Lettera di Gregory Gay. Superiore delle CM e delle FdC, in occasione della Festa di san Vincenzo

da | Giu 14, 2013 | Spiritualita' vincenziana | 0 commenti

«…corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davantitenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb. 12, 2).

 

Roma 10 giugno 2013

 

A tutti i membri della Famiglia Vincenziana

La grazia e la pace di Nostro Signore Gesù Cristo dimorino nei vostri cuori ora e sempre!

 

Cari fratelli e sorelle,

 

ogni anno in occasione della festa di San Vincenzo de Paoli siamo invitati a riflettere su un tema che ci aiuti ad approfondire la nostra spiritualità e a rafforzare il nostro impegno per i poveri. Per il 2013, vogliamo farlo a partire dalla fede, tema centrale della nostra identità cristiana, come ci propone la Chiesa.

Nel contesto della celebrazione dei 50 anni del Concilio Vaticano II, il grande «aggiornamento» della Chiesa del XX secolo, siamo stati invitati da Papa Benedetto XVI a vivere l’Anno della Fede. E’ cominciato l’11 ottobre 2012 e terminerà il 24 novembre 2013 nella solennità di Cristo Re. Nella lettera apostolica «Porta Fidei», egli dice che la Chiesa nel suo insieme cerca di «mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza ».

 

Nella storia della Chiesa, spesso, siamo stati chiamati ad approfondire diversi temi, tutti molto importanti e necessari per la nostra fede. Ma questa volta, l’invito è di un’importanza capitale perché riguarda il punto centrale della nostra relazione con Dio, la fede.

 

Senza la fede, non possiamo credere in Dio, non possiamo seguire Gesù, non possiamo far parte della Chiesa. Tutto questo sembra evidente. Ma non sempre lo è nella nostra vita cristiana. Celebrare un Anno della Fede, per i cristiani e le cristiane, è celebrare Gesù Cristo, centro e vertice della nostra fede.

Gesù Cristo è il punto di partenza e lo scopo della nostra fede, come dice in modo magistrale la lettera agli Ebrei: «…corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb. 12, 2).

Gesù è il fondamento e il contenuto della nostra fede, è il Figlio di Dio che ci rivela il Padre; ma, in quanto uomo, Egli è anche il modello del credente. Egli è l’autore, colui che ha instaurato una nuova maniera di credere in Dio; Egli è anche colui che porta la fede al suo compimento, colui che è riuscito a viverla in pienezza. Egli fu pienamente uomo perché fu pienamente credente. La lettera ai Romani aggiungerà che è per la sua fede che noi siamo stati salvati (cfr. Rom 3, 21-26).

 

 

Nella storia della Chiesa, numerosi sono coloro che hanno camminato uniti a Gesù divenendo anche loro dei modelli per noi. Maria, nostra madre, è il modello per eccellenza. Il Vangelo sottolinea, tra l’altro, la fede di Maria: « Beata perché ha creduto! » (Lc 1, 45).

La spiritualità vincenziana è centrata su Gesù. Il vincenziano è l’uomo o la donna che si domanda come Gesù reagirebbe in una particolare situazione. Per questo ci si domanda: qual era la fede di Gesù? Vediamo che Egli si affida interamente a quel Dio che chiama “suo Padre”, ha una fiducia incondizionata in lui e si abbandona alle sue mani. Anche nei momenti di più grande sofferenza, Gesù conserva tutta la sua confidenza, non cede mai alla tentazione di rinunciare contando sulle sue proprie forze.

Questo significa che Gesù non è solamente la persona nella quale noi crediamo, ma egli è la via, il modello della fede. Per questo egli è l’iniziatore, colui che va avanti, colui che guida e indica il cammino. E’ lui stesso il cammino. Egli è autore e perfezionatore. Per conseguenza noi, i credenti, dobbiamo seguirlo come modello e cammino. La fede comporta allora un atto di fiducia profonda, di abbandono nelle mani di Dio, anche quando sperimentiamo la solitudine e la sofferenza, come ha fatto Gesù.

