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	<title>FAMVIN Notizia</title>
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		<title>Il carisma di san Vincenzo de’ Paoli alla Casa di Carità di via Prato Santo</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 22:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie sulla Famiglia Vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Poverta' / strategie]]></category>
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		<category><![CDATA[Spiritualita' vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[Una testimonianza viva nel cuore della città di Verona” (Estratto da Verona Fedele, periodico della diocesi scaligera) Nella nostra bella città, mi sento veronese di adozione, ci sono i poveri. E qui s’innescherebbero discussioni a non finire. Ma i poveri bisogna vederli. Vederli, come? Non certo con i due occhi che abbiamo in fronte, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/sv_portrait1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5366]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5335" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/sv_portrait1-117x150.jpg" alt="" width="117" height="150" /></a>Una testimonianza viva nel cuore della città di Verona”</p>
<p>(Estratto da Verona Fedele, periodico della diocesi scaligera) <span id="more-5366"></span></p>
<p>Nella nostra bella città, mi sento veronese di adozione, ci sono i poveri. E qui s’innescherebbero discussioni a non finire. Ma i poveri bisogna vederli. Vederli, come? Non certo con i due occhi che abbiamo in fronte, ma con quelli della fede, in cui si vede in loro il Cristo risorto! Come fare? È semplice basta recarsi in via Prato santo 15/b alla Casa di Carità.</p>
<p>Non è difficile, perché chiunque entri in quella via si accorge dei poveri.</p>
<p>Nella Casa di Carità questi fratelli hanno l’opportunità di essere nutriti: la colazione e la cena sono servite dal lunedì al sabato; di essere vestiti: un servizio di guardaroba in cui una persona può trovare abiti puliti e dignitosi; un servizio docce in cui le persone – non dimentichiamo che i poveri sono spesso persone che dormono alla diaccio – possono lavarsi.</p>
<p>Inoltre coloro che sono in ricerca di un lavoro o di una casa possono recarsi – sempre all’interno della casa di Carità – al Centro d’ascolto ricerca lavoro oppure a quello ricerca casa, il primo aperto al mattino dalle 10 alle 14 tutti i giorni, eccetto il martedì, in cui è aperto il Centro d’ascolto ricerca casa, dalle 10 alle 12,30.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il servizio dei centri d’ascolto è svolto dai Gruppi di Volontariato Vincenziano (da sempre conosciuti come Dame di Carità), si tratta della prima opera fondata da san Vincenzo de’ Paoli nel 1617 quando era parroco a Chatillon les Dombes che, per soccorrere i poveri della sua parrocchia, aveva istituito il Gruppo Ceritativo parrocchiale. Questa iniziativa esplose ed i Gruppi si moltiplicarono a dismisura. San Vincenzo coinvolse le grandi dame di corte, da qui il nome Dame di carità.</p>
<p>Oggi i Gruppi di Volontariato Vincenziano contano più di 200.000 volontari, distribuiti in 52 paesi nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>San Vincenzo, da uomo pratico qual’era, aveva compreso che i poveri si salvano con i poveri e, pur contando sul preziosissimo lavoro delle Dame, volle affiancare ad esse la prima comunità di suore che nacque nella Chiesa: Le Figlie della Carità, che san Vincenzo fondò, insieme a santa Luisa de’Marillac il 29 novembre 1633 (conosciute dalla nostra gente come “suore cappellone”). Attualmente sono la congregazione femminile più numerosa nella chiesa cattolica: 19.000 suore.</p>
<p>In Casa di Carità troviamo tre Figlie della Carità: suor Graziella Pellegrinelli, suor Giovanna Evasi e suor Luisa Saletti. Sono loro l’asse portante di quest’opera, la presenza costante nei vari servizi sopra elencati, eccetto i centri d’ascolto.</p>
<p>Infatti in qualunque momento si vada alla casa di Carità una suora è sempre presente. È loro la responsabilità quotidiana della Casa di Carità. È importante sottolineare che, coordinati dalle suore, si muove un grande numero di volontari, che dedicano parte del loro tempo gratuitamente al servizio dei poveri.</p>
<p>Le Figlie della Carità sono presenti tutti i giorni eccetto la domenica, Natale e Pasqua e il mese di agosto, ma quando non ci sono le suore la Casa di Carità è chiusa!!</p>
<p>È proprio vero che il bene c’è ma non fa rumore. In silenzio crescono le grandi foreste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo il Signore perché, attraverso opere come la Casa di Carità, rende credibile la Chiesa nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>P. Giorgio Bontempi C.M.</em></p>
<p><em>Missionario di san Vincenzo de’ Paoli e assistente cittadino dei Gruppi di Volontaraiato Vincenziano</em></p>
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		<title>Memoria liturgica della BEATA ROSALIA RENDU, forte e tenera madre dei poveri</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie sulla Famiglia Vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Santi e Beati]]></category>
		<category><![CDATA[suor rosali rendu]]></category>

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		<description><![CDATA[Vita Nata a Confort, nel cantone di Gex, regione del Jura in Francia, il 9 settembre 1786, Jeanne-Marie è la maggiore di quattro figlie di una famiglia di piccoli proprietari montani. Durante i disordini della Rivoluzione francese, la sua casa accoglie e nasconde alcuni sacerdoti perseguitati, tra cui il Vescovo di Annecy. Jeanne-Marie è temprata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://famvin.org/it/files/2012/02/RosaliaRendu.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5373]"><img class="alignleft size-full wp-image-5374" src="http://famvin.org/it/files/2012/02/RosaliaRendu.jpg" alt="" width="181" height="278" /></a>Vita</strong></p>
<p>Nata a Confort, nel cantone di Gex, regione del Jura in Francia, il 9 settembre 1786, Jeanne-Marie è la maggiore di quattro figlie di una famiglia di piccoli proprietari montani.</p>
<p><span id="more-5373"></span>Durante i disordini della Rivoluzione francese, la sua casa accoglie e nasconde alcuni sacerdoti perseguitati, tra cui il Vescovo di Annecy. Jeanne-Marie è temprata e irrobustita nella fede in questo clima. La pietà e la carità della madre hanno una grande influenza su di lei.</p>
