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Lampedusa è da sempre terra di accoglienza di migranti, però una piccola isola come questa non può essere l’unico contenitore di un flusso straordinario come quello a cui stiamo assistendo. Il governo sta gestendo male questa emergenza, sia nel suo compito di assistenza dei migranti sia in quello di assistenza alla popolazione lampedusana”: a commentare alla MISNA le ultime notizie dall’isola siciliana è don Benedetto Genualdi, direttore della Caritas di Palermo.

Sbarchi continui di persone in fuga dal Nord Africa, in particolare dalla Tunisia, hanno portato negli ultimi giorni il numero di migranti presenti sull’isola a oltre 5000, equivalenti al numero dei residenti.

La Caritas, sottolinea don Genualdi, “ribadisce il suo ruolo di organismo pastorale, che significa anche servizio all’accoglienza” ma è evidente che la situazione nell’isola ha superato ogni limite. “Si pongono problemi obiettivi – sottolinea il dirigente di Caritas – non dimentichiamo che Lampedusa è un’isola che ha già i suoi problemi di approvvigionamento in tempi normali, figuriamoci con una popolazione raddoppiata”.

Un’azione urgente per alleviare la pressione dovuta al sovraffollamento è stata chiesta dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) alle autorità italiane. La situazione di congestione, riferisce l’Unhcr, “sta alimentando crescenti tensioni con la popolazione locale e tra gli stessi migranti. I lampedusani vivono gli attuali sviluppi con comprensibile nervosismo”.

A confluire verso le coste italiane ed europee sono in maggioranza tunisini, da poco protagonisti di una rivolta popolare che ha costretto all’esilio il controverso presidente Zine el Abidine Ben Ali. “All’origine della scelta di emigrare – secondo padre Padre Ramon Echeverria, missionario dei Padri Bianchi, raggiunto telefonicamente dalla MISNA – ci sono le stesse ragioni di sempre, ovvero scelte di tipo economico correlate a una tradizione per i giovani, quella di viaggiare, acuite dal contesto post-crisi e da un maggiore senso di libertà”. Visto da Tunisi, il fenomeno migratorio verso il vecchio continente non è tanto diverso dal passato. “Forse tra i migranti c’è chi non ha molta fiducia nel futuro, e c’è chi subisce sulla propria pelle i risvolti del collasso economico, in particolare del settore turistico, che non è ancora ripartito. Ma di fondo – precisa padre Echeverria, anche vicario generale della diocesi di Tunisi – resta nella tradizione dei tunisini il sogno dell’Europa e il desiderio, per i giovani, di partire per aprirsi a nuove esperienze. E visto da Tunisi, l’attuale fenomeno migratorio non è così fuori dal comune”.

Fonte: www.misna.org

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