famvin-logoLo scorso 24 aprile si è celebrato a Milano, nell’Aula Magna gremita di vincenziani provenienti da vari luoghi della Regione lombarda, il convegno “Da san Vincenzo e santa Luisa del Marillac alla famiglia vincenziana: 350 anni di carità e missione” in occasione del 350° anniversario della loro morte. L’iniziativa è stata promossa da cinque rami della famiglia vincenziana lombarda: i Gruppi di volontariato vincenziano, la Società di san Vincenzo De Paoli, le Figlie della Carità, le Suore della carità di Santa Giovanna Antida Thouret e i Padri della Missione.

Il programma prevedeva una prima parte destinata alla presentazione delle figure dei fondatori (mattinata) ed una seconda parte dedicata alla presentazione delle attività e dei servizi offerti oggi dai vari rami vincenziani in tutta la Regione (pomeriggio).

Le relazioni del mattino sono state quattro: Quando i poveri salvano la Chiesa: san Vincenzo, di P. Luigi Mezzadri, CM; Un capolavoro dello Spirito: santa Luisa de Marillac, di suor Liliana Aragno, FdC; Un degno figlio di san Vincenzo: beato Federico Ozanam, di Roberto Forti, SSVP; Santa Giovanna Antida Thouret: il coraggio della carità, di suor Wanda Maria Clerici, SdC.

Il pomeriggio è stato interamente dedicato alla presentazione delle attività. I lavori sono stati articolati intorno a tre momenti. Nel primo si è affidato al prof. Giancarlo Blangiardo, Membro del Comitato scientifico Ores e Professore Ordinario presso la Facoltà di Scienze Statistiche della Bicocca, il compito di fare un’analisi delle povertà in Lombardia a partire dall’esperienza dell’Osservatorio regionale. Nel secondo momento Miriam Magnoni, Presidente regionale dei GVV, e Angela Toia, Presidente della Federazione regionale della SSVP, hanno presentato con dati statistici alla mano l’attività delle loro associazioni in risposta ai bisogni evidenziati dall’analisi delle povertà. Il terzo momento è stato dedicato alla presentazione dei vari servizi e ad alcune testimonianze da parte di operatori in essi impegnati.

La presentazione dei vari servizi è stata organizzata attorno a tre fuochi: suor Carla Farina FdC ha presentato una serie di servizi ed opere vincenziani tradizionali nella loro evoluzione storica (dalla visita domiciliare ai centri di ascolto, dalle minestre dei poveri alle mense di solidarietà…); Roberta Premoli dei GVV ha presentato i servizi di aiuto alla persona che si trova nella grave emarginazione prodottasi negli ultimi decenni (immigrati, mamme sole…); Alessandro Giachi della SSVP ha presentato le risposte alla fragilità sociale connessa con la crisi economica degli ultimi anni (difficoltà abitative ed economiche in genere…).

La partecipazione al Convegno è stata buona, il clima fraterno e collaborativo. I lavori sono stati aperti con i saluti dei rappresentanti dei rami della famiglia vincenziana: Claudia Gorno, Presidente della Federazione Nazionale della SSVP, Maria Cristina Cambiaggio, Presidente Nazionale dei GVV, suor Maria Pia Bertaglia, Visitatrice delle FdC della Provincia di Torino e un saluto letto in aula inviato da P. Erminio Antonello, Visitatore della Provincia di Torino della Congregazione della Missione, assente per impegni precedentemente assunti.

Ha moderato l’intera giornata P. Giuseppe Turati CM, coordinatore della famiglia vincenziana della Lombardia, che ha concluso i lavori sintetizzando il frutto della giornata nei seguenti punti.

– I laici hanno un ruolo importantissimo nell’attività caritativa della Chiesa: Vincenzo e Luisa lo intuirono chiaramente nel loro tempo e il Magistero della Chiesa lo ha sancito autorevolmente nel concilio vaticano II: la famiglia vincenziana nei suoi oltre 350 anni di storia ne ha dato concreta testimonianza.

– I poveri sono il cuore della comunità cristiana, la cui fede si misura propria dalla sua attenzione per essi. Il convegno ha dato conferma che “i poveri li avremo sempre con noi” (cf Mc 14,7), ma non è detto che sempre saranno al centro dell’attenzione della Chiesa e della società civile: è compito dei vincenziani fare in modo che ciò avvenga.

– Nella comunità cristiana occorre lavorare insieme: san Vincenzo ha unito in un unico scopo l’azione di ricchi e poveri, uomini e donne, membri del clero e laici. In tal modo, ha creato legami e stabilito ponti tra le classi sociali, a servizio dei poveri. Oggi questa volontà di lavorare insieme deve allargarsi ben oltre la famiglia vincenziana, per raggiungere tutte le istituzioni civili ed ecclesiali del territorio, per entrare in sinergia e lavorare in rete con essi.

– Oggi siamo coscienti che il peccato non è solo individuale, ma anche sociale e strutturale (cf la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II ). Come vincenziani saremo profetici nella misura in cui sapremo essere promotori di una cultura della solidarietà o di una nuova civiltà dell’amore (Paolo VI).

– Infine, una comunità è cristiana, se sa accendere la speranza laddove tutto parla di disperazione e morte, che oggi sono molti. Proprio per questo è proporzionalmente importante che i vincenziani siano nel mondo portatori di speranza: le parole ascoltate nel convegno, ma ancor più i fatti e le testimonianze, sono certo sia per noi vincenziani sia per gli uomini del nostro tempo un vero messaggio di speranza.

Giuseppe Turati, CM

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