Forum Greenaccord: politica, stile di vita e ruolo dei media

da | Nov 10, 2011 | Ambiente, Opinioni a confronto, Storia e cronaca | 0 commenti

“Sul tema ambientale abbiamo tutte le informazioni, ma abbiamo anche gli strumenti per agire, per fermare il collasso del pianeta provocato dalla pretesa di consumare di più di quello che il pianeta stesso ci può dare…Cosa manca? Ovviamente, la volontà politica…”.

William Rees, docente della ‘British Columbia University’ del Canada, ideatore della cosiddetta ‘Ecological Footprint’ (impronta ecologica) – indice che relaziona il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle – parla alla MISNA a margine del IX Forum Internazionale dell’informazione per la Salvaguardia della Natura, svoltosi a Cuneo, con il tema “People building future: media, democrazia e sostenibilità”.

Nella prima mattinata dei lavori, Rees ha intrattenuto la platea composta da decine di giornalisti provenienti da 40 paesi sul tema “Diritto all’ambiente e i rifugiati ambientali”, insistendo sulla necessità che la popolazione mondiale diventi davvero consapevole di una sfida che riguarda tutti e che non si può combattere che in modo unitario. “I politici – dice alla MISNA – prestano attenzione solo alle voci più forti, più potenti, più influenti. Abbiamo progressivamente visto consolidarsi questa tendenza, soprattutto negli ultimi 20-30 anni in cui è stata data sempre più attenzione alle ‘corporation’, alle banche, alle grosse istituzioni finanziarie. E’ in questi settori che sono state investite risorse e la gente si è progressivamente disillusa, ha perso la fiducia nei governanti. Di conseguenza c’è un grande senso di insoddisfazione che sta crescendo al livello globale e lo vediamo in questi giorni nelle marce che si animano strade di tutto il mondo. Porterà a rivolte in paesi un cui non ci sono mai state e i governi saranno costretti a prestare attenzione ai temi globali e fra questi l’ambiente è il principale perché la crisi finanziaria è molto grave ma quella ambientale ancora di più. Perché il nostro debito con la Natura non può essere ripagato”.

Nel suo intervento Rees ha più volte insistito sulla necessità di un radicale cambiamento dello stile di vita occidentale che privilegi la tutela della biodiversità e la riduzione dell’impatto umano, in un mondo in cui, negli ultimi 24 anni, il 20% dei più ricchi ha usufruito dell’80% delle risorse planetarie. La popolazione mondiale – sostiene Rees – non è ancora sufficientemente consapevole di quanto stia rischiando ed è qui che entra in gioco il giornalismo moderno. “Osserviamo ad esempio la copertura del tema dei cambiamenti climatici. I media presentano un punto di vista genericamente bilanciato, ma la comunità scientifica internazionale dice per il 99% che c’è un problema. Eppure viene equiparata a quell’1% corrotto che lo nega ed esprime le posizioni delle compagnie energetiche, dei poteri forti. Negli Stati Uniti svariati milioni di dollari vengono spesi per creare centinaia di ‘think tank’ che non hanno di fatto lo scopo di informare ma inquinano l’informazione, sono vuoti, distolgono l’attenzione. Gli stessi governi cercano di alterare la realtà. Dobbiamo davvero essere consapevoli di questo, prendere in mano il nostro destino e riscrivere la cultura globale. Se non lo facciamo – conclude – ci aspetta il collasso”. (Vedi anche notizia delle 8.21)

 

(di Francesca Belloni, inviata della MISNA a Cuneo)

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