<p>Mandata a Gex per perfezionare la sua formazione, scopre nell&#8217;ospedale il servizio delle Figlie della Carità e il 25 maggio 1802 entra nella loro Compagnia a: Parigi. Ben presto, anche per motivi di salute, viene inviata nella comunità del quartiere Mouffetard, il più povero di Parigi, dove assume il nome di suor Rosalia e dove, nel 1807 , emette i voti. In quel quartiere resterà per 54 anni, fino alla sua morte.</p>
<p>Le Suore della comunità assicurano la visita a domicilio dei malati e delle famiglie povere e accolgono gratuitamente a scuola i bambini poveri. Suor Rosalia insegna a leggere e a scrivere, spiega il catechismo, condivide il servizio dei poveri. Il suo</p>
<p>popolo di diseredati è formato, come lei stessa attesta, da &#8220;braccianti c manovali, lavandaie, donne delle pulizie, rammendatrici, sterratori, conciatori di pelli, straccivendoli e raccoglitori di rottami, venditori ambulanti&#8221;.</p>
<p>Nel 1815 è nominata Suor Servente (Superiora) della casa. Si dedica in modo particolare all&#8217;animazione della comunità, ma, sotto la sua guida intraprendente, i vari servizi si sviluppano: incrementa la scuola, segue da vicino il lavoro degli alunni e delle insegnanti, crea un &#8220;laboratorio&#8221; professionale per le giovani, si circonda di collaboratori validi e sempre più numerosi. Da ogni parte riceve aiuti che prontamente distribuisce ai poveri. Sfidando la mentalità dell&#8217;epoca, nel 1844 apre un asilo-nido per i bambini di età inferiore ai due anni. Dà vita ad un&#8217;istituzione per le apprendiste o le giovani professioniste. Verso la fine della vita apre pure un Ricovero per anziani. La sua carità supera i confini del quartiere. Consiglia e aiuta sacerdoti e religiosi in difficoltà, favorisce lo stabilirsi di Congregazioni e Società caritative a Parigi.</p>
<p>Accoglie i giovani studenti della Sorbona che porta a scoprire le condizioni di miseria di tanta gente del quartiere e avvia all&#8217;imppegno pratico di carità. È così che nasce la Società di San Vincenzo de Paoli, fondata nel 1833 dal beato Federico Ozanam, Le Prévost, Taillandier, Bailly &#8230;</p>
<p>Durante la sommossa del luglio 1830, suor Rosalia non esita a salire sulle barricate per soccorrere i feriti, a qualunque fazione appartengano; con coraggio tiene testa al prefetto della polizia che l&#8217;accusa di avere soccorso dei rivolto si. Rischiando la propria vita pur di salvare altre vite, terrà lo stesso atteggiamento durante le lotte sanguinose del 1848.</p>
<p>Con le Sorelle non si risparmia durante le frequenti epidemie</p>
<p>di colera, soprattutto nel 1832 e nel 1849, che, a causa della mancanza di igiene e della miseria, dimostrano una particolare virulenza nel quartiere Mouffetard. Il 27 febbraio 1852 l&#8217;Imperatore Napoleone III la decora con la croce della Legione d&#8217;Onore. Il 18 marzo 1854 lo stesso Napoleone e l&#8217;Imperatrice Eugenia fanno una visita solenne e benefica alle opere di suor Rosalia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il grande cumulo di lavoro e di preoccupazioni finiscono per vincere gradualmente una resistenza e una volontà fuori dal comune. Durante gli ultimi due anni di vita, suor Rosalia perde la vista. Muore il 7 febbraio 1856. Tutti la piangono, un&#8217;enorme folla partecipa al suo funerale e sulla sua tomba, al cimitero di Montparnasse a Parigi, campeggia la scritta: &#8220;Alla buona Madre Rosalia, i suoi amici riconoscenti, i poveri e i ricchi&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline"><em>Giovanni Paolo II l&#8217;ha proclamata Beata il 9 novembre 2003. La sua memoria si celebra il 7 febbraio.</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Messaggio</strong></p>
<p>• Con grande capacità Su or Rosalia ha saputo mettere la sua vivacità naturale, la sua volitività, il suo innato spirito di leader, a servizio del Signore e dei suoi poveri. Erano caratteristiche che, dati i tempi, potevano portarla anche ad essere una rivoluzionaria. Di fatto la è diventata, ma &#8230; nella carità, realizzando il motto della Compagnia delle Figlie della Carità: &#8220;La carità di Gesù crocifisso ci sollecita&#8221;. Dal Signore Gesù ha imparato a rispondere alla rivoluzione che odia e distrugge con la rivoluzione che ama e si immola per i fratelli. Al prefetto di Parigi che le in giunge di non soccorrere più i ribelli risponde: &#8220;Non posso prometterlo, signore; una Figlia di S. Vincenzo non può mancare alla carità&#8221;. Ai rivoltosi che ricercano per ucciderlo un ufficiale rifugiatosi nella casa delle suore, suor Rosalia grida: &#8220;Qui non si uccide, qui si ama soltanto&#8221;.</p>
<p>A ciascuno è data una grazia particolare, ognuno riceve da Dio dei talenti che è chiamato a scoprire e a mettere a servizio della carità di Cristo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>• La sua passione era accogliere e servire i poveri per amore di Gesù Cristo. Per loro lasciava spazio alla sua inventiva. Li andava a scovare. Non respingeva mai nessuno, a qualunque schieramento appartenesse, a qualsiasi ora si presentasse. Per loro mai parole e atteggiamenti aspri. Aveva un grande rispetto per la dignità di ciascuno. Per tutti era davvero una &#8220;mamma&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I poveri erano il peso e il dolore di Vincenzo de Paoli; i poveri erano i figli prediletti della buona mamma Rosalia; verso i poveri devono dirigersi le attenzioni di tutti i membri della famiglia vincenziana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>• Si prendeva cura delle Sorelle della Comunità, In loro, come nei poveri, vedeva Gesù Cristo e le amava di un amore tenero e forte insieme. Si preoccupava di formare allo spirito della Compagnia e al servizio le giovani suore che le venivano affidate, scegliendo con cura le famiglie e i malati presso cui mandarle. Il suo esempio le stimolava a donarsi sempre più radicalmente. Ma la stessa attenzione aveva per le Dame della carità e per i giovani universitari che venivano da lei iniziati all’incontro con i poveri. Amava ripetere alle Figlie della Carità: &#8220;la Figlia della Carità è come un paracarro sul quale tutti quelli che sono stanchi hanno il diritto di deporre i loro fardelli&#8221;,</p>
<p>Motivare e formare al servizio di Gesù Cristo nei poveri dovrebbe essere la nostra comune preoccupazione e cura .</p>
<p>• Non pretendeva e non voleva essere altro che Figlia delle Caritàà. Questo era l&#8217;unico titolo a cui suor Rosalia teneva e con cu i si presentava a tutti: quello che le permetteva di intimare: &#8220;Qui non si uccide!&#8221;; quello che le faceva rispondere a chi voi va arrestarla: &#8220;Vede? lo sono una Figlia della Carità. Non posso venir meno alla promessa fatta a Dio: devo servire chiunque c si trova nel bisogno&#8221;,</p>
