Omelia di Padre Tomaž Mavrič, CM, Superiore Generale, durante la Celebrazione Eucaristica, che si è tenuta a Casa San José de Malamboe che ha inaugurato l’Incontro della Gioventù Vincenziana in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco:

Panama, 19 gennaio 2019

Messa della festa di San Vincenzo de’ Paoli
Letture: Is 52,7-10; 1Cor 1,26-31, Mt 5,1-12

Miei cari giovani vincenziani. Sono felice di essere con voi qui oggi. Si sono riuniti da tutto il mondo per celebrare la nostra eredità vincenziana prima degli incontri della Giornata Mondiale della Gioventù. Confido che quest’incontro sia una meravigliosa esperienza per voi, fortificandovi nel carisma e nella spiritualità di San Vincenzo de’ Paoli. Che ambedue le cose caratterizzino la vostra vita ora e sempre.

Il tema di oggi è “La gioia del Vangelo nel Vincenziano”. Riconoscerete che la prima parte di questa frase viene dall’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium del Santo Padre, papa Francesco. Gli organizzatori di questo evento vogliono mettere in evidenza, fin dall’inizio, la gioia del Vangelo che riempie il cuore e la vita di quelli che incontrano Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore e dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia nella nostra vita.

Le letture che abbiamo ascoltato si adattano molto bene con il tema di oggi. Isaia dà molta importanza alla bellezza e alla gioia che fanno parte del condividere le buone notizie con gli altri. Paolo ci ricorda che siamo in Cristo Gesù perché Dio ci ha scelto. Cristo ci insegna che siamo beati quando conduciamo vite che sono povere in spirito, miti, misericordiose, desiderose di ciò che è giusto e retto e accettiamo insulti e persecuzioni per Lui.

Come Vincenziani voglio incoraggiarvi ad essere testimoni della gioia del Vangelo. Il nostro incotro con Gesù e la libertà che riempie i nostri cuori vengono dal nostro servizio ai poveri. Vogliamo condividere questa gioia con il mondo, per estenderla ad altri. Per questo, non solo dobbiamo incontrare Gesù, ma anche stare con Lui, camminare con Lui, fare di Lui il vero centro della nostra vita e mai abbandonarlo.

Per noi Vincenziani, la gioia del Vangelo viene dalla convinzione che, come diceva Vincenzo de’ Paoli, continuiamo la missione di Cristo sulla terra. Siamo chiamati ad annunciare, attraverso la nostra parola e le nostre opere, che siamo a servizio dei poveri o, in altre parole, al servizio dello Gesù Cristo stesso. Questo è evidente dalle parole di Gesù nel capitolo 25 del vangelo secondo Matteo: «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (25,40).

Isaia ci dice:

Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”.
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano (52,7-8a)

Sì, portare la Buona Notizia ad altri attraverso il nostro servizio è un motivo per gridare con giubilo.

Facendo così, rispondiamo all’invito di Gesù a seguirlo, per aiutarlo, per essere suoi collaboratori nella missione che ancora perdura. La nostra risposta deve essere un forte “sì”, perché Gesù ci aiuta a sua volta. Non ci abbandona. Ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno nella vita. Apre per noi le porte del Cielo per la vita eterna. Noi gli rispondiamo impegnandoci con le opere, con l’esempio e con le parole per testimoniare la gioia che viene dal percorrere il cammino di Gesù.

Il Santo Padre, l’anno scorso, ha rivolto espressamente a voi il suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale. Il tema è stato: “Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”. Ha detto:

«Anche voi, giovani, per il Battesimo siete membra vive della Chiesa, e insieme abbiamo la missione di portare il Vangelo a tutti. Voi state sbocciando alla vita. Crescere nella grazia della fede a noi trasmessa dai Sacramenti della Chiesa ci coinvolge in un flusso di generazioni di testimoni, dove la saggezza di chi ha esperienza diventa testimonianza e incoraggiamento per chi si apre al futuro. […] Questa trasmissione della fede, cuore della missione della Chiesa, avviene dunque per il “contagio” dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono il ritrovato senso e la pienezza della vita. La propagazione della fede per attrazione esige cuori aperti, dilatati dall’amore».

Papa Francesco ci ricorda anche che essere missionari non aiuta solamente l’altro ma anche ci aiuta ad approfondire la nostra fede. Lo affermava in questi termini: «la fede cristiana resta sempre giovane quando si apre alla missione che Cristo ci consegna. «La missione rinvigorisce la fede», scriveva san Giovanni Paolo II». Allo stesso modo, essendo missionari, facciamo il bene perfino a noi stessi, perché l’esperienza apre cammini nuovi per comprendere meglio gli altri così come noi stessi.

