La Parola per la Chiesa 190

da | Ago 29, 2009 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

XXII domenica del Tempo Ordinario
Per il bene e per il male, una sola radice: il mondo interiore dell’uomo
A cura di p. Giorgio


Dt 4,1-2.6-8
Sal 14
Ge 1,17-18.21-22.27
Mc 7,1-8.14-15.21-23

Tematica liturgica
Davanti a Dio conta il cuore dell’uomo, non i gesti di tipo pura mente rituale e legalistico. Dal cuore vicino a Dio non possono usci re «intenzioni cattive» (Mc 7, 21-22: prostituzioni, furti, omicidi, adul teri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, su perbia, stoltezza). Dio aveva dato una legge al suo popolo Israele, di cendo: «Non aggiungerete nulla a ciò che vi comando e non ne to glierete nulla» (prima lettura: Dt 4,1-2.6-8). La Parola era stata pro gressivamente affiancata da prescrizioni umane il cui intendimento iniziale era di facilitarne l’osservanza. Con l’andar del tempo tali pre scrizioni avevano soppiantato i valori che Dio aveva proposto. La Pa rola divina (Dt 4,1-2.6-8), fonte di saggezza e intelligenza (cf. Dt 4,6), era stata equivocata ed era diventata sostegno di un comportamento esteriore senza anima. Gesù nega la validità di tale esteriorismo e ri propone il senso autentico della legge che porta l’uomo alla fedeltà del cuore, al rapporto profondo e genuino con Dio, al di là di ogni for malismo esteriore (Mc 7,1-8.14-15.21-23).

Dimensione letteraria
Il testo evangelico è un centone di versetti. Senza due peri copi (Mc 7,9-13: opposizione tra obbedienza alla tradizione degli uomi ni e obbedienza a Dio; Mc 7,16-20: la purità alimentare) il brano evangelico (Mc 7,1-8.14-15.21-23) si concentra su una tematica sol tanto: il rapporto esteriorità-interiorità. Da una parte, infatti, c’è l’accusa dei farisei ai discepoli di Gesù perché prendevano cibo con mani immonde e dall’altra c’è la dottrina di Gesù che insegna alla folla la pulizia interiore del cuore. Il Lezionario ha mutilato il testo originale, seguendo alcune ipotesi esegetiche riguardanti la storia della tradizione fino ad ottenere una pericope con un tema sempli ficato. Il testo è suddivisi bile in due parti: una prima parte (Mc 7,1-8) è do minata dalla «tradizione» (vv. 3.4.5.8), mentre la seconda (Mc 7,14 15.21-23) dall’antitesi «dentro-fuori» presente nell’uomo (vv.15.21.23). Questi due brani, tematicamente lontani tra loro, trovano un collante nella citazione di Is 29,13: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnan do dottrine che sono precetti di uomini».

Esegesi biblico liturgica
a. I disèepoli mangiano senza lavarsi le mani. Ai tempi di Gesù questo comportamento doveva essere assai riprovevole a livello reli gioso, se qualche decennio dopo, Rabbi Aqiba preferiva, quando era in carcere, non mangiare nulla piuttosto che rinunciare a purificarsi le mani con l’acqua. Alla domanda dei farisei, che ha sapore accusatorio, Gesù risponde con la citazione di Is 29,13, dove il profeta, in nome di Dio, chiede che il cuore dell’uomo sia vicino a Dio e che il comanda mento di Dio non sia stravolto da nessuna tradizione umana. Cosa può significare «avere il cuore vicino a Dio»? Se il termine «cuore» è l'<> dell’uomo dove ci sono i ricordi, le idee, i progetti e le de cisioni, «avere il cuore vicino a Dio» equivale a «cercarlo» (Dt 4,29), ad «amarlo» (Dt 6,5), significa essere «mite ed umile» come Cristo (Mt 11,29), corrisponde a lasciarsi abitare dallo Spirito (Gai 4,6) di Colui che ha avuto il cuore infranto dall’insulto (cf. Sal 62,21). b. Chiuso il dialogo con i farisei in modo drastico, Gesù si rivolge alla folla. Egli intendeva eliminare definitivamente il codice anticote stamentario della purità ed evidenziare come la vera impurità si rico nosce in ciò che l’uomo «dice e fa», in perfetta coerenza tra ciò che c’è «dentro all’uomo» e ciò che appare «fuori dell’uomo». Per questo motivo la Colletta propria si sofferma nella petizione sul tema della coerenza tra labbra e cuore nella preghiera (<<<

Di che cosa avete paura
Scandalizzati di fronte a scene esplicite di sesso nel cinema, esterre fatti davanti a certi programmi televisivi, preoccupati dal ripetersi di at ti di violenza sui minori, sconcertati dalla mancanza di senso morale … la lista potrebbe continuare all’inverosimile, perché pensieri di questo genere abbondano in tutto il Paese. Quando alcune persone manifesta no i loro sentimenti di fronte al dilagare della corruzione, del vizio, del l’immoralità, non si sa se ridere o piangere. Ridere della loro consuma ta abilità teatrale, del loro furore etico, o piangere di fronte a chi, pur avendo una certa età, si impaurisce di fronte a ciò che non costituisce il vero pericolo, sputa con veemenza il moscerino ed ingoia l’elefante. Il pericolo, il problema non è costituito dal male che viene dal di fuori, ma da quello che si annida nel cuore dell’uomo. L’allarme de v’essere lanciato a partire da qui, dal luogo che nobilita o contamina ogni gesto ed ogni parola. Perché preoccuparsi dei grandi scandali, se anche noi trucchiamo le dichiarazioni dei redditi e rinunciamo allo scontrino fiscale in cam bio di un piccolo sconto? Perché meravigliarsi di comportamenti ses suali senza alcun limite, se abbiamo dato per scontati l’infedeltà, il tra dimento, l’adulterio? Perché fare tanti drammi dinanzi ad una prosti tuzione ostentata e ben visibile sulle strade, se la nostra coscienza si è troppo spesso prostituita in nome della carriera, della tranquillità, di qualche vantaggio? Fa tristezza il riconoscere che, mentre stava per scoppiare un con flitto mondiale che avrebbe lasciato dietro di sé milioni di vittime, e tra esse tanti giovani con i loro ideali e il loro entusiasmo, vescovi e preti dedicavano le loro energie a misurare il pudore femminile sui centi metri di gambe e di braccia che rimanevano scoperti … Mentre si con sumava la tragedia della Shoah e sei milioni di nostri fratelli maggiori venivano eliminati, di quale male si parlava all’interno delle chiese, nei ricreatori e nelle adunanze giovanili? Dell’oscenità del ballo, del velo sulla testa o del rossetto sulle labbra. Lo dobbiamo ammettere: in campo morale l’ottusità non è solo tri ste o laida, è terribile. Terribile per i suoi effetti, drammatica per le conseguenze che provoca. Ecco perché la responsabilità dei genitori, degli educatori, dei ministri della Chiesa è enorme. E il giudizio che incom be su di loro non è di poco conto. In questo ambito l’acquiescenza, il seguire la corrente, la voglia di evitare i conflitti, la preoccupazione di fare i propri interessi a scapito di chiunque altro sono veramente de vastanti per la coscienza delle giovani generazioni, perché rovinano il cuore e deturpano lo sguardo. La parola di Gesù risuona oggi per noi, in modo tremendamente attuale: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa con taminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». Se non ci trovassimo davanti a situazioni laceranti, verrebbe da sorridere di fronte all’allarme lanciato sui pedofili, mentre oltre i160% degli abusi sessuali sui minori si consuma in famiglia. Dov’è, allora, veramente, il marcio?

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