<p>Suor Rosalia ci lancia così un forte richiamo ad essere fedeli alla nostra identità, a coltivare il senso di appartenenza alle nostre realtà.</p>
<p>• Aveva una grande capacità di collaborare e suscitare collaborazione. Forma e indirizza le Sorelle della Comunità. Segue il cammino delle Dame della Carità e ne valorizza l&#8217;aiuto ai poveri. Dà grandi lezioni di vita evangelica ai giovani che iniziano le Conferenze di San Vincenzo e ne orienta l&#8217;apostolato.</p>
<p>Mobilita le energie e le risorse dei ricchi per il servizio dei poveri. Amava dire: &#8220;Bisogna sempre avere una mano aperta perdonare, e l&#8217;altra aperta a ricevere&#8221;.</p>
<p>Non si possono affrontare le sfide del mondo di oggi in dispersione. La collaborazione più ampia possibile è garanzia di efficacia.</p>
<p>• Viveva continuamene e intimamente unita con Dio. Lasciava trasparire da tutto il suo essere la presenza di Dio e a questa presenza cercava di rimettersi tra una visita e l&#8217;altra ai poveri. Sapeva pregare in Chiesa e sapeva pregare per strada. Si è lasciata prendere da Dio, ha risposto alla sua chiamata e Lui l&#8217;ha resa carità.</p>
<p>È una legge costante della vita cristiana: si dà se si è, ma si è soltanto se si vive profondamente e costantemente radicati in Dio. &#8220;Suor Rosalia ha saputo vivere nel suo tempo il Carisma di San Vincenzo e di Santa Luisa. La sua testimonianza, che ora porta il sigillo della Santità ufficialmente riconosciuta, costituisce uno stimolo a reinterpretarlo e a viverlo oggi, prendendo il largo per una nuova fantasia della carità&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Da P. ALBERTO VERNASCHI C.M., Un patrimonio di famiglia. Santi e Beati della Famiglia Vincenziana, Cantagalli, Siena, 2007, pagg. 116 – 121).</p>
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		<title>Giustizia: parte dalla Sicilia la “class action” dei detenuti contro il sovraffollamento</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 22:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Economia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia e Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche sociali]]></category>
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		<description><![CDATA[Parte da Palermo la “class action” dei detenuti contro il sovraffollamento delle carceri e i lunghi tempi di inattività in cella. A fare un giro delle case circondariali siciliane, infatti, fra i primi posti insieme a quelle lombarde in quanto a sovraffollamento, la media dello spazio per detenuto è inferiore ai 7 metri quadrati per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://famvin.org/it/files/2011/06/carcere3.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5362]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4619" src="http://famvin.org/it/files/2011/06/carcere3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Parte da Palermo la “class action” dei detenuti contro il sovraffollamento delle carceri e i lunghi tempi di inattività in cella.</p>
<p><span id="more-5362"></span>A fare un giro delle case circondariali siciliane, infatti, fra i primi posti insieme a quelle lombarde in quanto a sovraffollamento, la media dello spazio per detenuto è inferiore ai 7 metri quadrati per la cella singola e ai 4 per la multipla, indicati come parametro dal Comitato europeo per la prevenzione alla tortura.</p>
<p>Sotto i 3 metri, la Corte europea dei diritti umani parla chiaramente di una condizione di tortura. Grimaldello della battaglia per la dignità dei detenuti, una recente sentenza europea che ha condannato lo stato italiano a risarcire un detenuto tunisino, costretto a vivere per alcuni mesi nel carcere di Lecce in una cella di 16 mq con altre 5 persone e dunque in uno spazio sotto i 3 metri quadrati. Un risarcimento simbolico di appena 220 euro: abbastanza, però, per aprire una prospettiva assolutamente nuova nel panorama giurisprudenziale italiano.</p>
<p>Per denunciare i casi come quello del detenuto di Lecce l’avvocato Ermanno Zancla, in qualità di coordinatore per la Sicilia dell’Unione Forense per la tutela dei diritti umani, ha lanciato in questi giorni ai suoi colleghi l’idea di un libro bianco delle carceri, a cominciare da quelle di Palermo. Per avvocati e detenuti, infatti, la situazione è al limite del collasso, mentre a sentire il provveditore regionale delle carceri, da giugno a oggi la situazione è migliorata, con numeri rientrati nella norma.</p>
<p>“Negli ultimi mesi &#8211; dice Maurizio Veneziano, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria &#8211; il numero dei detenuti è diminuito e abbiamo lavorato molto per migliorare la vivibilità. Nell’Isola non andiamo sotto il limite dei 3 mq a persona. Per combattere il sovraffollamento è in previsione la costruzione un nuovo padiglione al Pagliarelli, la ristrutturazione di 2 reparti dell’Ucciardone e poi c’è il neonato carcere di Gela. E nuove direttive sono in vista per migliorare le condizioni delle strutture e intensificare le attività da svolgere”.</p>
<p>Per aderire all’iniziativa del libro bianco che ha già conquistato proseliti su Facebook con la creazione di un apposito gruppo, basta che il detenuto compili, tramite i suoi avvocati, una scheda, indicando la misura della sua cella, il numero delle persone con cui la divide, quanto tempo trascorre all’interno e in che condizioni.</p>
<p>A quel punto si valuta la possibilità di inoltrare la domanda per denunciare le condizioni di sovraffollamento e ottenere il risarcimento del danno. La questione della dignità dei detenuti in carcere, infatti, non riguarda soltanto gli spazi ma anche le ore di permanenza in cella, la brevità dell’ora d’aria, l’insufficiente assistenza medica e psicologica, il numero delle attività svolte dal detenuto, l’accesso alle docce, ai servizi igienici e la mancanza di privacy.</p>
<p>E ancora la presenza di finestre, di aria condizionata, di riscaldamento e acqua calda. “Sollecito i colleghi &#8211; dice Zancla che lavora a questa campagna con gli avvocati Gino Arnone e Stefano Bertone dello studio legale Ambrosio e Commodo di Torino &#8211; a riconsegnare rapidamente le schede dei loro assistiti. Personalmente conosco la condizione dei detenuti dell’Ucciardone costretti senza aria condizionata d’estate e senza riscaldamento d’inverno in celle affollate. Un lusso è anche la doccia in camera o l’acqua calda.</p>
