Domenica di Pentecoste – Solennità, di p. Giorgio Bontempi c.m.

da | Mag 30, 2016 | La Parola per la Chiesa | 0 commenti

Atti 2,1-11;
Salmo 103;
Romani 8,8-17;
Giovanni 14,15-16.23-26

Cenni storici sulla festa di Pentecoste

Pentecoste dal greco pentecosté eméra = cinquantesimo giorno. Era la festa agricola della mietitura, che presso gli ebrei si celebrava cinquanta giorni dopo la pasqua. In seguito vi si aggiunse la memoria della promulgazione della legge che Dio consegnò a Mosè sul monte Sinai (= legge sinaitica).
In ambiente cristiano diventa il momento conclusivo delle feste pasquali.

Lectio

Il noto brano, tratto dagli Atti degli Apostoli e propostoci come prima lettura in questa solennità, intende dimostrare come, grazie all’intervento dello Spirito Santo, la predicazione della Chiesa giunge in tutti i paesi dell’Impero romano, che erano bagnati dal mare mediterraneo.
Inoltre, l’autore del libro degli Atti degli Apostoli sottolinea come, ogni persona comprendesse il messaggio nella propria lingua natia, questo significa che la prima comunità cristiana, sull’esempio dell’apostolo Paolo, si era organizzata affinché la predicazione del vangelo, rivolta ai vari popoli, tenesse conto della cultura di questi ultimi.
L’evangelizzazione, infatti, dal mondo ebraico passerà a quello greco. Gli ebrei con il termine greco indicavano coloro che non appartenevano ad Israele.
Il mondo greco accoglierà il vangelo, il mondo ebraico lo rifiuterà.

Meditatio

Il compito della comunità cristiana è quello di evangelizzare tutti i popoli della terra. Per assolvere a questa missione, la Chiesa deve, in primo luogo, ascoltare la voce dello Spirito Santo. Con il termine chiesa si indica il popolo santo di Dio, che comprende i battezzati, che hanno accolto i documenti promulgati dal Concilio Vaticano II ed i cattolici che ritengono valida l’elezione al soglio pontificio di papa Francesco e quindi lo riconoscono unico Sommo Pontefice, perché nella chiesa c’è un solo Sommo Pontefice. Il termine papa emerito è un ibrido, perché, come ho già scritto altre volte, Benedetto XV non esiste più egli, dopo le dimissioni, è tornato ad essere S. Eminenza Rev.ma il card. Joseph Ratzinger.
Ebbene, la chiesa dopo aver ascoltato la voce dello Spirito Santo deve inculturare il vangelo nelle varie tradizioni e linguaggi dei popoli e questo è il problema più difficile da risolvere. Infatti, come chiesa occidentale, non abbiamo ancora trovato un metodo, per evangelizzare la nostra società ricca. È quindi molto importante ascoltare attentamente la voce dello Spirito Santo e non cadere nell’imbroglio di coloro che cercano di far segnare il passo alla Chiesa. Di coloro che sono preoccupati di ripetere le cose: liturgia, carità, catechesi ecc…ma non si preoccupano della qualità della liturgia, della carità e della catechesi: l’importante è fare!
Infatti se vogliamo renderci conto della situazione in cui vive una parrocchia o una comunità religiosa, basta partecipare ad una celebrazione liturgica: eucaristia o liturgia delle ore (lodi o vespri) ed è difficile sbagliare. Se le celebrazioni sono sciatte e ripetitive, anche la comunità sarà così: ferma, statica, ripetitiva. Dicendo con il vangelo: sale che non sala. Si sarà di fronte ad una realtà inutile all’interno della chiesa, anzi, purtroppo una realtà che produce danno, perché si ignora l’ascolto dello Spirito. Naturalmente pensiamo al contrario: che bello quando ci si trova in realtà ecclesiali in cui la voce dello Spirito è accolta: anche il minimo gesto, le azioni quotidiane (colazione, pranzo, cena, lo stare insieme) riflettono questo ascolto: l’attenzione alle persone, specialmente quelle malate, anziane diremmo gli ultimi del vangelo; l’attenzione al cibo, nel servizio, l’attenzione e l’ascolto di tutti ecc…ogni cura rifletterà la presenza dello Spirito, ma…..dove non si è in questa sintonia ci sarà divisione, parzialità, forza, angherie, menzogna, ecc…ed in questo clima l’ultimo ed il povero, come Cristo nella sua passione, dovrà subire, ma guai a coloro che ne sono responsabili direbbe il vangelo di Giovanni, sarebbe meglio che non fossero mai nati. Noi sappiamo che il Padre avrà misericordia anche di loro, certo però, quando si troveranno di fronte al Padre, non vorrei essere nei loro panni, perché, quando si sentiranno dire: avevo fame e non mi hai dato….., avevo sete e non mi hai dato….ecc…
Auguriamoci di essere attenti uditori della voce dello Spirito Santo.
Buona Pentecoste.

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