Esodo 17,3-7;
Salmo 94;
Romani 5,1-2.5-8;
Giovanni 4,5-42

Lectio

Il pozzo, nella cultura antica, era un luogo d’incontro perché tutti dovevano venire ad attingervi acqua. Il vangelo secondo Giovanni pone a confronto l’acqua come sorgente di vita per l’uomo, con Cristo acqua per la ragione di vita dell’uomo. Se infatti si intende dare alla nostra vita l’unico senso per cui è stata creata da Dio.
Sempre nel mondo ebraico, un Rabbì (= un maestro), da intendersi come una gande autorità, non come un maestro di scuola, o di musica ecc…, non si doveva intrattenere con donne e bambini, perché ritenuti esseri inferiori, per gli ebrei le donne e i bambini non erano considerati persone.
Immaginiamo lo sconcerto degli apostoli quando vedono Gesù che conversa con una donna, per di più con una samaritana. Infatti, i samaritani erano considerati dagli ebrei eretici e perché sostenevano che la presenza di Dio fosse sul monte Garizim e non nel tempio di Gerusalemme. Naturalmente i samaritani ritenevano gli ebrei a loro volta eretici.
Quindi solo toccare il secchio in cui la samaritana aveva attinto l’acqua era contrarre il peccato. Figuriamoci intrattenersi con lei in colloquio. Come poteva ritenersi il Messia atteso una persona che aveva un comportamento simile? Una persona che, spesso e volentieri, infrangeva la legge di Mosè, che era la legge di Dio? Questo era lo scandalo che attanagliava gli apostoli, prima dell’incontro con il Risorto.
Notiamo la difficoltà del seguire Gesù. È la stessa difficoltà che è narrata nel libro dell’Esodo, riguardo al cammino del popolo d’Israele verso la terra promessa. È fatica seguire Gesù, comporta la solitudine, l’esclusione. Come seguire quel Dio che non si faceva rappresentare, come gli dei pagani. Quel Dio che ti costringeva ad un cammino assurdo, con mille difficoltà; quel Dio che ti pone contro la super potenza egiziana; quel Dio che ti costringe a motivare ogni giorno le tue scelte. Ecco perché nel deserto, ad un certo punto Israele rimpiange la schiavitù e si lamenta….anche i discepoli attraverseranno questo deserto, fino all’incontro con il Risorto.

Meditatio

Seguire Gesù non è un gioco, oppure un osservare una lista di comandamenti. Un accontentarsi di andare a sentire la messa domenicale, semmai dove c’è uno che sa recitare bene la sua parte e, in quell’occasione, pago uno e prendo due: riesco anche a confessarmi!!! E…..anche se la messa è finita a fare lo stesso la comunione: evviva! Pago uno e prendo tre. Poi torno a casa e ci si rivedrà a teatro domenica prossima.
Questo non è seguire Gesù!
Seguire Gesù è fermarsi al pozzo: guardare in faccia la realtà. Ci sono problemi attorno a me? Riesco a fermarmi come Gesù e a farmi carico dei problemi della samaritana?
Ascoltare con attenzione, per riuscire a bere l’acqua viva che è Cristo? Tutto questo è porre in atto le promesse battesimali. Ma comprendo che è difficile. Non siamo stati abituati a seguire il Signore in questo cammino e, come i discepoli, ci si scandalizza, perché Egli vive da cristiano. Infatti il vangelo è Gesù Cristo, morto e risorto. Ma prima di risorgere egli ha subito la sua passione e la sua croce. Prima di risorgere si è fermato al pozzo, per parlare con la samaritana ed ha sconvolto le certezze dei suoi apostoli.
Noi siamo più vicini a Gesù oppure agli apostoli? Siamo più vicini a Gesù quando cogliamo lo Spirito che lavora in posti e in persone che noi non siamo abituati a cogliere. Siamo più vicini agli apostoli quando, come Pietro, diciamo a Gesù di non fermarsi con la Samaritana; di non rischiare; di lasciare che tutto proceda come è sempre andato e come sempre andrà perché, fermarsi con la samaritana potrebbe essere pericoloso, potrebbe far traballare gli equilibri economici politici di una comunità.
Naturalmente, un cristiano che si ritiene tale, non può accettare situazioni simili. Il vangelo, infatti, dobbiamo viverlo perché siamo cristiani, non perché si è vescovi, preti, suore, monaci ecc…. No, al pozzo dobbiamo fermarci tutti per attingere l’acqua che è Cristo e per dissetarci e perché gli altri ne possano usufruire. Infine, sempre come cristiani, non dobbiamo permettere a nessuno d’impedirci e d’impedire ai fratelli di fermarsi al pozzo di Giacobbe.

Buona domenica.

Prima lettura
Es 17,3-7

Dal libro dell’Esodo
In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Salmo responsoriale
Sal 94

R.: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Seconda lettura
Rm 5,1-2.5-8

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Vangelo
Gv 4,5-42

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

[Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».]