<p>Un libro bianco sulle carceri, apre una prospettiva molto interessante, dal punto di vista giudiziario, contro il sovraffollamento che è una vera e propria malattia di Stato. Basta guardare le statistiche sui suicidi. Siamo disponibili a organizzare con i presidenti delle camere penali visite in carcere per constatare direttamente la situazione”.</p>
<p>In Sicilia adesso si contano 7 mila e cinquecento detenuti per una capienza complessiva delle carceri di poco più di 6 mila. Secondo i dati forniti dall’associazione Antigone e aggiornati a giugno del 2011, all’Ucciardone di Palermo, per esempio, per una capienza di 450, ci sono 700 detenuti con celle in media di 15 mq per 4 persone. Anche al Pagliarelli, altro carcere cittadino, la media è di celle di 8 mq per 2 persone. Per non parlare del Piazza Lanza di Catania, recentemente giudicato “illegale” dal parlamentare dei Radicali Rita Bernardini che lo ha visitato i primi di gennaio: celle di oltre 20 mq sono occupate da 10 persone per uno spazio vitale a detenuto di 2,2 mq.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte: <a href="http://www.larepubblica.it">La Repubblica</a>, 2 febbraio 2012</em></p>
<p><em>di Claudia Brunetti</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quinta domenica del Tempo Ordinario A</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Parola per la Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[anno b]]></category>
		<category><![CDATA[quinta domenica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quinta domenica del Tempo Ordinario A Di p. Giorgio Bontempi c.m. Giobbe 7,1 – 4.6 – 7. Dal Salmo 146 1Corinzi 9,16 – 19.22 – 23 Marco 1,29 &#8211; 39 &#160; Lectio &#160; Anche in questa domenica il vangelo di Marco ci ripropone la domanda fondamentale: «chi può guarire all’istante una persona dal male? Solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://famvin.org/it/files/2011/06/anno_litu1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5359]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4596" src="http://famvin.org/it/files/2011/06/anno_litu1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quinta domenica del Tempo Ordinario A</strong></p>
<p><em>Di p. Giorgio Bontempi c.m.</em></p>
<p><span id="more-5359"></span></p>
<p><strong>Giobbe 7,1 – 4.6 – 7.</strong></p>
<p><strong>Dal Salmo 146</strong></p>
<p><strong>1Corinzi 9,16 – 19.22 – 23</strong></p>
<p><strong>Marco 1,29 &#8211; 39</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lectio</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche in questa domenica il vangelo di Marco ci ripropone la domanda fondamentale: «chi può guarire all’istante una persona dal male? Solo Dio. Dunque, se Gesù di Nazareth è in grado di guarire all’istante una persona dal male significa che egli è Dio!»</p>
<p>Inoltre nel testo evangelico notiamo Gesù che è uscito dalla sinagoga ed è entrato in casa. Al momento della redazione del vangelo “uscire dalla sinagoga” era sinonimo di liberazione dalla tradizione ebraica. “Entrare nella casa” era sinonimo di entrare nella Chiesa” per celebrare l’Eucaristia. Infatti i cristiani della prima generazione, si riunivano nelle case nel giorno del Signore per celebrare l’Eucaristia.</p>
<p>Ora celebrare l’Eucaristia significa affermare con parole e gesti che il Signore è il Vivente in mezzo a noi e che lo riconosceremo nel prossimo e, in modo particolare, in coloro che soffrono: nei poveri.</p>
<p>Ecco il Significato della guarigione della suocera di Pietro.</p>
<p>La miracolata è anche segno dell’uomo nuovo, dell’illuminato, della persona che ha ricevuto il battesimo e, di conseguenza, ha cambiato mentalità: si mette a servire. Si pone in ascolto della volontà del Signore.</p>
<p>Gesù insegna che è lo Spirito che opera in lui, ecco perché non vuole che si pubblicizzino le sue gesta, ma si ritira in disparte, in preghiera, per poter accogliere ciò che il Padre vuole da Lui.</p>
<p>Il Cristo è il modello a cui s’ispirano la prima e la seconda lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Meditatio</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il libro di Giobbe è stato redatto, per rispondere alla domanda: «perché il giusto soffre?»</p>
<p>Gli ebrei erano convinti che la ragione della sofferenza fosse la pena per il peccato commesso. Però ci sia accorge che non sempre è così, ma la sofferenza colpisce anche le persone giuste.</p>
<p>Giusto, nel linguaggio ebraico, è colui che compie la volontà del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Giusto è colui che si preoccupa quotidianamente di osservare la Legge di Mosè.</p>
<p>Abramo, Isacco, Giacobbe, i profeti, Noè erano giusti.</p>
<p>Ora l’autore del libro di Giobbe, che non narra fatti accaduti, ma è un libro teologico, che – come abbiamo detto sopra – intende risolvere il problema del male, afferma che il giusto, anche nella sofferenza, accetta il volere di Dio, perché sa che soltanto così raggiungerà la sua gioia.</p>
<p>Ora Cristo è la figura del giusto per eccellenza. A lui s’ispira l’apostolo Paolo. Infatti egli ha compreso che l’essere annunciatore del vangelo è un dono ricevuto da Dio, è un servizio reso alla chiesa. Per questo l’Apostolo si guarda bene dal vantarsi della riuscita della sua predicazione, perché ha compreso che è lo Spirito che si serve di lui, per annunciare il Vangelo.</p>
<p>Anche noi dobbiamo ricordare questo, perché altrimenti si corre il rischio d’incappare nei più grandi fallimenti, perché, anche nella predicazione del Vangelo, si può insuperbire o “recitare una parte”. Un mio amico, riguardo ad un predicatore che non vedeva da vent’anni circa, sottolineò che l’aveva sentito parlare ed atteggiarsi come vent’anni prima, come se stesse recitando una parte di un copione. Io chiamo questi predicatori gente da flash. Cioè persone che si recano in un posto, recitano la parte, poi vanno in un altro dopo parecchio tempo e ripetono la parte, anche brillantemente ma…….la pastorale ordinaria ne rivela l’inconsistenza, il tempo brucia questi pseudo spirituali quando sono costretti a svolgere il loro ministero in una parrocchia, o in un posto che esige un certa continuità.</p>
<p>Buona domenica.</p>
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		<title>Quarta domenica del Tempo Ordinario B</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 22:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Parola per la Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[anno b]]></category>
