Seconda domenica di Avvento B

da | Dic 3, 2011 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Seconda domenica di Avvento B

Di p. Giorgio Bontempi c.m.

Isaia 40, 1 – 5.9 – 11

Dal Salmo 84

2 Pietro 3, 8 – 14

Marco 1,1 – 8

 

 

Lectio

L’autore del vangelo di Marco sottolinea come Giovanni il Battista compia quello che è scritto nel libro del profeta Isaia (cfr. prima lettura) e quindi come egli sia nella linea degli antichi profeti e compia così la volontà del Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe: il Dio d’Israele.

Giovanni chiama il popolo ebraico al battesimo un battesimo di penitenza. In Israele esisteva un rito battesimale, al quale era stato conferito un carattere penitenziale. Giovanni chiama il popolo a celebrare il battesimo, perché questo era un gesto usuale.

Il vangelo presenta, nella seconda parte del brano che viene proposto nella liturgia di questa domenica, la figura di Giovanni come subalterna a quella di Gesù. Giovanni è un mezzo, è il servo, ma è Gesù che opera è lui che salva, è lui il Figlio prediletto, l’Agnello di Dio. È lui che bisogna seguire.

È Gesù che passa nelle nostre strade, per questo è importante vigilare per accoglierlo. Il cristiano dev’essere esperto in tale riconoscimento (seconda lettura).

La lettera di Pietro (2 lettura) va contestualizzata nella convinzione che aveva la prima generazione cristiana, convinta che la fine del mondo avvenisse in capo alla loro generazione.

Noi dobbiamo cogliere – in questa lettura – il fatto che il tempo, al cospetto di Dio è relativo, egli non ha fretta, tutto è nelle sue mani. Per questo, quando non comprendiamo l’agire di Dio e il significato di ciò che accade intorno a noi, dobbiamo ricordare che tutto è nelle mani del Padre che, in modo singolare, conduce la storia, rispettando le scelte umane, ma portando il mondo nella sua gloria.

Noi dobbiamo cogliere la presenza di Dio nel quotidiano, nelle persone che ci vivono accanto, nei fatti che accadono. Questo è anche il significato della frase il Signore verrà come un ladro, cioè nella ferialità, nel nascondimento. Solo chi ha occhi abituati ad un vedere diverso, da quello usuale che si compie con i due occhi che abbiamo in fronte, è in grado di vedere il Signore che passa.

 

Meditatio

Ogni cristiano, in forza del suo battesimo, è profeta. Essere profeta non significa essere un mago, un indovino. Significa essere in grado di cogliere il Signore che passa nelle nostre strade nel volto del nostro prossimo, in particolare in quello di coloro che soffrono.

L’incontro con il Cristo risorto fa prendere coscienza al cristiano che, come Giovanni Battista, egli è voce, cioè egli presta la sua voce a Cristo, affinché egli possa annunciare il suo messaggio.

Il cristiano prende coscienza di essere messaggero del Signore, di essere un mezzo, di cui Dio può o meno servirsi.

Il cristiano sa di non essere lui il protagonista, ma Cristo.

Proprio questo essere servo, messaggero, strumento nelle mani di Dio riempie il cuore del cristiano, che si sente realizzato come persona e come credente.

Buona seconda settimana di Avvento.

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