Nel documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi, dell’ottobre scorso, una riflessione parla energicamente al nostro carisma: la carità è il luogo preferenziale per il discernimento vocazionale. Si dice:

«Le attività sociali e di volontariato offrono l’opportunità di mettersi in gioco nel servizio generoso; l’incontro con persone che sperimentano povertà ed esclusione può essere un’occasione favorevole di crescita spirituale e di discernimento vocazionale: anche da questo punto di vista i poveri sono maestri, anzi portatori della buona notizia che la fragilità è il luogo in cui si fa esperienza della salvezza».

Si dice anche che «il contatto con la povertà, la vulnerabilità e il bisogno rivestono grande importanza nei percorsi di discernimento vocazionale». Attraverso l’esperienza del servizio ai poveri, Gesù ci aiuta a capire e a scoprire la nostra chiamata nella vita: alla vita matrimoniale, alla vita da single o alla vita consacrata come Sorella, Fratello o Sacerdote.

L’anno scorso abbiamo celebrato il 400° anniversario del Carisma Vincenziano e quest’anno ci siamo imbarcati verso il V centenario del Carisma. Come ho scritto lo scorso gennaio nella mia lettera, dobbiamo cercare di approfondire due aree:

  1. La nostra spiritualità vincenziana e il nostro carisma, cercando di conoscere meglio i Santi, i Beati e i Servi di Dio della Famiglia Vincenziana.
  2. La Cultura della Vocazioni.

Nella mia lettera per la festa di San Vincenzo dello scorso anno, mi sono concentrato nella prima di queste due aree, quella di conoscere maggiormente i Santi, i Beati e i Servi di Dio della Famiglia Vincenziana. Suggerivo che le diverse strutture (scuole, parrocchie, …) all’interno dei differenti rami della Famiglia Vincenziana potessero scegliere un Santo, un Beato o un Servo di Dio per familiarizzare con la vita di questa persona e farlo conoscere all’intorno, nella società in cui vivono, mediante diverse iniziative.

Nella seconda metà del 2018, ho cercato anche di porre la nostra attenzione nell’altro aspetto menzionato prima: il rinnovamento della cultura della vocazioni. Questo stava in linea con l’ultimo Sinodo dei Vescovi, il cui tema è stato “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Speriamo anche che il nostro Festival Cinematografico Vincenziano dell’ottobre scorso incoraggi i giovani a consacrare la loro vita al servizio dei poveri e, forse, a seguire una chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata. Inoltre, all’interno della Congregazione della Missione, sponsorizziamo un programma speciale di formazione continua per i Direttori di Vocazioni di ognuna delle nostre province, regioni e missioni internazionali.

Come voi già sapete, alcune culture sono favorevoli alle vocazioni, però molte non lo sono. Quelle culture caratterizzate dal consumismo, dal materialismo, dall’individualismo, dall’egoismo, dal laicismo sistematico della società, … attualmente promuovono un’“anti-cultura delle vocazioni”. Facendo vedere molto difficilmente la bellezza, l’attrattività e il significato dell’affidamento della vita alla chiamata di Gesù. In questo senso, continuo a confidare che i nostri sforzi ci aiuteranno ad approfondire questa cultura delle vocazioni. Spero che un giorno per una persona giovane sia normale in qualunque società, ambiente, o paese, rispondere alla chiamata di Gesù con un profondo “Sì”.

Di conseguenza, oggi faccio a voi quest’appello. Come diceva San Paolo nella seconda lettura, “considerate la vostra chiamata” (1Cor 1,26a). Ascolti la chiamata di Gesù che ti chiama al sacerdozio o alla vita consacrata? Se è così, accetta e abbi fiducia in questa chiamata. In questa maniera, la scelta che hai fatto sarà la scelta migliore della tua vita. Non puoi sbagliarti scegliendo di seguire Gesù. Ti incoraggio a pregare, con l’intercessione di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, San Vincenzo de’ Paoli, Santa Luisa de Marillac e tutti i Santi, Beati e Servi di Dio della Famiglia Vincenziana, per avere il coraggio di rispondere positivamente alla chiamata di Gesù. Ricorda questa promessa del vangelo di oggi: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,12a).

Tomaž Mavrič, CM
Superiore Generale

 


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