		<category><![CDATA[quarta domenica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quarta domenica del Tempo Ordinario B Di p. Giorgio Bontempi c.m. Deuteronomio 18,15 – 20 Dal Salmo 94 1 Corinzi 7,32 – 35 Marco 1,21 – 28 &#160; &#160; Lectio Il vangelo di Marco pone una domanda fondamentale: «chi può liberare dal demonio? Soltanto Dio. Dunque se Gesù di Nazareth libera una persona dal potere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://famvin.org/it/files/2011/06/anno_litu3.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5352]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4673" src="http://famvin.org/it/files/2011/06/anno_litu3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quarta domenica del Tempo Ordinario B</strong></p>
<p><em>Di p. Giorgio Bontempi c.m.</em></p>
<p><span id="more-5352"></span><strong>Deuteronomio 18,15 – 20</strong></p>
<p><strong>Dal Salmo 94</strong></p>
<p><strong>1 Corinzi 7,32 – 35</strong></p>
<p><strong>Marco 1,21 – 28</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lectio</strong></p>
<p>Il vangelo di Marco pone una domanda fondamentale: «chi può liberare dal demonio? Soltanto Dio. Dunque se Gesù di Nazareth libera una persona dal potere del male, significa che Gesù di Nazareth è Dio!»</p>
<p>È questo potere che Gesù possiede che gli permette di agire con autorità, si tratta dell’autorevolezza del profeta – colui che si preoccupa di compiere la volontà di Dio (1 lettura). Il vangelo sottolinea come la volontà di Dio, che è abbà (papà) è quella di prendersi cura di coloro che si trovano in una situazione dolorosa, fisicamente o moralmente, cercando di porvi rimedio e non, come era in uso in Israele, di abbandonarli alla loro sorte, perché ritenuti peccatori che, attraverso il dolore, scontavano i peccati commessi. Questa è la dottrina nuova che Gesù insegna al popolo di Dio.</p>
<p>La seconda lettura è debitrice della mentalità di Paolo che, in alcuni passi della sua predicazione, pone il sacramento del matrimonio nella sua giusta luce. Questa visione ha causato molti equivoci nella teologica cattolica lungo i secoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Meditatio</strong></p>
<p>Ogni cristiano dovrebbe essere profeta tra la gente: preoccuparsi di compiere la volontà del Padre.</p>
<p>Ogni cristiano dovrebbe insegnare con autorità, tramite la testimonianza di servizio e di carità, verso il Signore, povero ed umile, che incontra ogni giorno nel volto dei fratelli che sono in difficoltà materiali e spirituali.</p>
<p>La chiesa, comunità di battezzati, ponendo al centro il povero – com’è scritto nel brano del vangelo propostoci nella liturgia eucaristica di questa domenica – diventa credibile nella sua predicazione. Soltanto così la vita cristiana diventa autorevole e non si riduce a un fatto culturale o ad una ripetizione di tradizioni, che alimentano il folklore, ma non parlano più alle giovani generazioni.</p>
<p>Invece, per quanto riguarda la seconda lettura: il Concilio a riscoperto il matrimonio come la chiamata a sposarsi nel Signore. Questo significa che, anche al donna sposata, perché battezzata deve preoccuparsi delle cose del Signore.</p>
<p>Infatti gli sposi, come coppia, debbono ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio, come ogni cristiano. Dal momento che si è sposi, il Signore chiama la coppia a seguirlo. Allora la vita matrimoniale deve essere vissuta secondo il vangelo (= preoccuparsi delle cose del Signore); la vita genitoriale deve essere vissuta secondo il vangelo (= preoccuparsi delle cose del Signore), perché il matrimonio è la vocazione a servire il Signore, nella chiesa, come sposi e come genitori. Tale vocazione non è seconda a quella del monaco, del frate, del prete.</p>
<p>Buona domenica</p>
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		<title>Adozione &#8211; Ritorno alla mia Africa</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 22:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Per la meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[AVVENIRE &#8211; POPOTUS di Matteo Fraschini Koffi  Habtamu ha comprato una cartina geografica e si è diretto verso Sud. Un po’ a piedi, un po’ in treno, il ragazzino etiope di tredici anni, adottato tempo fa da una famiglia italiana, è partito dal Lago d’Orta, in Piemonte, dove si trovava in vacanza, per inseguire il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/Migrazioni1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5341]"><img class="alignleft size-full wp-image-5349" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/Migrazioni1.jpg" alt="" width="124" height="99" /></a>AVVENIRE &#8211; POPOTUS</em></p>
<p><em>di Matteo Fraschini Koffi </em></p>
<p><span id="more-5341"></span>Habtamu ha comprato una cartina geografica e si è diretto verso Sud. Un po’ a piedi, un po’ in treno, il ragazzino etiope di tredici anni, adottato tempo fa da una famiglia italiana, è partito dal Lago d’Orta, in Piemonte, dove si trovava in vacanza, per inseguire il sogno di rivedere la sua famiglia d’origine in Africa. Ha viaggiato, da solo, per cinque interminabili giorni, soffrendo il freddo, la fame, la paura. Quando l’hanno trovato alla stazione di Napoli non ce la faceva più. Ha raccontato di aver sentito una grande nostalgia della sua terra. Ma quando ha riabbracciato la sua famiglia adottiva, di cui fa parte anche il fratellino, adottato a sua volta, ha detto di amarli tantissimo. E ora, hanno annunciato mamma e papà, in Etiopia ci andranno tutti insieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anch’io, come Habtamu Sacchi, il ragazzino nato in Etiopia e adottato da una famiglia italiana, ho sognato a lungo l’Africa. Anch’io, come lui, ho passato la maggior parte della mia vita provando a rispondere a domande importanti: sono un italiano nero o un africano bianco? Il mio comportamento l’ho preso dalla mia famiglia d’origine o da quella adottiva? La mia casa è nel Nord o nel Sud del mondo? Sono nato in Togo, un piccolo Stato dell’Africa occidentale. I miei genitori di Milano, che a quel tempo vivevano in Togo, avevano deciso di adottarmi e portarmi con loro in Italia quando avevo nove mesi. Sono cresciuto in una famiglia ricca d’amore. Ma non mi bastava. Avevo molti dubbi sulla mia identità: all’inizio li ignoravo, pensando che con il tempo sarebbero volati via. Poi, invece, provai a tenere tutto dentro di me: avevo paura di non essere capito dai miei genitori o dai miei amici. In quel periodo, però, cominciò a crescere nel mio cuore e nella mia testa