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Quarta domenica di Quaresima A LAETARE Di p. Giorgio Bontempi c.m.

Salmo 22;
Efesini 5,8-14;
Giovanni 9,1-41

Nota storica

Questa domenica è detta dominica in laetare (domenica della gioia), perché la sua antifona d’ingresso inizia con le parole seguenti: Rallegrati. Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Essa segna quasi la metà del periodo quaresimale, reca una nota di riposante serenità. In passato tale serenità si manifestava anche fuori della Chiesa con chiassose feste popolari, che la liturgia papale, dopo il secolo X ha incastonato una cerimonia singolare, la benedizione della Rosa d’oro. Da qui l’uso dei paramenti color rosa, oggi facoltativi. Infatti si può usare a scelta il colore rosa, oppure il colore viola.
Della tradizione della Rosa d’oro non se ne conoscono bene le origini. Sembra che a Bisanzio (Costantinopoli, oggi Istambul), nella terza domenica di Quaresima si celebrasse una festa in onore del S. Legno della Croce, a cui si tributava omaggio di fiori. A Roma se ne volle imitare l’esempio, e in questa domenica il Papa si recava alla basilica stazionale di S. Croce, dov’era conservata un’insigne porzione della vera Croce, tenendo in mano una rosa d’oro, profumata di musco, in segno della passione e risurrezione del Signore, con la quale intendeva rendere alla reliquia della croce lo stesso omaggio che la maddalena aveva tributato ai piedi di Gesù nella cena di Betania.

Lectio

L’unzione del re in Israele era di un’importanza fondamentale, perché egli era l’intermediario tra il popolo e Dio. Il potere del re era illimitato, solo i profeti potevano contestarlo, ma a rischio della vita.
Si comprende molto bene l’atteggiamento di Giacobbe, di fronte a Samuele che era venuto per ungere uno dei suoi figli re d’Israele, al posto di Saul.
È anche da tenere presente che nel popolo santo di Dio, donne e bambini non erano ritenuti persone.
Il collegamento con questo brano e il vangelo è chiarissimo: Davide non è presentato a Samuele da Jesse, perché ritenuto indegno, causa la giovane età, per essere unto re. Il cieco era ritenuto un grande peccatore, a causa della sua disgrazia: sei cieco quindi hai peccato. Sei nato cieco, quindi sconti un peccato commesso all’interno della tua famiglia. Tutti e due: Davide e il cieco non erano ritenuti degni di essere posti al cospetto di Dio.
La logica di Dio però è completamente diversa: gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi!

Il brano del cieco nato ci porta anche a riflettere sul cammino battesimale. La prima generazione cristiana (33 – 120 d.C.) usava chiamare il battesimo illuminazione. Infatti il battezzato era anche denominato uomo nuovo, colui che passa dalle tenebre, immersione nell’acqua del fonte battesimale, all’emersione in cui accetta d’impostare la propria vita alla luce del vangelo, accettando di essere parte della Chiesa. Il procedimento che Gesù compie per portare il cieco nato ad essere un vedente, potrebbe essere visto come il cammino pre battesimale che coloro che si preparavano al battesimo (catecumeni) dovevano compiere.

