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Lezioni apprese durante la pandemia. 3: Quanto sono importanti gli amici

da | Lug 15, 2020 | Formazione vincenziana | 0 commenti

Ogni settimana, un membro della Famiglia Vincenziana condividerà con noi una parte della sua esperienza di questi ultimi mesi. Dal profondo del suo cuore, egli proporrà un messaggio di speranza, perché (ne siamo convinti) ci sono anche lezioni positive da trarre da questa pandemia.

Sono figlio e nipote di sardineras (venditori di sardine) di Santurce (Spagna). Da ragazzo avevo molti amici, andavamo tutti a lezione dalle Figlie della Carità del Patronato. La nostra vita era la strada, la barca e il mare. Le case dei poveri non erano costruite per rimanervi a lungo. Ho 90 anni, ma con la testa al posto giusto. Le mie gambe mi hanno tradito negli ultimi due anni. Fino ad allora sono andato per le strade e ho svolto il mio ministero sacerdotale, penso con dignità. Da due anni non riesco più a uscire di casa, mi sporgo dalla finestra e mi distraggo guardando la gente che passa per strada e le auto che sfrecciano con eleganza. È una distrazione, ma la migliore distrazione fino all’arrivo di questa felice pandemia era vedere la grandezza dell’amicizia. Gli amici uscivano per le strade, andavano a celebrare l’Eucaristia, camminavano per la città e venivano a conoscenza di fatti che poi commentavamo, discutevamo, approvavamo o respingevamo. Con la pandemia tutto questo è finito e il silenzio ha preso il sopravvento.

Se prima d’ora ogni tanto smettevo di scrivere articoli per FamVin o altre riviste e guardavo fuori dalla finestra per riposarmi e distrarmi formando parole con le lettere delle targhe, ora non passa più un’anima, né auto né persone. Sembra che io viva in una città morta, in un film di fantascienza.

Se prima gli amici erano un altoparlante che mi annunciava gli eventi e mi aggiornava sulle novità, ora non ci sono più giornali e agli amici è stato vietato di uscire in strada da soli, senza un ragionevole motivo lasciato alla discrezione delle autorità comunali.

Ma questa situazione mi ha dato l’opportunità di una maggiore familiarità con Gesù e la Vergine Maria, che invito a scendere nelle piazze e nelle strade, alla mia finestra,  a chiacchierare come amici. Questi amici vengono a trovarmi continuamente e io chiedo loro con insistenza: dal contagio del coronavirus, liberaci, Gesù; dal contagio del coronavirus, liberaci, Vergine Maria, nostra Madre. Perché è molto triste vivere senza amici o senza che gli amici vengano a trovarci. Ma questi due amici non tradiscono mai.

Perché il coronavirus non è stato inviato da Dio e non è una punizione divina. È il risultato di leggi naturali o dell’azione umana. Ma Dio può illuminare gli scienziati per trovare rimedi efficaci. Dalla mia finestra prego e chiedo al Padre Onnipotente di aiutare tanti poveri senza casa, o in case in cattive condizioni, a trovare amici per accoglierli o per rinforzare la loro vita in modo che, dopo aver mangiato qualcosa, possano ricevere i loro amici e insieme guardare fuori dalla finestra e scoprire la presenza divina nei volti delle persone che passano.

P. Benito Martinez, C.M.

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