una confusione che spesso mi faceva arrabbiare. Con me stesso e con gli altri. Sentivo il bisogno di tornare a vedere il mio Paese d’origine, conoscere la gente, gustare il cibo del posto, e provare a vivere una vita diversa da quella a cui ero abituato in Italia. Una vita che non avevo potuto scegliere perché ero piccolo. A ventiquattro anni sono tornato in Togo per capire. E ci sono rimasto. Ora vivo in Africa da sei anni. Abito ad Accra, in Ghana, faccio il giornalista e racconto l’Africa per il nostro giornale, «Avvenire». Appena posso, però, torno in Italia a riabbracciare la mia famiglia e i miei amici. Crescendo ci si accorge di quanto piccolo sia il mondo. Finalmente, dopo alcune esperienze e molti incontri interessanti, sono riuscito a rispondere alle domande che per tanto tempo non mi hanno permesso di vivere in modo sereno. La mia, come quella di moltissime persone, è un’identità sia bianca che nera, del Nord come del Sud. Entrambe le mie famiglie, quella adottiva e quella d’origine, mi hanno regalato qualcosa di prezioso. Leggere libri di varie culture, visitare altri Paesi, e conoscere gente di origini diverse, arricchisce ancora di più la nostra identità. L’importante è non avere paura di comunicare con chi o cosa appare diverso. <a title="Cinque metri quadrati in meno" href="http://famvin.org/it/2012/01/cinque-metri-quadrati-in-meno/">Perché conoscendo persone diverse si scopre che c’è una sola natura umana che accomuna tutti noi, in qualsiasi parte del mondo viviamo.</a></p>
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		<title>Cinque metri quadrati in meno</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia e Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Per la meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa lettera accanto a cinque piante secche è stata trovata tempo fa all&#8217;interno di una casa piccola nella periferia di Verona. Di chi ci abitava dentro nessuna notizia; sembra un senegalese e da quanto risulta non sembra che sia mai tornato in patria, non l&#8217;hanno più visto al lavoro e non ha scritto nessuna altra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/Migrazioni.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5343]"><img class="alignleft size-full wp-image-5344" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/Migrazioni.jpg" alt="" width="124" height="99" /></a>Questa lettera accanto a cinque piante secche è stata trovata tempo fa all&#8217;interno di una casa piccola nella periferia di Verona. Di chi ci abitava dentro nessuna notizia; sembra un senegalese e da quanto risulta non sembra che sia mai tornato in patria, non l&#8217;hanno più visto al lavoro e non ha scritto nessuna altra lettera alla moglie.</em></p>
<p><span id="more-5343"></span>«Ci ho messo cinque anni ad uscire dal nero di un lavoro nero e dal buio di una casa nera, da dividere con altri cinque amici più neri di me, cinque anni in cui non sono potuto tornare a casa, nemmeno quando sei stata così male da aver paura di perderti per sempre, cinque anni a nascondersi dietro tutti e dietro niente, cinque anni per trovare una casa con un po&#8217; di finestre e un lavoro che non avesse un termine, cinque anni per un pezzo di carta con la mia foto e la mia nuova vita sopra, una vita con una scadenza, di anno in anno e di paura in paura.</p>
<p>Con il tempo, poi, ho iniziato a lottare per te, te che mi mancavi come la luce, così tanto che non esistevano più né giorni né notti, ma solo quei pochi, bellissimi istanti in cui potevo telefonarti e avrei voluto insieme alla mia voce arrivare vicino alle tue labbra, che mi parlavano piano e mi chiamavano amore.</p>
<p>Ho aspettato, mese dopo mese, di avere lo stipendio che mi avevano detto fosse necessario, litigando, gridando come un pazzo e rischiando di perdere il posto di la voro, pur di vederlo tutto intero nella mia busta paga.</p>
<p>Ho trovato, poi, una casa e l&#8217;ho sistemata, ordinata e pulita&#8230; pulita tutti i santi giorni, come se il giorno dopo fosse stato il giorno del tuo arrivo e ho piantato, annaffiato e cresciuto cinque piante diverse e strane, ma senza fiori, una per ogni anno in cui ho desiderato vederti, sole dopo sole e luna dopo luna.</p>
<p>Oggi, però, un&#8217;altra volta ancora mi hanno mandato via, senza darmi grandi spiegazioni, senza un sorriso, senza un saluto, di nuovo via, con la mia cartellina gialla e all&#8217;interno il mio amore nascosto dentro un timbro e carte, tante carte, vidimate, tradotte, legalizzate e consumate.</p>
<p>Ho pensato a quanto più di queste carte le nostre centinaia di lettere, che ogni giorno ci mandiamo per raccontarci la nostra vita vissuta a metà, potrebbero spiegare meglio il nostro amore e la nostra storia, lettere che vorrei si potessero incrociare nel ciclo dei loro rispettivi viaggi inversi, facendo abbracciare per un istante le virgole&#8230; almeno loro.</p>
<p>Eppure, prima di questo nuovo appuntamento, avevo buttato giù con delle spallate le porte, avevo alzato i soffitti, spingendo con le braccia, avevo staccato mattonelle con le unghie, distrutto muri con le mani, avevo costruito pareti, mattone dopo mattone, intorno a un piccolo terrazzo, stendendo il cemento con le dita; avevo scavato buche su ogni pavimento, in ogni angolo, sino a farmi uscire il sangue dal cuore, avevo strillato e pianto, così forte da rompere perfino i vetri. E alla fine la mia casa, ricoperta di tue foto e nostri sorrisi abbracciati, non è ancora idonea ad amarti.</p>
<p>Così dicono&#8230; che non sia idonea ad ospitare un&#8217;altra persona, ancora non abbastanza grande per poterti far venire qui e per farmi addormentare e svegliare accanto a te sempre e per sempre, non abbastanza grande per ricongiungermi con te: il mio amore dal quale in realtà non mi sono mai diviso veramente.</p>
<p>Mi viene da ridere, pensando ai loro ripetuti &#8220;no&#8221; rispetto al tempo passato insieme io e te, dividendo tutto, perfino l&#8217;aria da respirare e l&#8217;acqua da bere, dormendo in uno stesso letto e dentro uno stesso sogno.</p>
<p>Mi viene da piangere e mi viene voglia di morire, invece, pensando sempre ai loro ripetuti &#8220;no&#8221; per cinque metri quadrati in meno su un certificato triste, che rico pre di nero i colori della vita di noi due, che abbiamo imparato ad amarci e a vivere in una casa fatta di terra, grande come una marca da bollo su cui mettere un timbro e circondata da piante diverse e strane, ma piene di fiori».</p>
