Le Dame di S.Vincenzo de’Paoli inaugurarono nel 1927 l’immobile in via Primo Tatti, proprio di fronte alla vincenziana chiesa del Gesù. Esso presentò spazi sufficientemente ampi per accogliere tutte le opere vincenziane e rappresentò la struttura ideale a diventare il fulcro dell’Associazione. La casa, oltre ad accogliere “la mensa dei poveri” donò ospitalità anche alle Suore Nazarene figlie della Carità, arrivate all’inizio solo in sei da Torino, per assistere a domicilio e in ospedale i malati e le loro famiglie. Le “dame della carità” ebbero un progetto più ampio della sola assistenza ai poveri ma si resero conto che da sole non avrebbero potuto farcela e così decisero di contattare Le Figlie della Carità e di avviare una trattativa con la Casa Madre di Torino.Il progetto previde poi l’accoglienza di giovani donne lontane dalla famiglia e un asilo per bambini.
Così nel 1928 venne aperta la scuola materna per i bambini delle famiglie bisognose, con orari lunghissimi (dalle 7 alle 19). Nel 1929 furono istituite le “culle vincenziane” che accolsero i bimbi dai pochi mesi fino ai tre anni e si inaugurò la sezione delle “Piccole Amiche dei Poveri”;ragazzine dai 6 ai 15 anni che, per motivi di studio, non potevano partecipare alle attività delle allieve: il loro compito era di preparare lavoretti pro fiera, mentre il contributo economico richiesto era di 5 lire all’anno.
Venne istituito il “patronato Operaio Femminile” che offrì a giovani donne – lontane da casa per motivi di studio o di lavoro – la possibilità di essere ospitate nelle ore libere e di avere un pasto caldo: nel 1930 ad usufruire di questo servizio, che in alcuni casi dava anche ospitalità notturna, furono ben 40 ragazze, nel 1963 scesero a circa 20.
Nel 1933 venne creata la “Giornata delle Povere”. Ogni mercoledì si tenne un incontro che contemplava due scopi ben precisi: il primo quello di avvicinare alla fede cristiana, il secondo – propedeutico al primo – fornire buoni pasto per l’acquisto di generi di prima necessità.
A fronte del peggioramento, nel 1935, della situazione economica, causa le sanzioni all’Italia a seguito della guerra in Etiopia, si costituì il Patronato maschile, il cui scopo fu quello di fornire un pasto caldo a mezzogiorno ai lavoratori, servizio questo che durò fino al 1991.
Il 1945 vide Como straripare di prigionieri – politici e non – Dame e Suore aprirono un laboratorio per la confezione di indumenti, cosi da fornire il possibile a chi ne avesse avuto bisogno: cibo, sigarette, sostegno morale e religioso. I detenuti politici del grande campo di concentramento, cercavano di avere notizie delle loro famiglie. Così si costituì una specie di segretariato che, con l’aiuto della Pontificia Assistenza, permise tra l’altro alle Suore e alle Dame di favorire il rilascio di molti prigionieri.
Nel 1963 il “nido” può accogliere solo 40 piccoli, ma le richieste sono maggiori – perché in città ne esistono solo due. Si decise allora di ampliare i locali , adattando e ingrandendo lo stabile per renderlo più consono alle nuove esigenze. La scuola materna accolse quotidianamente 50 bambini e ogni giorno, grazie alla “mensa sociale”, 150 pasti vennero distribuiti a impiegate, operaie, studenti, ad un prezzo modestissimo e con buona possibilità di scelta.
L’ “Associazione delle Damine”,le volontarie più giovani, contò all’epoca 75 iscritte.
Il 1965 fu l’anno del cambiamento: le ”Cucine Economiche Popolari” divennero “La Benefica Vincenziana” e nel 1976 la “Compagnia delle Dame di Carità” mutò in “Gruppi di Volontariato Vincenziano AIC in Italia”. Non fu solo cambio di un’etichetta, ma la necessità di adattarsi alle nuove esigenze sociali.
La scuola materna di via Primo Tatti chiuse nel 1978, per mancanza di personale specializzato,imposto dalle normative.
Per venire incontro ad una “ nuova povertà” che si fa strada in quel periodo, nel 1986 suore e volontarie collaborano con la Caritas Diocesana all’apertura del primo centro di ascolto cittadino. Perché serve andare incontro ad una povertà diversa: ad aver bisogno sono oggi separati,anziani, ex detenuti, tossicodipendenti e la maggior parte sono giovani senza casa e senza lavoro.
Nel 1994 il Consiglio constata la pressante opportunità di lavori di ristrutturazione,per l’adeguamento alle leggi vigenti. I lavori durano 7 anni e nel 2001 si inaugura la nuova Sede alla presenza del Vescovo e delle principali autorità cittadine.
Attualmente nella Casa Vincenziana sono attive: la mensa del povero che distribuisce circa 40.000 pasti all’anno; la comunità socioeducativa “Gli Olivi” che accoglie ragazze dai 12 ai 18 anni allontanate dalle famiglie per decreto del Tribunale dei minori; nel 2013 si apre il nuovo appartamento per il prosieguo amministrativo. la Casa della Speranza S. Luisa di Marillac che ospita per un periodo massimo di circa tre mesi donne italiane e straniere in difficoltà e a rischio di emarginazione (in genere sono Telefono donna e la Caritas a consigliare questa soluzione, ma non mancano le richieste individuali).
I gruppi di volontariato vincenziano, operativi su Como, sono 6. Danno sostegno a famiglie in difficoltà mediante aiuto economico e morale e, in caso di necessità, si attivano anche con assistenza domiciliare. I volontari prestano il loro servizio in ospedali e case di riposo e collaborano con i servizi sociali di zona. Sono iscritti al Centro servizi del volontariato, da cui possono ottenere informazioni per elaborare progetti innovativi, per la partecipazione ad eventuali bandi di concorso e per ogni intervento che possa divenire di utilità sociale.
Oggi più che mai il volontariato non può essere lasciato – sebbene importante – all’intervento individuale ed estemporaneo o alla volontà non programmata. Anche la carità deve essere inserita in un contesto strutturato, capace di trarre il miglior rendimento dalle forze individuali, organizzandole in modo da ottenere un risultato mirato. Risolve nel modo migliore i problemi attuali, così diversi e gravosi nella loro specificità umana, culturale o amministrativa, eppure così uguali a quelli di ieri nella fragilità delle persone.
“Il bene,bisogna farlo bene” diceva S.Vincenzo 400 anni fa
La Casa Vincenziana ha saputo adattarsi a queste nuove esigenze: ora compie 90 anni, ma certo non li dimostra!

Articolo apparso su: Lunedì 19/6/2017 sul Settimanale della Diocesi di Como