Meditatio

La prima lettura e il brano evangelico ci offrono molti spunti di riflessione. Ci fermeremo solo su alcuni, che ho ritenuto più importanti.
Come chiesa italiana stiamo attraversando un lungo periodo, in cui si constata la grande fatica che si compie per l’evangelizzazione della nostra società che possiamo ancora definire benestante. Per questo, a causa delle molte frustrazioni, ammesse e non ammesse ma esistenti, che si constatano, più o meno, nella varie chiese locali, ci sono i luoghi comuni tipo: quando si era più poveri c’era più fede ecc…Come dire che il Signore vuole che le persone stiano male, per credere in lui. Se Dio fosse così, allora sarebbe meglio essere atei, perché sarebbe una divinità crudele: crea le cose e poi non vuole che l’uomo le usi per vivere meglio. Attenzione a esprimere questi concetti con i ragazzi ed i giovani. Per smontare questi luoghi comuni: i nostri padri hanno combattuto due guerre mondiali; erano nelle piazze ad applaudire Hitler, Mussolini e Stalin. Hanno accettato le leggi razziali. Dov’erano le masse cattoliche? Certo tanti cristiani hanno pagato con la vita, con la solitudine e la persecuzione: penso agli Scout cattolici, all’Azione Cattolica, a preti come don Primo Mazzolari ecc…come don Minzoni, al mio confratello P. Giuseppe Morosini C.M., torturato in via Tasso e fucilato a forte Bravetta.e altri preti e laici che, per la loro fede sono stati uccisi.
Ma dov’erano le masse? Dov’era la maggioranza del clero e dei vescovi? Dov’erano quelle persone cosiddette prudenti? Erano ad applaudire i dittatori!! Oppure a tacere, mentre la gente moriva in via Tasso a Roma o in altri luoghi dove le SS torturavano senza misericordia. In questo cammino la nostra Chiesa è divisa come lo era quella che visse il secondo conflitto mondiale: ci sono quelli che si sarebbero accontentati di ungere come re il figlio maggiore di Jesse, così non si creavano problemi. I pavidi, gli opportunisti, quelli che non si sarebbero esposti e non si esporranno mai, quelli che tradiscono i fratelli pur di salire sul palco come prime donne e quelli che agiscono come il profeta e si chiedono: che cosa vuole il Signore che io faccia? E a costo di rimetterci il posto e la reputazione chiedono a Jesse: “sono qui tutti i giovani?”. Anche Jesse dopo essersi accorto di avere sbagliato, si attiene al volere di Samuele. Egli non si atteggia a commediante come coloro che fingono di far credere agli altri di avere sbagliato ma, quando gli si chiede di pentirsi e di ritornare sui loro passi, mostrano il loro vero volto e, come Ponzio Pilato, condannano Gesù, che in questo caso potrebbe essere raffigurato dalle persone più impegnate in una comunità parrocchiale, a cui costoro interrompono un percorso teso a edificare la Chiesa formata da pietre vive; oppure per esercitare un concetto di autorità che non è autorevolezza, ma è l’autorità di scribi e farisei, che abbandona il cieco nato nelle tenebre.
Un’autorità a cui sta bene che i sacramenti siano celebrati come fatto culturale, in cui la vera liturgia si celebra al ristorante dove tutti partecipano, perché in chiesa si pongono in atto parole e gesti che non hanno nulla a che fare con la vita, per questo debbono essere fatti nel minor tempo possibile, privatamente e in un’ora che non turbi né gli impegni, né il pranzo che è la cosa più importante. (cfr. Battesimi e Matrimoni). Tra poco si celebreranno le prime comunioni e le cresime. Se queste si svolgeranno secondo i criteri che ho citato, saranno caratterizzate da un chiacchiericcio ininterrotto e da una sottile confusione causata da una celebrazione mal preparata.
Conclusione: i comunicandi percepiranno una festa, ma non il suo vero significato, per i cresimandi sarà il foglio di via dalla vita cristiana.
Riusciremo a cambiare questi modi di vivere perché lo Spirito Santo, che guida la Chiesa e la conduce, e ci sta facendo attraversare il deserto dove, al suo termine ci sarà la terra promessa. L’importante è seguire la linea del profeta Samuele, avere l’umiltà e l’intelligenza dell’umile che ebbero Jesse ed il cieco nato e non la gelosia del mediocre. Così, anche oggi, nella Chiesa, diverremo per altri punti di riferimento e sapremo cogliere a nostra volta chi per noi è punto di riferimento, cioè quali sono le persone che lo Spirito Santo ci pone innanzi perché ci guidino sul cammino del vangelo: fratelli che servono la Chiesa secondo la chiamata ricevuta dal Signore, come vescovi, preti, diaconi, catechisti ecc…
Per questo, ogni giorno, come il cieco chiederemo al Signore la luce: vedere il Signore nelle vicende buone e tristi della vita. La luce di Cristo non ci farà soccombere sotto il cattivo esempio del cattolico mediocre, del catechista mediocre, del prete e del vescovo mediocre, ma questo ci servirà per andare avanti sempre seguendo Cristo luce del mondo, per cercare di essere coerenti con le promesse battesimali.

Buona domenica.

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