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		<title>Anniversario di Fondazione della Congregazione della Missione di San Vincenzo de Paoli</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie sulla Famiglia Vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualita' vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario cm]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi 25 gennaio ricorre l&#8217;anniversario di fondazione della Congregazione della Missione di San Vincezo de Paoli. La congregazione venne fondata da San Vincenzo de&#8217; Paoli (1581-1660). Di origine contadina, sacerdote dal 1600, nel 1613 divenne precettore dei figli di Filippo Emanuele di Gondi, marchese di Belle-Île e governatore generale delle galere: nel gennaio del 1617, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/CM.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5332]"><img class="alignleft size-full wp-image-5334" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/CM.jpg" alt="" width="100" height="114" /></a>Oggi 25 gennaio ricorre l&#8217;anniversario di fondazione della <a href="http://cmglobal.org">Congregazione della Missione di San Vincezo de Paoli</a>.</em></p>
<p><span id="more-5332"></span>La <a href="http://cmglobal.org">congregazione</a> venne fondata da San Vincenzo de&#8217; Paoli (1581-1660). Di origine contadina, sacerdote dal 1600, nel 1613 divenne precettore dei figli di Filippo Emanuele di Gondi, marchese di Belle-Île e governatore generale delle galere: nel gennaio del 1617, confessando a Gannes un contadino moribondo, si rese conto della miseria morale e materiale della popolazione rurale e, d&#8217;intesa con la marchesa Françoise Marguerite de Silly, decise di consacrarsi interamente ai poveri. Il 25 gennaio 1617, festa della conversione di san Paolo, presso la chiesa di Folleville iniziò la predicazione della sua prima missione al popolo e il 17 aprile 1625 istituì una compagnia, detta dei Preti della Missione, per l&#8217;apostolato rurale.</p>
<p>Nel 1625 la fraternità si stabilì nel collège des Bons Enfants di Parigi, da cui i sacerdoti partivano per predicare, tra la gente di campagna, missioni popolari che potevano durare tra i venti e i sessanta giorni; nel 1632 la casa madre della compagnia venne trasferita nell&#8217;antico priorato di Saint-Lazare, un antico convento e lazzaretto per gli appestati, per cui i membri della società presero a essere chiamati anche Lazzaristi. La compagnia venne approvata dall&#8217;arcivescovo di Parigi il 24 aprile 1626 e da papa Urbano VIII con la bolla Salvatoris Nostri del 12 gennaio 1633; le prime regole, elaborate dal fondatore, vennero pubblicate il 17 maggio 1658.</p>
<p><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/sv_portrait1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5332]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5335" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/sv_portrait1-117x150.jpg" alt="" width="117" height="150" /></a>Vincenzo de&#8217; Paoli non intese creare un ordine, soprattutto per evitare che le attività del coro distogliessero i membri dall&#8217;apostolato attivo: non volle, quindi, che i sodali si vincolassero alla compagnia mediante voti pubblici, ma che pronunciassero solo voti privati di povertà, obbedienza e castità, più un quarto di dedicarsi all&#8217;apostolato tra i poveri e i contadini (voti approvati da papa Alessandro VII il 22 settembre 1655. L&#8217;abito dei Preti della Missione fu molto simile a quello del clero secolare: veste talare, colletto bianco rivoltato all&#8217;esterno, fascia nera ai lombi, corona del rosario al fianco[3].</p>
<p>La società ebbe rapida diffusione e alla morte del fondatore (1660) i Lazzaristi erano già presenti in Francia, Italia, Irlanda, Tunisia, Algeria, Madagascar, Scozia (Ebridi e Orcadi comprese) e in Polonia.</p>
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		<title>I missionari vincenziani di Verona festeggiano il 25 gennaio, con il clero diocesano</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione vincenziana]]></category>
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		<category><![CDATA[Spiritualita' vincenziana]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Verona: del 25 Gennaio 2012 I Confratelli festeggiano l’anniversario della fondazione della Missione con i parroci ed i preti della loro zona pastorale. La nostra piccola comunità di Verona dal 2008 ha adottato la consuetudine di festeggiare l’anniversario della fondazione della Congregazione della Missione insieme al clero della nostra zona pastorale, che fa parte della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/Bontempi_Verona-1.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g5338]"><img class="alignleft size-medium wp-image-5339" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/Bontempi_Verona-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Verona: del 25 Gennaio 2012</p>
<p><em>I Confratelli festeggiano l’anniversario della fondazione della Missione con i parroci ed i preti della loro zona pastorale.</em></p>
<p><span id="more-5338"></span>La nostra piccola comunità di Verona dal 2008 ha adottato la consuetudine di festeggiare l’<a title="Anniversario di Fondazione della Congregazione della Missione di San Vincenzo de Paoli" href="http://famvin.org/it/2012/01/anniversario-di-fondazione-della-congregazione-della-missione-di-san-vincenzo-de-paoli/">anniversario della fondazione della Congregazione della Missione</a> insieme al clero della nostra zona pastorale, che fa parte della vicaria di Verona nord ovest.</p>
<p>Coltivare la comunione e la collaborazione con il clero diocesano è parte del nostro carisma perché, san Vincenzo, per conservare i frutti maturati nelle missioni popolari, aveva compreso che era urgente formare il clero diocesano affinché continuasse quella cura pastorale iniziata nelle parrocchie con le missioni popolari.</p>
<p>Oggi non ci sono più le urgenze che emergevano nella chiesa del tempo di san Vincenzo, ma non viene meno per noi Lazzaristi il dovere di formare il clero. Noi rispondiamo a questa chiamata, rendendoci disponibili per le confessioni dei preti; oppure coadiuvandoli nel portare avanti iniziative nel campo della carità (es. iniziare centri d’ascolto, seguire gruppi caritativi parrocchiali, ecc..), essere disponibili per l’insegnamento nella scuola diocesana di teologia. Ho menzionato alcuni dei servizi che la diocesi scaligera ha chiesto alla nostra comunità.</p>
