Seconda domenica dopo Natale Di p. Giorgio Bontempi c.m.

da | Gen 3, 2014 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Siracide 24,1-4.12-16;
Salmo 147;
Efesini 1,3-6.15-18
Giovanni 1,1-18

Lectio

Il vangelo di Giovanni – redatto tra il 90/120 d.C. – non inizia come i vangeli di Matteo e Luca con la narrazione della nascita di Gesù, perché questo era assodato all’interno della sua comunità.
Il prologo del vangelo di Giovanni ha lo scopo di porre al centro della storia e dell’universo il Cristo, la Parola (= Verbo).
L’autore del quarto vangelo, riprendendo il tema del brano del Siracide proposto come prima lettura, incentra il suo messaggio su Cristo la vera sapienza.
Essere sapienti significa, dopo la venuta del Signore in mezzo a noi, seguirne l’esempio.
Ora l’esempio che il Signore ci ha lasciato è racchiuso nei quattro vangeli e negli scritti di san Paolo.
Giovanni, nel suo prologo e anche all’interno del suo vangelo, risulta molto polemico nei riguardi del popolo ebraico, il cui rappresentante sarà Giuda Iscariota, l’apostolo definito anche il traditore. Ora, a parte questa sottolineatura, nel prologo sono dipinti due quadri: quello di coloro che non hanno accolto il Signore: definiti i suoi e coloro che lo hanno accolto che divengono, per opera dello Spirito santo, figli del Padre. Questi sono le persone che appartengono alle comunità cristiane, di cui parla anche la lettera agli Efesini.

Meditatio

Ricordiamo la verifica che il tempo di Avvento ci ha proposto: il Signore viene: quando? Ogni giorno: dove? Nel volto di ogni persona che incontro: in quale percentuale riesco ad accoglierlo?

Il tempo di Natale – apertosi con i primi vespri, la sera del 24 dicembre e che si concluderà con la domenica del battesimo del Signore che, in questo nuovo anno, si celebrerà il 12 gennaio – ci propone la verifica seguente: il Signore Gesù che è stata l’unica persona che avrebbe potuto scegliere, da chi nascere e dove nascere, ha scelto di nascere in una famiglia comune, in una famiglia delle nostre, in una famiglia che vive del proprio lavoro, in una famiglia di cui non si parla sulle cronache dei giornali ecc…; il Signore ha scelto di vivere tra persone vere, non tra quelle in cui l’apparenza è la norma di vita.
Ed io? sono contento dell’ambiente in cui vivo, scelto dal Figlio di Dio? Oppure m’impegno per entrare nel mondo che conta? Dove l’apparire è la regola di vita? Dove non conta la persona, ma conta ciò che ella ha in tasca? Dove non conta la verità, bensì la fama che una persona si è costruita, attraverso la quale si presenta e – tramite la menzogna – il bianco diventa nero, il disonesto diventa onesto, l’immorale diventa il santo ecc….dove è il potere che stabilisce la verità.
Ecco: la vera sapienza che è Cristo ha rifiutato questo mondo, queste logiche. Logiche le quali se non si è vigilanti entrano, in modo strisciante, anche nella chiesa e si mascherano nello stesso modo con cui si è mimetizzato il serpente del racconto della creazione quando ingannò Eva.
Il cristiano dev’essere vigilante perché – com’è scritto nel Prologo – […]venne tra i suoi, ed i suoi non l’hanno accolto […].
Non sono stati gli avversari, ma i suoi a non accoglierlo. Se la verifica proposta nel tempo di Avvento è la nostra preoccupazione quotidiana, anche noi saremmo tra coloro che hanno accolto il Signore, altrimenti….

Buona domenica.

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