Nella storia della nostra Famiglia vincenziana, numerosi sono quelli che hanno testimoniato la loro fede e che noi onoriamo oggi come santi, beati, servi di Dio e modelli per la nostra vita, a partire da ciò che è fondamentale per noi: Gesù Cristo.

Per questa ragione, siamo invitati a vivere a partire da Dio, cercando di vivere come Gesù ha vissuto. San Vincenzo de Paoli ricordava che la fede è vedere le cose come Dio le vede e che la fede ci permette di scoprire il Cristo nei poveri. Noi possiamo raggiungere Gesù Cristo attraverso la nostra fede in lui e grazie alla sua stessa fede. E’ così che, cercando lui, troviamo i poveri; non possiamo comprendere lui senza questa relazione di prossimità con loro. Gesù ha detto di se stesso di essere venuto per annunziare la Buona Novella ai poveri. Santa Luisa ce lo ricorda : « questo prossimo  mi è presentato al posto di Nostro Signore con un mezzo d’amore  che la sua bontà conosce e che ha fatto capire al mio cuore, benché io non lo possa dire » (Scritti p. 988 A 26).

Per vivere questa vita a partire da Dio, Gesù Cristo ci indica il cammino della fedeltà. Per noi, la fede implica la fedeltà; fedeltà a Dio in Gesù Cristo e fedeltà a Gesù Cristo nei poveri. Elisabeth de Robiano (Fondatrice delle Serve dei poveri de Gijzegem) diceva: «Dio non vi mancherà se vi date a Dio per l’eternità». L’impegno verso Dio non è per un certo tempo, è per tutta la vita. E’ una delle dimensioni della fede la più difficile, perché noi siamo sommersi da ciò che è passeggero e caduco. Vorremmo che anche il nostro impegno fosse temporaneo, ma la vera fede vuole che sia per sempre. Questa fedeltà richiede abnegazione, rinunzia, sacrificio ecc.

 

 

E’ necessario essere pronti ad andare fino alla croce come Gesù e avere il coraggio di sopportare tutto per amore di Dio nei poveri, come Gesù Cristo. E’ quanto ci dice Ignatia Jorth, Fondatrice delle Suore della Carità di Zagreb: «Noi siamo al servizio dei più poveri. I poveri sono i figli di Dio che serviamo. E questo è molto bello. Se il nostro lavoro spesso ci rende oggetto d’insulti e d’ingratitudine, è perché in questo modo camminiamo più facilmente al seguito del Divin Maestro». Essere fedeli a Dio e rimettersi a Lui non significa trovare sempre delle soddisfazioni, ma anche ricevere delle « croci » e non tutti sono pronti ad arrivare fino a questo punto. Perciò il cammino della fede è un cammino che richiede una conversione quotidiana.

Noi, Vincenziani e Vincenziane di oggi, abbiamo tanto da offrire a questo mondo che ha relativizzato la fede. In certi luoghi, non si crede in nulla e in nessuno; in altri, si crede troppo ma in cose che non danno la vita ma la morte. La nostra fedeltà creativa può essere una testimonianza viva della fede in un mondo che ha bisogno di essere fortificato e guarito in molti campi. Noi siamo invitati a vivere una fede capace di trasformare la vita del mondo. Come diceva il beato Federico Ozanam, «la nostra fede sempre giovane è capace di soddisfare i bisogni di tutti i tempi, per guarire le ferite di tutte le anime».

Lasciamo che Gesù Cristo sia veramente il nostro Maestro, che sia realmente il cammino che ci conduce al Padre, che possiamo non solamente credere in Lui, ma credere a Lui, seguendo le sue orme che ci conducono alla fedeltà nel Dio della vita, Colui che vuole la vita per i più deboli.

 

Vostro fratello in San Vincenzo

G. Gregory Gay, C.M.

Superiore generale

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