<p>Infatti, nei mesi di gennaio e febbraio, un confratello è impegnato nella scuola diocesana per l’insegnamento della liturgia; inoltre abbiamo contribuito alla costituzione del nuovo Centro d’Ascolto della nostra zona pastorale, entrato in attività giovedì 19 gennaio u.s., con sede nella parrocchia del Sacro Cuore, in cui, oltre a far parte dell’equipe di servizio, cureremo la formazione spirituale dei volontari.</p>
<p>Alcune comunità parrocchiali hanno chiesto di conoscere il carisma di san Vincenzo e di santa Luisa, perché intenderebbero aprire un Gruppo di Volontariato Vincenziano.</p>
<p>L’assistente cittadino dei GVV, una Volontaria vincenziana e le Figlie della Carità si recano nelle rispettive parrocchie per rispondere a tali richieste, presentando il nostro carisma.</p>
<p>Questo apostolato ci rende molto familiari al clero diocesano, a cui va aggiunto l’apporto che la nostra comunità offre alla pastorale ordinaria nelle comunità parrocchiali di Quinzano e di Avesa.</p>
<p>In questo quadro festeggiare il nostro anniversario con i preti pone in risalto come la nostra comunità sia inserita nella chiesa diocesana.</p>
<p>Quest’anno il 25 gennaio, ci ritroveremo con i parroci, i preti e i diaconi collaboratori delle parrocchie di Quinzano, di Avesa, del Sacro Cuore, di Santa Maria Ausiliatrice, di Santa Maria Maddalena, di Santa Maria Regina e di Parona, con i quali celebreremo, nella chiesa parrocchiale di Avesa, l’Ora Media – tratta dalla Liturgia delle Ore della Famiglia Vincenziana &#8211; e condivideremo il pranzo.</p>
<p>A Verona la diocesi non ci ha affidato la cura pastorale di una parrocchia, per cui le nostre feste le solennizziamo nel limite del possibile. Penso invece come, nelle nostre parrocchie e dove abbiamo chiese aperte al pubblico, saranno belle la celebrazione del 25 gennaio e delle altre feste vincenziane, perché i confratelli possono fare molto di più di quello che possiamo fare noi qui…..occasioni preziose da non vanificare e spero che in nessuna delle nostre parrocchie questo accada…..!!!</p>
<p><em>P. Giorgio Bontempi ed i Confratelli della comunità di Verona.</em></p>
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<p><strong>NDR</strong>: La fotografia mostra la celebrazione dell’Ora Media nella cappella feriale della chiesa parrocchiale di Avesa. In quel momento non sono presenti quattro parroci, che sono giunti al temine della liturgia, perché il 25 gennaio u.s., a Verona ci sono state alcune scosse sismiche che hanno procurato danni in alcune strutture parrocchiali ed i parroci hanno dovuto attendere l’arrivo dei vigili del fuoco, per il dovuto sopraluogo.</p>
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		<title>Madagascar: fallito rientro dell&#8217;ex Presidente Ravalomana</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 22:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno sospeso la propria partecipazione ai lavori del parlamento i deputati sostenitori di Marc Ravalomanana dopo che sabato l’ex presidente di rientro sull’isola dall’esilio in Sudafrica, a bordo di un aereo che sarebbe dovuto atterrare nella capitale malgascia, è stato costretto a tornare indietro. Una decisione che, secondo osservatori e stampa locale, fa vacillare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://famvin.org/it/files/2012/01/Madag-mappa.gif" rel="wp-prettyPhoto[g5329]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5330" src="http://famvin.org/it/files/2012/01/Madag-mappa-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Hanno sospeso la propria partecipazione ai lavori del parlamento i deputati sostenitori di Marc Ravalomanana dopo che sabato l’ex presidente di rientro sull’isola dall’esilio in Sudafrica, a bordo di un aereo che sarebbe dovuto atterrare nella capitale malgascia, è stato costretto a tornare indietro.</p>
<p><span id="more-5329"></span>Una decisione che, secondo osservatori e stampa locale, fa vacillare le già fragili istituzioni di transizione che prevedono una partecipazione inclusiva di tutte le forze politiche al governo e al parlamento. Di fatto la sessione del parlamento di oggi con all’ordine del giorno la legge sulla commissione elettorale potrebbe aprirsi senza i rappresentanti della corrente politica legata a Ravalomanana e all’ex partito al potere ‘Tim’. Le forze dell’ex presidente hanno cinque poltrone nel governo di unità nazionale, che conta 35 ministri, costituito lo scorso novembre. “Solo il suo rientro potrà accontentare i suoi sostenitori” ha detto l’avvocato Hanitra Razafimanantsoa, attuale vice presidente del Consiglio superiore di transizione, l’equivalente del Senato.</p>
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<p>In esilio da tre anni in Sudafrica dopo aver perso la fiducia popolare e il sostegno delle forze armate che lo hanno costretto a rassegnare le dimissioni in favore del rivale, Andry Rajoelina, l’ex presidente sarebbe dovuto rientrare in patria sabato ma lo spazio aereo sopra la capitale Antananarivo è stato chiuso. Qualche mese fa Ravalomanana è stato condannato in contumacia ai lavori forzati a vita per la sua responsabilità nella morte di una trentina di manifestanti nel febbraio 2009, uccisi dalla guardia presidenziale davanti al palazzo di Ambohitsorohitra.</p>
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<p>“Confusione” e “incertezza” sono le parole più diffuse negli articoli pubblicati oggi sulla stampa malgascia che riferisce di versioni contrastanti sul mancato ritorno dell’ex capo di Stato. Fonti a lui vicine sostengono che l’intero spazio aereo malgascio è stato chiuso su ordine dell’aviazione civile, motivo per cui il velivolo dell’Air Link a bordo del quale l’ex presidente viaggiava ha invertito la rotta atterrando a Johannesburg.</p>
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<p>Un comunicato diffuso dalla presidenza e pubblicato stamani sul sito del quotidiano ‘Madagascar Tribune’ fornisce un’altra versione in base alla quale “per motivi di pubblica sicurezza è stato temporaneamente chiuso lo spazio aereo e l’aeroporto internazionale di Ivato mentre le autorità hanno ribadito che Ravalomanana sarebbe stato arrestato in caso di ritorno in patria. (…) Di sua spontanea volontà il commandante del volo Air Link Sa 8252 ha deciso di invertire la rotta su Johannesburg”. Nel comunicato ufficiale, la presidenza annuncia che l’avvio di trattative col governo sudafricano per inviare un aereo speciale a Johannesburg e riportare l’ex presidente che deve essere presentato alla giustizia.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.misna.org">www.misna.org</a></p>
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