla morte di Lallier, avvenuta a Sens il 23 dicembre 1886. È sepolto nel cimitero della piccola città.

[4]   Lettera a François Lallier, 30 dicembre 1845.

[5]   Sebbene avesse una notevole conoscenza della religione e sappiamo dai testi di sua moglie Amélie che ogni volta che scriveva su un argomento legato alla fede o alla Chiesa, chiedeva l’approvazione all’arcivescovo di Parigi.

Javier F. Chento
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